Una denuncia sconvolgente arriva dal Messico, dove un gruppo di madri impegnate nella ricerca delle persone scomparse afferma di aver rinvenuto circa 1.600 denti da latte all’interno di una fossa clandestina nei pressi di Zacapu, nello Stato di Michoacán.
A rendere pubblica la scoperta è stato il collettivo Buscando cuerpos en todo México, attraverso la sua portavoce Margarita López Pérez, una delle cosiddette “madri cercatrici” che da anni partecipano direttamente alle ricerche di persone scomparse e fosse comuni.
Secondo quanto riferito dal collettivo, i denti potrebbero essere riconducibili a circa 80 bambini di età compresa fra uno e sei anni. Si tratta tuttavia di una stima avanzata dagli attivisti: nel materiale disponibile non risultano conferme ufficiali da parte delle autorità forensi né un inventario pubblico completo dei reperti.
López Pérez sostiene che il ritrovamento sia avvenuto in quello che ha definito un «campo di sterminio» nell’area di Zacapu. «Quale reato hanno commesso questi ottanta bambini?», ha dichiarato la donna, denunciando la gravità della scoperta.
La zona in cui sarebbero stati recuperati i reperti si trova in Michoacán, uno degli Stati messicani maggiormente segnati dalla violenza criminale e dalla presenza di gruppi armati. Secondo la ricostruzione riportata dalla fonte, l’area sarebbe sotto l’influenza del Cartel Jalisco Nueva Generación (CJNG).
Il caso solleva interrogativi anche sulla gestione ufficiale del ritrovamento. Le madri cercatrici denunciano infatti l’assenza, almeno finora, di un registro istituzionale dettagliato degli oggetti e dei resti recuperati. Un elemento che rende più difficile stabilire con certezza la natura, la provenienza e il numero delle possibili vittime.
Il lavoro dei collettivi di familiari degli scomparsi è diventato negli anni una componente centrale delle ricerche in molte regioni del Messico. Spesso sono proprio madri, sorelle e parenti delle vittime a individuare fosse clandestine e a chiedere successivamente l’intervento delle autorità per le operazioni di recupero e identificazione.
Nel caso di Zacapu, restano però ancora numerosi elementi da chiarire. Saranno gli esami forensi e le eventuali verifiche ufficiali a dover accertare se i reperti appartengano effettivamente a minori, a quante persone siano riconducibili e in quali circostanze siano finiti nell’area segnalata dal collettivo.
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