Manovra pensioni, stretta su uscita anticipata e riscatto laurea: cresce il ruolo dei fondi

di

Carlo Longo
Manovra pensioni, stretta su uscita anticipata e riscatto laurea: cresce il ruolo dei fondi

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Le modifiche alla manovra depositate dal governo intervengono in modo significativo sul sistema pensionistico. Da un lato vengono introdotte misure che rendono pensionipiù distante l’accesso alla pensione anticipata, dall’altro si rafforza il ruolo della previdenza complementare, in linea con l’obiettivo dell’esecutivo di convogliare maggiori risorse dei fondi pensione verso l’economia nazionale.

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Uno dei punti più discussi riguarda il riscatto degli anni di studio. A partire dal 2031, per chi maturerà i requisiti contributivi per la pensione anticipata, il riscatto continuerà a incidere sull’importo dell’assegno ma conterà progressivamente meno nel calcolo dell’anzianità contributiva. La penalizzazione sarà graduale: inizierà con una riduzione di sei mesi e aumenterà di anno in anno fino a raggiungere i trenta mesi nel 2035. Restano esclusi coloro che hanno già intrapreso percorsi di uscita attraverso strumenti come fondi di solidarietà, isopensione o contratti di espansione. La presidente del Consiglio ha precisato che la norma verrà corretta per evitare qualsiasi effetto retroattivo.

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L’intervento ha suscitato forti critiche dalle opposizioni e dai sindacati, che parlano di una misura adottata senza confronto. Sul fronte della maggioranza, il senatore leghista Claudio Borghi ha annunciato un emendamento correttivo per eliminare le norme contestate su finestre pensionistiche e riscatto della laurea, sostituendole con una diversa copertura finanziaria. Secondo Borghi, non esiste alcuna volontà di innalzare l’età pensionabile e le disposizioni inserite rappresenterebbero soltanto clausole di salvaguardia da monitorare nel tempo.

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Un altro intervento riguarda le cosiddette finestre mobili, cioè il periodo che separa il raggiungimento dei requisiti dalla decorrenza effettiva della pensione. L’attuale attesa di tre mesi viene progressivamente allungata: quattro mesi nel biennio 2032-2033, cinque nel 2034 e sei a partire dal 2035. Secondo le stime tecniche, questa modifica garantirebbe risparmi complessivi superiori ai tre miliardi di euro. I sindacati denunciano un ulteriore irrigidimento del sistema, che sommato all’adeguamento alla speranza di vita porterebbe a un accesso sempre più tardivo alla pensione anticipata.

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Accanto alle strette sull’uscita dal lavoro, la manovra rafforza la previdenza complementare. Dal prossimo luglio, i nuovi assunti del settore privato saranno iscritti automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto di riferimento, salvo rinuncia esplicita entro sessanta giorni. L’obiettivo è aumentare in modo significativo le adesioni, sfruttando il meccanismo del silenzio-assenso. Le stime indicano una crescita media di circa centomila nuove adesioni all’anno grazie a questa modalità.

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Un’ulteriore modifica amplia la platea delle aziende obbligate a versare il Tfr al fondo Inps. L’obbligo scatterà anche per le imprese che superano la soglia dei cinquanta dipendenti dopo il primo anno di attività. La misura coinvolge circa due milioni e mezzo di lavoratori e punta a rendere più uniforme il sistema di gestione del trattamento di fine rapporto.

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Le correzioni introdotte dal governo ridisegnano il perimetro della previdenza, spostando l’asse verso una maggiore permanenza al lavoro e un ruolo più centrale dei fondi pensione. Resta però aperto il confronto politico e sociale su un impianto che, tra risparmi di spesa e incentivi alla previdenza complementare, continua a dividere maggioranza, opposizioni e parti sociali.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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