Meloni alla Milano Fashion Week: «Sono qui per dire alla moda che il governo c’è». E Renzi attacca per l’assenza all’Onu

di

Mario Tosetti

Giorgia Meloni partecipa alla cena inaugurale della Milano Fashion Week a Palazzo Reale. «Un settore che continua a dare grandi risultati, il governo c’è». Renzi la attacca per l’assenza all’Assemblea generale dell’Onu

Meloni alla Milano Fashion Week: «Sono qui per dire alla moda che il governo c’è». E Renzi attacca per l’assenza all’Onu

Smoking nero, camicia bianca e una lunga tavolata che mette insieme politica, industria e alcuni dei nomi più importanti della moda internazionale.

Giorgia Meloni arriva a Palazzo Reale per la cena inaugurale della Milano Fashion Week e sceglie di esserci personalmente.

Non accadeva da dieci anni.

L’ultimo presidente del Consiglio a partecipare a un appuntamento analogo della settimana della moda milanese era stato Matteo Renzi nel 2016. Questa sera ad accogliere Meloni ci sono il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia e il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana Carlo Capasa.

Ma la presenza della premier non passa inosservata soprattutto per un altro motivo.

Mentre Meloni è a Milano, a New York è in corso l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove l’Italia è rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Ed è proprio da New York che Renzi attacca la presidente del Consiglio per la scelta di non partecipare all’appuntamento dell’Onu.

Moda e politica finiscono così per incrociarsi nella stessa serata.

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Meloni, però, spiega la sua scelta partendo dall’economia.

«Ho pensato che quest’anno fosse particolarmente giusto, in un momento non facilissimo per un comparto che però continua a darci grandi risultati, dare un segnale anche di presenza e di vicinanza», dice arrivando alla serata.

La premier insiste proprio sulla presenza fisica.

Non bastano, sostiene, i provvedimenti e le risorse stanziate. Meloni cita in particolare i 100 milioni di euro destinati a incentivare gli investimenti e li presenta come uno degli interventi messi in campo dal governo per sostenere il settore.

Ma questa volta vuole esserci.

Perché partecipare personalmente, spiega, è anche un modo per dire grazie alla moda italiana «per quello che fa, per la nostra economia, per la nostra forza, per la nostra rappresentazione nel mondo».

E soprattutto per mandare un messaggio molto semplice:

«Il governo c’è».

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Dietro le sfilate, le fotografie e le celebrità della Fashion Week c’è infatti una delle grandi industrie italiane.

Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, parla di un comparto che rappresenta circa il 5% del Pil e dà lavoro a circa un milione di persone.

Numeri che spiegano perché la presenza di Meloni venga letta dagli organizzatori non semplicemente come una partecipazione mondana, ma come un segnale istituzionale.

«Apprezziamo molto la vicinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni alla Milano Fashion Week e al Made in Italy», afferma Capasa.

Il momento, d’altra parte, non è semplice.

La moda italiana deve fare i conti con una domanda internazionale più debole, le trasformazioni del mercato del lusso, l’aumento dei costi e una situazione geopolitica che pesa sui consumi e sulle esportazioni.

È a questa filiera che Meloni vuole parlare scegliendo di sedersi a Palazzo Reale.

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E il tavolo racconta da solo il peso industriale della serata.

Accanto a Meloni siedono il sindaco Sala, il prefetto Sgaraglia e Carlo Capasa, ma anche l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman Fertitta.

Poi i grandi nomi della moda e del lusso.

Ci sono Luca de Meo, amministratore delegato di Kering; Alfonso Dolce di Dolce&Gabbana; Frédéric Arnault di LVMH; Diego Della Valle di Tod’s; Renzo Rosso di Otb; Remo Ruffini di Moncler; Andrea Guerra, amministratore delegato del gruppo Prada; Gildo Zegna e Brunello Cucinelli.

E poi Anna Wintour, Global Editorial Director di Vogue.

Alla cena partecipano anche Bianca Balti e Ghali.

Non è dunque soltanto il parterre di una serata di gala.

È una parte consistente del sistema industriale del lusso italiano e internazionale riunita nello stesso palazzo.

