L'Italia si svuota e non vota: la doppia emergenza che il Paese finge di non vedere. Ecco perchè il referendum e' importante

di

Guido Talarico
Guido Talarico
L'Italia si svuota e non vota: la doppia emergenza che il Paese finge di non vedere. Ecco perchè il referendum e' importante

Link to mattarella 7 ottobre

Link to Denatalità strutturale e crollo della partecipazione elettorale sono due facce della stessa crisi: meno italiani, meno votanti, meno legittimazione democratica. Servono flussi migratori governati e una rinascita della coscienza civile. Per questo il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo è un banco di prova decisivoDenatalità strutturale e crollo della partecipazione elettorale sono due facce della stessa crisi: meno italiani, meno votanti, meno legittimazione democratica. Servono flussi migratori governati e una rinascita della coscienza civile. Per questo il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo è un banco di prova decisivo

di Guido Talarico

Partendo dalla fine potremmo dire che andare a votare per il prossimo referendum è molto importante. Bisogna farlo per dei rischi che gli italiani hanno sotto gli occhi ma che sembrano non vedere: il Paese si sta restringendo. I nati diminuiscono, la fecondità è ai minimi storici, la popolazione cala in modo strutturale da oltre un decennio. E mentre la demografia si assottiglia, anche la partecipazione democratica si contrae: alle ultime politiche ha votato meno di due terzi degli aventi diritto. Due curve che scendono insieme – popolazione e votanti – e che delineano una crisi più profonda di quanto il dibattito pubblico voglia ammettere. Rischi gravi sui quali si sono più volte pronunciati sia il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che la Premier Giorgia Meloni.

La denatalità non è un episodio congiunturale, ma un processo consolidato. Ogni anno nascono meno bambini di quanti italiani muoiano; il saldo naturale è ampiamente negativo. La platea delle donne in età fertile si è ridotta drasticamente rispetto agli anni Novanta. Anche se domani la fecondità risalisse, la base demografica resterebbe comunque più stretta. È una questione strutturale: meno giovani, più anziani, più pressione su pensioni e sanità, meno forza lavoro. La tenuta economica e sociale del Paese è direttamente coinvolta.

A questa fragilità demografica si somma una fragilità civica. Tra il 2018 e il 2022 milioni di elettori hanno scelto di non votare. Non si tratta solo di un dato tecnico, ma di una trasformazione culturale: cresce l’idea che il voto sia inutile, che le decisioni si prendano altrove, che la politica non incida sulla vita reale. È una sfiducia che erode la legittimazione delle istituzioni. Quando una maggioranza governa con il consenso effettivo di una minoranza del corpo elettorale, il problema non è aritmetico: è democratico.

Questi due fenomeni non sono separati. Un Paese che invecchia e si riduce tende a chiudersi, a diventare più timoroso, meno propenso all’investimento nel futuro. Un Paese che vota meno tende a delegare, a rinunciare alla responsabilità collettiva. Demografia e partecipazione sono due indicatori della stessa energia nazionale. Se calano entrambe, significa che l’Italia sta smarrendo la fiducia in se stessa.

Le soluzioni non sono misteriose. Sul piano demografico, è illusorio pensare che la sola politica familiare possa invertire in pochi anni una tendenza consolidata. Gli incentivi alla natalità sono necessari, ma non sufficienti. Serve una strategia di medio periodo che includa flussi migratori controllati, selezionati e integrati, capaci di compensare la carenza di forza lavoro e di riequilibrare l’età media della popolazione. Non è un cedimento ideologico, ma una scelta pragmatica: quasi tutte le economie avanzate che reggono la competizione globale hanno saputo governare l’immigrazione, non subirla.

Naturalmente “controllati” significa regole chiare, percorsi di integrazione, formazione linguistica e professionale, riconoscimento dei diritti e dei doveri. Significa trasformare l’immigrazione in una politica pubblica e non in una emergenza permanente. Senza nuovi ingressi, l’Italia rischia di entrare in una spirale di contrazione economica e fiscale difficilmente reversibile.

Sul piano civico, la risposta non è meno complessa. Non basta invocare il senso del dovere. Occorre investire nella formazione culturale e nella consapevolezza democratica: scuola, università, informazione di qualità, spazi pubblici di confronto. Una cittadinanza informata è una cittadinanza che partecipa. Il voto non è solo un diritto: è l’atto minimo con cui si riconosce l’appartenenza a una comunità politica. Se milioni di italiani rinunciano a votare, la democrazia si svuota dall’interno.

Recuperare partecipazione significa anche rendere le scelte comprensibili e concrete. Quando le riforme toccano la vita quotidiana – giustizia, lavoro, servizi – il coinvolgimento può tornare a crescere. Ma questo richiede una responsabilità condivisa: della politica, che deve parlare un linguaggio chiaro e assumersi decisioni; e dei cittadini, che devono uscire dall’inerzia.

Per questo il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo non è un appuntamento qualsiasi. È una prova di maturità democratica. Al di là delle posizioni nel merito, andare a votare significa riaffermare che le istituzioni non sono entità astratte, ma strumenti nelle mani dei cittadini. In un Paese che perde abitanti e perde votanti, ogni scheda inserita nell’urna è un segnale opposto alla rassegnazione.

L’Italia non può permettersi di ridursi in silenzio. Non può accettare che la denatalità diventi destino e l’astensione abitudine. Governare i flussi migratori per rafforzare il tessuto demografico e ricostruire una coscienza civile che riporti gli italiani alle urne sono due facce della stessa strategia: ridare energia al Paese. Il primo passo è semplice, concreto, immediato. Il 22 e 23 marzo si vota. E votare, oggi, è già un atto di responsabilità verso il futuro.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News

"Stiamo lavorando al nuovo sito web, ci scusiamo per qualche disagio eventuale per le prossime ore"