Papa Leone XIV chiama Putin dal Gemelli: chiesta una tregua in Ucraina, Mosca apre agli aiuti umanitari

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Corinna Pindaro

Papa Leone XIV telefona a Putin dal Gemelli e chiede una tregua umanitaria a Oleshky, in Ucraina. Il Cremlino apre agli aiuti, ma non conferma il cessate il fuoco

Papa Leone XIV chiama Putin dal Gemelli: chiesta una tregua in Ucraina, Mosca apre agli aiuti umanitari

 

Una telefonata dal Policlinico Gemelli di Roma al Cremlino, mentre la guerra in Ucraina continua a colpire la popolazione civile. Papa Leone XIV ha parlato venerdì 16 ottobre con il presidente russo Vladimir Putin, chiedendo una tregua umanitaria nella città di Oleshky, nella regione meridionale di Kherson, per consentire l'ingresso di generi alimentari, medicinali e l'evacuazione in sicurezza degli abitanti.

L'iniziativa è partita direttamente dal Pontefice, ancora ricoverato dopo l'intervento chirurgico al polmone di martedì scorso. A confermarlo è stato il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha spiegato come la Santa Sede stia cercando di ottenere un intervento immediato per una popolazione rimasta intrappolata in una delle aree più difficili del conflitto.

La risposta di Mosca è arrivata nelle ore successive. Il Cremlino ha comunicato la disponibilità di Putin a collaborare con l'iniziativa umanitaria, senza tuttavia annunciare formalmente l'accettazione del cessate il fuoco richiesto dal Papa.

Un'apertura diplomatica, dunque, che dovrà essere verificata sul terreno e tradotta in condizioni di sicurezza concrete per i civili.

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Al centro della conversazione c'è Oleshky, una città situata sulla riva sinistra del fiume Dnepr, nella regione di Kherson, occupata dalle forze russe dal 2022.

La località si trova in prossimità della linea del fronte e vive da tempo una situazione umanitaria particolarmente difficile. I combattimenti, i bombardamenti e le restrizioni agli spostamenti hanno compromesso l'accesso ai beni essenziali e reso estremamente pericolose le operazioni di soccorso.

Secondo le informazioni disponibili, nella città rimangono circa 1.700 persone, tra cui alcune decine di bambini. Le stime sul numero degli abitanti variano e la situazione sul terreno rende difficile ottenere dati aggiornati e indipendenti.

Le testimonianze provenienti dall'area descrivono una popolazione alle prese con gravi carenze alimentari, difficoltà nell'assistenza sanitaria e possibilità molto limitate di lasciare la zona.

È per queste ragioni che Leone XIV ha deciso di intervenire personalmente, chiedendo una sospensione delle ostilità che permetta alle organizzazioni umanitarie di raggiungere gli abitanti.

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La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto il contenuto essenziale della conversazione, sottolineando la preoccupazione del Pontefice per la situazione nella regione di Kherson.

La richiesta riguarda tre obiettivi concreti: consentire l'arrivo di aiuti alimentari, garantire la distribuzione di medicinali e organizzare l'evacuazione volontaria e sicura dei civili.

Non si tratta quindi di un appello generico alla conclusione della guerra, ma di una proposta circoscritta a una località nella quale l'emergenza umanitaria richiede un intervento immediato.

La tregua richiesta dal Papa avrebbe proprio la funzione di creare le condizioni necessarie affinché gli aiuti possano attraversare le aree interessate dai combattimenti.

Leone XIV ha inoltre ribadito la disponibilità della Santa Sede a sostenere il dialogo tra le parti e a contribuire alla ricerca di una soluzione pacifica del conflitto.

L'iniziativa conferma una linea diplomatica che privilegia interventi umanitari specifici, anche in assenza di progressi nei negoziati politici più ampi.

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La risposta del presidente russo è stata comunicata dal Cremlino dopo il colloquio.

Putin ha espresso sostegno all'iniziativa vaticana per l'assistenza alla popolazione di Oleshky, manifestando la disponibilità a collaborare per la consegna di generi di prima necessità e per l'organizzazione di eventuali evacuazioni.

La dichiarazione rappresenta un primo riconoscimento della richiesta avanzata da Leone XIV, ma non equivale a un accordo operativo.

Nella comunicazione russa, infatti, non compare una conferma esplicita della tregua militare proposta dal Pontefice.

Resta quindi da stabilire se e come potranno essere organizzati corridoi umanitari sicuri, quali soggetti saranno incaricati della distribuzione degli aiuti e quali garanzie verranno offerte alle persone intenzionate a lasciare la città.

La questione è resa ancora più complessa dalle accuse reciproche tra Russia e Ucraina sulle responsabilità degli ostacoli all'assistenza umanitaria.

Mosca attribuisce a Kiev parte delle difficoltà nell'accesso alla zona, mentre le autorità ucraine denunciano le conseguenze dell'occupazione russa e delle operazioni militari.

Le rispettive ricostruzioni non possono essere considerate equivalenti a una verifica indipendente delle condizioni sul terreno.

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A spiegare il significato dell'intervento è stato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

Il porporato ha confermato che è stato il Papa a prendere l'iniziativa di contattare Putin, con l'obiettivo di richiamare l'attenzione sulla situazione degli abitanti di Oleshky.

