Il confronto tra Giorgia Meloni e i partner europei si accende sulle politiche energetiche, la flessibilità fiscale e il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Al centro del vertice di Bruxelles, le divergenze sul sistema europeo di scambio delle emissioni di CO2 e sulle misure necessarie per contenere il costo dell’energia.
Dopo una giornata di tensioni, i Ventisette hanno raggiunto un’intesa sugli Ets, invitando la Commissione europea a rivalutare gli effetti del meccanismo Ets2, con particolare attenzione alla sua struttura e alle misure di salvaguardia. L’obiettivo è rendere il mercato del carbonio più stabile e prevedibile, limitando la volatilità dei prezzi e le ricadute sulle bollette, senza compromettere il ruolo dello strumento nella riduzione delle emissioni.
La posizione italiana punta a introdurre correttivi per affrontare la crisi energetica, mantenendo però gli obiettivi climatici europei. Roma non chiede di cancellare il sistema Ets1 né di rinviare ulteriormente l’entrata in vigore dell’Ets2, prevista per il 2028 e destinata a interessare settori come gli edifici e i trasporti. La strategia del governo è piuttosto ottenere margini di intervento per attenuare gli effetti dei rincari su famiglie e imprese.
Sul fronte della flessibilità fiscale, Meloni sostiene che il caro energia debba essere considerato un fattore straordinario nelle valutazioni della Commissione, pur nel rispetto delle regole di bilancio. La proposta ha raccolto un sostegno esplicito soprattutto dalla Grecia, mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito la necessità di mantenere prudenza nella gestione dei conti pubblici. Tra le possibili risposte immediate, Bruxelles valuta la proroga degli aiuti di Stato legati alla crisi energetica.
Le posizioni restano distanti. I Paesi nordici difendono con fermezza le politiche ambientali, mentre Italia e alcuni Stati dell’Europa centrale e orientale chiedono maggiore attenzione alla competitività economica e ai costi della transizione. Germania e Francia cercano una mediazione, anche in vista delle decisioni che interesseranno il settore automobilistico europeo.
Tra le ipotesi sostenute da Roma figura anche una deroga temporanea nazionale, sul modello della misura adottata nel 2023 per Spagna e Portogallo, quando l’Ue autorizzò interventi per contenere il prezzo dell’elettricità. La questione, tuttavia, rimane aperta e potrebbe continuare a dividere i governi anche dopo la conclusione del vertice.
Le tensioni riguardano anche il bilancio pluriennale europeo per il periodo 2028-2034. Prima del summit, Meloni ha riunito i Paesi del gruppo degli Amici della Coesione, composto da 17 Stati, per definire una posizione comune in vista dei prossimi negoziati.
L’Italia chiede un bilancio sufficientemente ambizioso da finanziare le priorità strategiche dell’Unione, tutelare la Politica agricola comune e garantire contributi nazionali equi, senza sconti per alcuni Stati membri. Roma vuole quindi risorse adeguate per sostenere gli obiettivi condivisi, evitando al tempo stesso di subire un aggravio sproporzionato dei costi.
La trattativa si annuncia complessa. Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, spinge per ulteriori riduzioni della spesa, mentre il presidente francese, Emmanuel Macron, invita a raggiungere un’intesa entro la fine dell’anno, avvertendo dei rischi politici legati a un eventuale fallimento.
Le divergenze su energia, transizione verde e risorse finanziarie confermano così le difficoltà dell’Ue nel conciliare obiettivi climatici, competitività industriale e sostenibilità dei conti pubblici. Per il governo italiano, la sfida è ottenere maggiore flessibilità e garanzie economiche senza restare isolato nelle trattative europee.
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