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Anche i numeri dell’edizione 2026 spiegano la scelta del governo di accendere i riflettori sull’appuntamento.

La Milano Fashion Week, in programma dal 22 al 28 settembre, conta 203 appuntamenti, tra cui 61 sfilate e 54 eventi.

Camera Nazionale della Moda Italiana prevede circa 141 mila visitatori legati direttamente alla manifestazione.

Il calendario mette insieme i grandi marchi del Made in Italy e diversi debutti.

Da Prada ad Armani, da Fendi a Gucci, passando per Max Mara, Dolce & Gabbana, Tod’s, Ferragamo e Bottega Veneta.

L’apertura è stata affidata anche a Vogue World, mentre la cena di Palazzo Reale accompagna l’inaugurazione della mostra dedicata a Dalí e la moda.

Milano diventa così per una settimana non soltanto una capitale delle passerelle, ma una vetrina economica internazionale.

Ed è precisamente questa dimensione che Meloni sceglie di sottolineare.

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Ma mentre a Palazzo Reale comincia la cena, Matteo Renzi sposta l’attenzione a migliaia di chilometri di distanza.

A New York.

Il leader di Italia Viva si trova negli Stati Uniti durante i giorni dell’Assemblea generale dell’Onu e attacca direttamente la presidente del Consiglio per la sua assenza.

«Sono tutti a New York. Quasi tutti, perché Meloni non è venuta. E manda Tajani», afferma in un video diffuso sui social.

Renzi contesta soprattutto la scelta politica.

Secondo l’ex premier, con guerre, crisi energetica e intelligenza artificiale tra i grandi dossier internazionali, la presidente del Consiglio avrebbe dovuto essere presente personalmente alle Nazioni Unite.

Poi l’affondo: «Partecipare all’Onu è un dovere, non uno schiribizzo della premier».

È la polemica che inevitabilmente accompagna la serata milanese.

Da una parte Meloni rivendica la scelta di essere fisicamente accanto a un settore strategico dell’economia italiana.

Dall’altra Renzi le contesta di averlo fatto proprio mentre a New York si riunivano i leader mondiali.

Due letture politiche opposte della stessa agenda.

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Alla premier viene chiesto inevitabilmente anche della polemica che nelle ultime ore ha coinvolto il suo vicepremier Antonio Tajani.

Le parole del leader di Forza Italia sulle donne, sull’affidabilità e sulle «gonne più lunghe» hanno provocato la protesta delle senatrici delle opposizioni, che oggi si sono presentate a Palazzo Madama in minigonna.

Meloni, però, non alimenta il caso.

La sua posizione è sostanzialmente quella di non ingigantire una battuta e di evitare che la questione occupi uno spazio sproporzionato nel dibattito politico.

E forse non poteva esserci scenario più curioso per ritrovarsi a parlarne.

La presidente del Consiglio viene interrogata sulla lunghezza delle gonne proprio mentre entra alla settimana della moda.

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Al di là della polemica con Renzi, è questo il messaggio che Meloni prova a lasciare a Milano.

La moda non è soltanto immagine.

È industria, occupazione, esportazioni, artigianato, manifattura e una parte fondamentale del modo in cui l’Italia viene riconosciuta nel mondo.

Per questo, sostiene la premier, in una fase difficile non bastano gli incentivi.

Serve anche mostrarsi.

La presenza a Palazzo Reale diventa così un gesto politico prima ancora che istituzionale.

Non capitava dal 2016 che un presidente del Consiglio partecipasse alla cena inaugurale della Fashion Week.

Dieci anni dopo lo fa Giorgia Meloni, scegliendo una serata nella quale intorno allo stesso tavolo siedono Palazzo Chigi, il Comune di Milano e i vertici delle più importanti aziende del lusso.

E mentre da New York Renzi le rimprovera di non essere all’Onu, Meloni risponde indirettamente da Milano spiegando perché ha scelto di essere qui.

Il settore attraversa «un momento non facilissimo», dice.

Ma continua a rappresentare una delle vetrine più forti dell’Italia nel mondo.

E proprio per questo, almeno per una sera, la premier ha deciso che il messaggio dovesse essere dato di persona:

«Il governo c’è».

 

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