Numerosi e delicati i temi al centro della visita che hanno toccato il tema dei flussi migratori nel Mediterraneo e l’emergenza economica e sociale della Tunisia, un Paese dove i valori della democrazia sono fortemente compromessi.
Obiettivo della visita della premier, in sostanza, è cercare di intervenire per evitare il default del Paese nord africano che avrebbe dirette conseguenza sull’ Italia. Oltre al “rischio esodo”, già evidente considerato il notevole incremento degli sbarchi, c’è il timore per le infrastrutture energetiche. Il gas proveniente dall’ Algeria, che al momento è il primo fornitore del prezioso combustibile, passa per quasi 400 chilometri attraverso la Tunisia prima di raggiungere la Sicilia allacciandosi alla rete nazionale.
Non a caso Meloni ha chiamato in causa da un lato il Fmi e dall’altro l’Ue. In relazione al Fondo monetario internazionale Meloni ha dichiarato che “nel pieno rispetto della sovranità tunisina ho raccontato al presidente Saied degli sforzi che un Paese amico come l’Italia sta facendo per cercare di arrivare a una positiva conclusione dell’accordo tra Tunisia e Fmi, che resta fondamentale per un rafforzamento e una piena ripresa del Paese”.
“Anche a livello di Ue l’Italia si è fatta portavoce di un approccio concreto per aumentare il sostegno alla Tunisia sia nel contrasto alla tratta di esseri umani e all’immigrazione illegale, ma anche per un pacchetto di sostegno integrato, di finanziamenti e di opportunità importanti a cui sta lavorando Bruxelles. Sono molto grata alla Commissione europea. Per accelerare l’attuazione di questo pacchetto dell’Ue ho dato al presidente Saied la mia disponibilità a tornare presto qui in Tunisia anche insieme alla presidente Ursula von der Leyen”, ha evidenziato la premier.