Secondo Parolin, nella città si trovano ancora numerosi civili che necessitano di canali umanitari per ricevere assistenza o lasciare l'area in sicurezza.

Il segretario di Stato ha espresso l'auspicio che il presidente russo dia seguito alla richiesta del Pontefice, trasformando la disponibilità manifestata durante il colloquio in misure concrete.

L'intervento della Santa Sede si colloca in una fase nella quale il confronto diplomatico sulla guerra rimane difficile, mentre le esigenze della popolazione civile continuano ad aggravarsi.

La scelta di concentrarsi su una singola città risponde alla volontà di ottenere un risultato immediato, senza subordinare l'assistenza umanitaria alla conclusione di un accordo politico complessivo.

Link to Il secondo colloquio tra Leone XIV e PutinIl secondo colloquio tra Leone XIV e Putin

Quella del 16 ottobre è la seconda conversazione telefonica tra Papa Leone XIV e Vladimir Putin.

Il primo contatto risale al 4 giugno 2025, poche settimane dopo l'elezione di Robert Francis Prevost al soglio pontificio.

Anche allora il confronto aveva riguardato la guerra in Ucraina, la necessità di favorire il dialogo e la possibilità di individuare iniziative concrete per alleviare le sofferenze della popolazione.

Fin dall'inizio del pontificato, Leone XIV ha manifestato la disponibilità della Santa Sede a favorire contatti diplomatici, proponendo anche il Vaticano come possibile sede di negoziati.

La linea seguita dal Pontefice si inserisce nella continuità dell'azione umanitaria avviata durante il pontificato di Francesco, pur con modalità e interlocuzioni differenti.

Il nuovo colloquio conferma l'esistenza di un canale diretto tra il Vaticano e il Cremlino, un elemento significativo in una fase caratterizzata da forti tensioni tra Mosca e i Paesi occidentali.

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La telefonata non rappresenta un'iniziativa isolata.

Negli ultimi mesi la Santa Sede ha intensificato i contatti diplomatici con Mosca attraverso le missioni di alcuni dei suoi principali rappresentanti.

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana e incaricato di una missione umanitaria per l'Ucraina, è tornato nella capitale russa alla fine di settembre.

Ad agosto anche l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, aveva effettuato una visita di tre giorni a Mosca.

L'attività diplomatica vaticana si è concentrata in particolare sulla tutela dei civili, sullo scambio dei prigionieri e sulla ricerca di soluzioni per le persone coinvolte direttamente dal conflitto.

Si tratta di un lavoro che procede parallelamente ai negoziati politici e militari condotti dagli Stati, mantenendo come obiettivo prioritario la riduzione delle conseguenze umanitarie della guerra.

La richiesta di una tregua a Oleshky si inserisce proprio in questo percorso.

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La conversazione con Putin assume un significato particolare anche per le condizioni di salute del Pontefice.

Leone XIV si trova ancora ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dopo l'intervento chirurgico del 13 ottobre per l'asportazione di un adenocarcinoma polmonare.

L'operazione si è conclusa positivamente e, secondo gli aggiornamenti diffusi in questi giorni, il recupero procede con un miglioramento delle condizioni generali.

Nonostante la degenza, il Papa ha continuato a seguire alcune questioni internazionali, mantenendo contatti con i propri collaboratori.

La telefonata al presidente russo dimostra che l'attività diplomatica della Santa Sede prosegue anche durante il periodo di convalescenza.

Putin, da parte sua, ha rivolto al Pontefice gli auguri di pronta guarigione.

Il Cremlino ha inoltre riferito che durante la conversazione è stata richiamata l'importanza della cooperazione tra Russia e Vaticano nella tutela delle comunità cristiane e dei luoghi di culto.

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Il risultato più concreto del colloquio è, per il momento, la disponibilità espressa da Mosca a collaborare per assistere gli abitanti di Oleshky.

Non è però ancora possibile parlare di un cessate il fuoco concordato.

Perché l'iniziativa produca effetti, sarà necessario definire modalità operative, tempi, garanzie di sicurezza e forme di coordinamento che consentano agli aiuti di raggiungere effettivamente la popolazione.

Sarà inoltre indispensabile tenere conto della posizione ucraina, dal momento che le operazioni umanitarie in prossimità della linea del fronte richiedono condizioni di sicurezza condivise e verificabili.

La telefonata tra Leone XIV e Putin non modifica da sola il quadro generale della guerra, né rappresenta l'avvio formale di un negoziato di pace.

Segna tuttavia un tentativo di intervenire su un'emergenza precisa, riportando al centro dell'attenzione le condizioni di una popolazione civile rimasta isolata.

Dal suo letto d'ospedale, il Pontefice ha scelto di rivolgersi direttamente al presidente russo per chiedere un risultato immediato: sospendere le ostilità quanto basta per permettere agli aiuti di entrare e ai civili di uscire.

Ora sarà necessario verificare se l'apertura diplomatica del Cremlino si tradurrà in un intervento reale. Per gli abitanti di Oleshky, la differenza tra una dichiarazione di disponibilità e una tregua effettiva può significare la possibilità di ricevere cibo, cure mediche e una via di fuga dalla guerra.

 

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