Il rapporto con Donald Trump, il ruolo dell'Italia nello scenario internazionale, la sua storia politica e il modo in cui interpreta la propria leadership. Sono alcuni dei temi affrontati da Giorgia Meloni in una lunga intervista concessa al New York Times.
Un colloquio nel quale la presidente del Consiglio rivendica soprattutto una convinzione: l'Italia deve avere un ruolo più forte nelle decisioni internazionali e non accettare di essere considerata una potenza di secondo piano. «Non mi piace l'idea di un'Italia sottomessa, un'Italia che si considera inferiore alle altre», ha spiegato.
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Il passaggio che ha attirato maggiormente l'attenzione riguarda il rapporto con il presidente americano Donald Trump.
Meloni ha riconosciuto che, alla luce delle posizioni condivise su temi come l'immigrazione e la critica alla cultura "woke", si aspettava che il rapporto con Trump potesse essere più semplice.
«Pensavo che sarebbe stato più facile», ha ammesso la premier, aggiungendo però che «le cose sono andate diversamente». I due leader, secondo quanto riferito nell'intervista, non si parlano da diverse settimane. Alla domanda sulla possibilità di un nuovo colloquio dopo la pausa estiva, Meloni ha risposto con cautela: «Vedremo».
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Nonostante le difficoltà nei rapporti con la Casa Bianca, Meloni ha tenuto a distinguere il piano personale da quello istituzionale.
La presidente del Consiglio ha ribadito di considerare l'unità dell'Occidente un valore fondamentale, spiegando che la strategia italiana non può dipendere dai rapporti personali tra i leader.
È un passaggio significativo perché arriva dopo mesi nei quali il rapporto tra Meloni e Trump era stato considerato uno degli elementi centrali della politica estera italiana. La premier sembra ora voler sottolineare che la collaborazione tra Stati Uniti, Italia ed Europa deve essere valutata sulla base degli interessi nazionali e degli equilibri internazionali, non delle relazioni personali.
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L'intervista arriva dopo una fase nella quale la relazione tra Meloni e Trump ha attraversato momenti particolarmente delicati.
A giugno il presidente americano aveva raccontato pubblicamente un episodio avvenuto durante il G7, sostenendo che Meloni gli avesse chiesto con insistenza una fotografia insieme. La premier aveva respinto categoricamente quella ricostruzione.
Le tensioni sono proseguite nelle settimane successive, fino a rendere meno lineare quella che era stata considerata una relazione privilegiata tra la presidente del Consiglio italiana e il presidente americano.
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Nell'intervista al quotidiano americano Meloni ha collegato la propria esperienza politica a un'idea precisa di orgoglio nazionale.
Il suo obiettivo, ha spiegato, è realizzare quella che definisce «la più grande rivoluzione che può accadere in questa nazione: una rivoluzione dell'orgoglio».
Il concetto è legato alla volontà di restituire all'Italia un peso maggiore nelle scelte internazionali. Secondo Meloni, Roma non dovrebbe limitarsi a seguire le decisioni prese dalle principali potenze europee, ma dovrebbe essere presente «al tavolo di coloro che stabiliscono la direzione».
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La premier guarda quindi a un'Italia capace di rivendicare maggiore autonomia e influenza, pur mantenendo saldi i rapporti con gli alleati.
È una posizione che attraversa anche il rapporto con l'Europa: l'obiettivo non sarebbe quello di isolare l'Italia, ma di aumentarne il peso all'interno dei principali tavoli decisionali.
La stessa Meloni insiste sul fatto che il Paese non debba accettare limiti imposti dall'esterno. «Non mi piace che gli altri mi dicano quali sono i miei limiti», ha affermato, spiegando che proprio il rifiuto dei "no" avrebbe caratterizzato il suo percorso politico.
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Una parte dell'intervista è dedicata anche alla rappresentazione di Meloni come prima donna alla guida del governo italiano.
La premier torna sulla scelta di utilizzare per sé la forma maschile «presidente del Consiglio», una questione che negli anni ha alimentato un ampio dibattito politico e linguistico.
Meloni sostiene che il tema centrale non sia il genere della parola utilizzata, ma la possibilità per una donna di arrivare ai vertici delle istituzioni. «Ciò che mi interessa è se sono libera di diventare presidente del Consiglio dei ministri», ha spiegato.
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Il New York Times torna anche sul celebre slogan pronunciato da Meloni durante la campagna elettorale e diventato uno dei simboli della sua identità politica.
Alla domanda sul motivo per cui quelle parole abbiano avuto una risonanza così forte, la premier ha risposto sostenendo di aver intercettato un sentimento diffuso: la sensazione, da parte di milioni di persone, di vedere minacciata la propria identità più autentica e fondamentale.
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Nel racconto fatto al quotidiano americano, Meloni presenta il proprio percorso politico come una lunga capacità di andare controcorrente.
Dalla militanza iniziata giovanissima fino alla conquista di Palazzo Chigi, la premier individua nel rifiuto dei limiti e nella disponibilità a occupare posizioni considerate scomode uno degli elementi che hanno caratterizzato la sua carriera.
L'intervista al New York Times diventa così anche un'autonarrazione politica: un'Italia più orgogliosa, meno subordinata e determinata a contare di più, insieme alla consapevolezza che i rapporti internazionali, compreso quello con Trump, possono essere molto più complessi delle affinità politiche iniziali.
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