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Link to L’unica strada possibile a noi rimasta è che l’Europa, pressata da questa emergenza, trovi la forza di presentarsi unita ai prossimi appuntamenti e di varare quelle riforme che portino a difesa, fisco e debito comuneL’unica strada possibile a noi rimasta è che l’Europa, pressata da questa emergenza, trovi la forza di presentarsi unita ai prossimi appuntamenti e di varare quelle riforme che portino a difesa, fisco e debito comune
di Guido Talarico
Quello che è successo ieri alla Casa Bianca entrerà nella storia come l’episodio che segna la fine della diplomazia. Almeno nell’accezione che abbiamo concepito fin qui. La fine della diplomazia e anche la fine delle relazioni atlantiche per come sono state concepite finora dalla fine della seconda guerra mondiale. La tracotanza con la quale Donald Trump e il suo vice J.D. Vance hanno trattato Volodymyr Zelensky segna infatti un punto di svolta negativo nelle relazioni internazionali, con implicazioni significative per gli Stati Uniti e l’Ucraina e soprattutto per l'Europa, che sembra, per la gioia di Vladimir Putin, il vero target anche di Washington. Il cambiamento della posizione rispetto al conflitto in Ucraina che, nell’incontro di ieri ha avuto una drammatica rappresentazione plastica, cambia completamente gli scenari e appunto decreta nei fatti la fine di quella relazione speciale che ha legato Usa e Europa per quasi un secolo.
Trump, con logiche del tutto mercantili, si colloca ora in una posizione intermedia tra Zelensky e Putin, cercando di concludere un accordo di pace per chiudere rapidamente il conflitto. Tuttavia, il suo approccio, come si è visto ieri, punta ad escludere l'Ucraina e la stessa Europa dai negoziati. Questo evidentemente mette Zelensky in una situazione di crescente difficoltà, con la possibilità che l’Ucraina debba affrontare una pressione internazionale senza precedenti.
In questo contesto, come dicevamo, l'Europa si trova di fronte ad una sfida senza precedenti. Pur esprimendo la volontà di continuare a sostenere l’Ucraina, i paesi europei si trovano incapaci di sostituire il ruolo degli Stati Uniti, il cui impegno nella regione è da sempre stato determinante. Se l’Europa dovesse affrontare una spaccatura con Washington, i leader europei dovranno dunque fare i conti con una ridefinizione degli equilibri geopolitici globali e una ridistribuzione non banale dei costi.
Dal canto suo Putin da questa nuova configurazione degli equilibri passerebbe da una posizione di svantaggio ad una di chiaro vantaggio, il tutto grazie all’amico Trump, che evidentemente non ha neppure dimenticato il “tradimento” di Zelensky quando alle precedenti presidenziali gli chiese, senza soddisfazione, prove contro Joe Biden. L'approccio di Trump, che mira a ridurre l'influenza dell'Europa e a perseguire un'intesa diretta con Mosca, si allinea dunque con gli interessi russi di lungo periodo, che vedono la divisione dell'Europa come un obiettivo strategico.
L'Europa si schiera con l’Ucraina: una risposta compatta
I primi segnali che arrivano dalle capitali europee dopo la clamorosa rottura di ieri tra Trump e Zelensky, sono per ora orientati alla fermezza, con una riaffermazione del sostegno a Kiev. I principali leader istituzionali dell'Unione Europea hanno infatti pubblicato un messaggio congiunto su X (ex Twitter), in cui hanno espresso il loro pieno appoggio al presidente ucraino. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel hanno sottolineato la solidarietà dell’Unione, affermando che la dignità del popolo ucraino è un simbolo del suo coraggio e ribadendo l’impegno a lavorare per una pace giusta e duratura.
Il presidente del Consiglio europeo, Costa, ha anche avuto una conversazione telefonica con Zelensky per ribadire l’impegno dell’Unione a sostenere l’Ucraina. Parallelamente, il presidente francese Emmanuel Macron e il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg hanno espresso il loro sostegno, con Macron che ha confermato la necessità di continuare a combattere contro l'aggressione russa e ha aperto la discussione sull'idea di un "ombrello nucleare" francese come ulteriore misura di deterrenza. E su questa direzione si sono espressi tutti i leader europei.
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Questa reazione è certamente un buon segno, ma è difficile che vada a cambiare l’atteggiamento bullesco di Trump e Vance. Vedremo nei prossimi giorni, quando i leader europei saranno chiamati a discutere le misure future in numerosi vertici internazionali, tra cui un incontro straordinario del Consiglio europeo e un summit a Londra organizzato dal primo ministro britannico Keir Starmer. L'Unione Europea in queste sedi cercherà di definire una posizione comune riguardo alle garanzie di sicurezza per l'Ucraina e a come rafforzare la difesa europea.
Tuttavia, la situazione rimane a dir poco complessa, con alcuni paesi come Ungheria e Slovacchia che continuano a mantenere posizioni filorusse. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha elogiato la proposta di Trump per una pace rapida, definendola “coraggiosa”. Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, invece, si è resa proattiva chiedendo un incontro urgente tra gli Stati Uniti, i leader europei e gli alleati per discutere le nuove dinamiche geopolitiche. Un modo per mantenere il dialogo aperto.Insomma, le prossime saranno settimane decisive dove ad essere in discussione non è soltanto il futuro dell’Ucraina ma l’intero scacchiere diplomatico internazionale. La novità è che non si gioca più con i vecchi alleati e con le consuete regole della democrazia ma, come ha ricordato anche ieri Trump con il suo solito basico e sfrontato eloquio, si gioca con le carte della forza militare ed economica. E dunque diciamolo: questa è una sfida di sopravvivenza. E’ la sfida più grande che l’Europa si trova a dover disputare dalla fine della seconda guerra mondiale.
L'Unione Europea si prepara così ad affrontare una nuova fase del conflitto, cercando di mantenere l'unità interna e di continuare a supportare l'Ucraina in un momento cruciale per il futuro del continente e per la stabilità internazionale. Uno slogan del 68 diceva: “Contro i sensi vietati, le strade del possibile”. L’unica strada possibile a noi rimasta è che l’Europa, pressata da questa emergenza, trovi la forza di presentarsi unita ai prossimi appuntamenti e di varare quelle riforme che portino a difesa, fisco e debito comune.
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