Letteratura abilista: una questione di stereotipi

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Giulia Catricala
Giulia Catricala
Letteratura abilista: una questione di stereotipi

Link to I personaggi disabili vengono presentati come super-umani o, al contrario, tragicamente irrisolti, due estremi che hanno ben poco di stimolante e sovversivo.I personaggi disabili vengono presentati come super-umani o, al contrario, tragicamente irrisolti, due estremi che hanno ben poco di stimolante e sovversivo.

“Noi siamo qua contro un autore”. Diversamente dai sei personaggi pirandelliani, quelli di cui parleremo oggi vorrebbero a tutti costi restare incompiuti, o meglio, essere liberati. Uno straniante paradosso- infatti- abita le pagine di numerosi celebri romanzi: quando la letteratura vuole scardinare stereotipi e cliché, spesso li rafforza, sublimando l’ovvio nel vinilico.

Il disabile che riesce a emergere dalla solita etichetta e incarna un personaggio forte, coraggioso e determinato, finisce ugualmente ridotto a simbolo, proprio mentre si vorrebbe restituirlo alla carne. Basti pensare al protagonista di Moby Dick e al suo inquietante desiderio di vendetta contro l’animale che lo ha mutilato. Persino l’amante operaio di Lady Chatterley, che avrebbe dovuto incarnare una fisicitá sovversiva, libera dalle ipocrisie, è finito sotto processo per abilismo. 

La letteratura infatti vive nel giro dei suoi fantasmi: li espone, li ricama, li elegge. La trama del romanzo-scandalo di David Herbert Lawrence la conosciamo, basterà dire che a far storcere il naso sono stati i paragoni grotteschi fra il corpo paralitico del marito (definito addirittura “a hurt thing”-“una cosa ferita”) e il fisico sano e forte dell’amante di Lady Chatterley. 

Anacronismo? Qui rispondiamo: basta che se ne parli. Occupandomi frequentemente di questi temi ho notato che la maggior parte delle persone non ha un’idea nitida di cosa sia l’abilismo. L’abilismo è la sistemica discriminazione nei confronti delle persone con disabilità. È una lente distorta attraverso cui la società guarda i corpi, le menti e le vite che si discostano da un’idea normativa di “funzionalità”. Non è fatto solo di atteggiamenti espliciti, come spesso si pensa, ma si annida nei linguaggi, nel sospetto, negli sguardi giudicanti, nei modi in cui raccontiamo il mondo e chi lo abita. E soprattutto nella letteratura.

Così il romanzo spesso tradisce la sua ambizione. I personaggi disabili vengono presentati come super-umani, o -al contrario- tragicamente irrisolti. Due estremi che servono a soddisfare chi legge, ma hanno ben poco di stimolante. 

Spesso si rischia di creare esempi di motivazione, venendo meno l’esigenza di una narrazione specifica e irriducibile. Da un lato, infatti, manca uno sguardo autenticamente interno: le persone disabili sono ancora troppo poco rappresentate tra chi scrive, dirige, critica e recensisce. Dall’altro, interviene una fatica strutturale della lingua, che inciampa nel tranello del topos.

 L’amante di Lady Chatterley può essere considerato un libro abilista? In verità non importa tanto rispondere, ma piuttosto tenere a mente che la letteratura è un’officina di senso e complessità, e che questo impegno deve valere anche per i personaggi con disabilità.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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