L’Europa alla prova della guerra dei dazi: come rispondere alla sfida di Trump, le mosse che non si possono sbagliare

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Guido Talarico
Guido Talarico
L’Europa alla prova della guerra dei dazi: come rispondere alla sfida di Trump, le mosse che non si possono sbagliare

Link to La Commissione Europea ha bollato le mosse americane come «un atto di autolesionismo economico» e si prepara a una risposta che sia ferma ma calibrata, nel tentativo di contenere i danni senza compromettere definitivamente i rapporti con l’alleato storicoLa Commissione Europea ha bollato le mosse americane come «un atto di autolesionismo economico» e si prepara a una risposta che sia ferma ma calibrata, nel tentativo di contenere i danni senza compromettere definitivamente i rapporti con l’alleato storico

di Guido Talarico

E' il momento di scomodare Sigmund freud: "Nell’impossibilità di poterci veder chiaro, almeno vediamo chiaramente le oscurità". In questa settimana le "oscurità" ce le hanno chiaramente indicate le borse globali che hanno tutte perso come ai tempi del Covid. Un tonfo clamoroso che indica con indiscutibile chiarezza come i mercati valutino la guerra tariffaria voluta da Donald Trump. Nel mirino del Presidente degli Stati Uniti sono finiti decine di paese, qualcuno solo abitato da pinguini. Vediamo un pò più nel dettaglio come sono andate le cose e come l'Europa potrà reagire. Alla Cina è toccato subire un incremento dei dazi pari 34% sulle importazioni mentre su quelle provenienti dall’Unione Europea si è aggiunto un ulteriore 20%.  Un'offensiva commerciale, dagli esiti potenzialmente catastrofici, lanciata dal giardino delle rose della Casa Bianca,  in quella che è stata definita “la Giornata della Liberazione”, non a caso infatti destinata secondo Trump a essere «ricordata per sempre come il giorno in cui l’industria americana è rinata, il giorno in cui l’America ha ripreso in mano il proprio destino».

A Bruxelles, come in molti altri paesi colpiti da questa follia, non sono rimasti a guardare. La Commissione Europea ha bollato le mosse americane come «un atto di autolesionismo economico» e si prepara a una risposta che sia ferma ma calibrata, nel tentativo di contenere i danni senza compromettere definitivamente i rapporti con l’alleato storico. Le nuove misure si aggiungono ai dazi del 25% già in vigore su acciaio e alluminio europei e ai provvedimenti sul settore automotive. Finora le contromisure europee sono state in gran parte simboliche — vedi le imposte su prodotti emblematici come le moto Harley Davidson o i jeans — ma oggi l’UE è chiamata a colpire settori più strategici.

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Nel ventaglio degli strumenti a disposizione, spicca l’Anti-Coercion Instrument (ACI), un meccanismo creato nel 2023 in risposta alle ritorsioni cinesi contro la Lituania. L’ACI, definito da molti come la “bazooka commerciale” dell’Europa, consente misure drastiche qualora venga riconosciuta una forma di coercizione economica da parte di un Paese terzo. E molti, a Bruxelles, cominciano a pensare che la strategia di Trump rientri in questa definizione.

L’ACI permetterebbe all’Unione di revocare brevetti statunitensi, limitare le operazioni delle banche USA in Europa o persino impedire a servizi come Starlink di accedere a contratti pubblici. Non è esclusa neppure la possibilità di colpire personalità vicine a Trump, tra cui lo stesso Elon Musk.

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Oltre al fronte commerciale, la battaglia potrebbe estendersi anche al terreno normativo. L’UE potrebbe infatti sfruttare i margini offerti dal Digital Services Act (DSA) e dal Digital Markets Act (DMA) per infliggere sanzioni pesanti ai giganti tecnologici statunitensi.

Secondo alcune ipotesi, si starebbe valutando il blocco della pubblicità sulla piattaforma X di Elon Musk, il divieto di abbonamenti a pagamento e perfino l’esclusione di X dai canali informativi delle pubbliche amministrazioni europee. L’indagine in corso sul ruolo del social di Musk nella diffusione di contenuti di estrema destra durante le elezioni europee potrebbe fornire un appiglio legale per procedere.

Trump e i suoi sostenitori, da parte loro, hanno spesso accusato normative come il DMA e il DSA di essere in realtà "dazi camuffati" contro le aziende americane, a causa dei pesanti costi che comportano.

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Un ulteriore fronte di possibile risposta riguarda il settore dei servizi, dove gli Stati Uniti mantengono un avanzo commerciale significativo, pari a 109 miliardi di euro nel 2023. Colpire servizi digitali, come cloud storage o aggiornamenti di sistema offerti da Apple o Google, potrebbe rappresentare una mossa ad alto impatto. Tuttavia, ogni misura deve passare attraverso una maggioranza qualificata degli Stati membri, un ostacolo non banale. La Francia, ad esempio, ha chiesto di sospendere i dazi sul bourbon americano per evitare possibili ritorsioni sul vino europeo.

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La posta in gioco è alta. L’avanzo europeo nel commercio di beni con gli USA — 157 miliardi di euro nel 2023 — rende l’UE un bersaglio privilegiato delle politiche protezioniste americane. Ma le ripercussioni di una guerra commerciale potrebbero ritorcersi anche contro i cittadini europei. Economisti e analisti avvertono: colpire duramente le aziende americane, soprattutto nel settore tech, potrebbe scatenare un’escalation dalle conseguenze imprevedibili. La sfida per Bruxelles è tutta lì: dimostrare fermezza, senza farsi male da sola. Nel frattempo, l’Europa si trova di fronte a un bivio: difendere il proprio modello economico e regolatorio o tentare una difficile mediazione con una Casa Bianca sempre più aggressiva. Qualunque sarà la scelta, il messaggio di Trump è chiaro: il protezionismo è tornato al centro della scena. E l’Europa non può permettersi di ignorarlo. Vedremo nelle prossime settimane se e come usciremo da questo tunnel che si preannuncia mefitico

 

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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