Milano dopo gli scontri, la città riapre tra vetrine distrutte e paura: un milione di euro di danni, 32 arresti

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Carlo Longo

Milano il giorno dopo gli scontri: negozi chiusi per paura, 32 arresti, 220 minori accompagnati in questura e un milione di euro di danni. Le parole di Sala

Milano dopo gli scontri, la città riapre tra vetrine distrutte e paura: un milione di euro di danni, 32 arresti

Milano prova a ricominciare dalle vetrine da sostituire, dai marciapiedi da ripulire e dalle serrande che tornano ad alzarsi. Ma nel centro della città, dopo un fine settimana segnato da scontri, saccheggi e devastazioni, la normalità resta fragile. Lunedì 19 ottobre, mentre commercianti e addetti alle pulizie cercano di cancellare i segni delle violenze, nuovi timori spingono alcuni dei marchi più conosciuti del Quadrilatero della Moda a chiudere preventivamente i negozi.

È il paradosso di una città che tenta di ripartire, ma continua a fare i conti con la paura. In via Montenapoleone restano chiuse le boutique di Chanel, Hermès e Pomellato. In via Manzoni è presente una camionetta della polizia, mentre altri esercenti si confrontano sulla possibilità di abbassare le serrande.

Le conseguenze economiche dei disordini cominciano intanto a prendere forma. Confcommercio Milano stima danni per circa un milione di euro, una cifra che comprende non soltanto le devastazioni materiali, ma anche le chiusure forzate e le prime disdette registrate da alberghi e ristoranti.

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I numeri restituiscono la dimensione di quanto accaduto soprattutto nella giornata di domenica 18 ottobre.

Secondo il bilancio diffuso dalle autorità, 271 persone sono state accompagnate in questura, tra cui 220 minorenni. Gli arresti sono stati 32, dei quali 23 riguardano minori, mentre altre 28 persone sono state denunciate.

Per 174 persone è stato disposto il trattenimento nell'ambito delle misure di prevenzione previste dalla normativa vigente.

Quattordici operatori delle forze dell'ordine sono rimasti feriti negli scontri di domenica: dieci appartenenti alla Polizia di Stato e quattro alla polizia locale.

Sono dati che si riferiscono alle operazioni condotte nell'ultima giornata di disordini e che non devono essere confusi con i bilanci parziali diffusi nelle ore precedenti.

A colpire è soprattutto il numero dei giovanissimi coinvolti. Un elemento sul quale si concentra l'attenzione degli investigatori, impegnati a ricostruire le modalità con cui i gruppi si sono radunati e hanno partecipato alle violenze.

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La tensione era esplosa sabato 17 ottobre, durante una manifestazione contro il caro vita.

Il corteo, nato per esprimere un disagio economico e sociale, era degenerato in violenti scontri con le forze dell'ordine. In via Broletto si erano verificati lanci di oggetti contro la polizia, mentre in piazza Duomo e nelle strade circostanti gruppi di giovani avevano dato vita a danneggiamenti e saccheggi.

Tra gli esercizi commerciali colpiti figura anche il punto vendita Foot Locker di corso Vittorio Emanuele, dove alcuni partecipanti ai disordini si erano barricati all'arrivo degli agenti.

Le violenze erano proseguite domenica, con nuovi episodi di vandalismo, negozi presi d'assalto e interventi delle forze dell'ordine.

L'immagine più evidente di quelle ore è quella di un centro storico trasformato in un luogo di scontri, con arredi danneggiati, vetrine infrante e attività costrette a interrompere il lavoro.

È importante, tuttavia, distinguere i responsabili dei reati dalle persone che hanno partecipato pacificamente alle manifestazioni. Le indagini dovranno accertare le responsabilità individuali sulla base degli elementi raccolti.

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Il danno economico si è aggravato con il passare delle ore.

Dopo una prima stima di circa 500mila euro, Confcommercio Milano ha aggiornato il bilancio a un milione di euro.

La cifra, però, non racconta interamente le conseguenze degli scontri.

Per molte attività commerciali, infatti, il problema non è soltanto riparare una vetrina o sostituire gli arredi distrutti. Significa perdere giornate di lavoro, rinunciare agli incassi e affrontare l'incertezza di nuove chiusure.

A preoccupare sono anche le prime disdette registrate da alberghi e ristoranti, in particolare da parte di clienti stranieri.

Il timore di nuovi episodi di violenza rischia così di produrre conseguenze che vanno oltre i negozi direttamente colpiti.

Una città come Milano, nella quale commercio, turismo e attività economiche sono strettamente collegati, può subire ripercussioni anche quando i disordini interessano un'area relativamente circoscritta.

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Lunedì mattina il sindaco Giuseppe Sala ha visitato alcune delle attività danneggiate, accompagnato dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.

Ha incontrato commercianti e lavoratori, raccogliendo le testimonianze di chi ha assistito alle violenze o ne ha subito direttamente le conseguenze.

Tra le storie raccontate dal primo cittadino c'è quella di una giovane dipendente di un negozio in Galleria Passerella, aggredita domenica e tornata comunque al lavoro il giorno successivo.

Sala ha condannato gli attacchi contro le forze dell'ordine e gli esercizi commerciali, definendoli inaccettabili, ma ha anche invitato a non trasformare quanto accaduto in uno scontro esclusivamente politico.

«Non è questo il tempo di cercare voti», ha dichiarato, richiamando la necessità di affrontare una situazione che potrebbe non essersi ancora conclusa.

Il sindaco ha espresso solidarietà agli esercenti e ha sottolineato la volontà della città di riprendere le proprie attività, nonostante i danni e il clima di preoccupazione.

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Sul fronte giudiziario, le indagini proseguono attraverso l'esame delle immagini delle telecamere, dei filmati diffusi in rete e delle comunicazioni sui social.

La Procura di Milano ha avviato le procedure per chiedere la convalida degli arresti e la custodia cautelare in carcere di undici maggiorenni fermati tra sabato e domenica.

Le contestazioni comprendono, a vario titolo, ipotesi di resistenza, devastazione e saccheggio.

Si tratta di accuse che dovranno essere valutate dall'autorità giudiziaria e che non equivalgono a un accertamento definitivo di responsabilità.

Gli investigatori stanno cercando di identificare altre persone coinvolte nei disordini, ricostruendo gli spostamenti dei gruppi e la successione degli episodi.

Per cinque giovani inizialmente arrestati domenica è stata disposta la liberazione, poiché gli elementi raccolti riguardavano un'ipotesi di ricettazione per la quale non ricorrevano le condizioni dell'arresto in flagranza. Le indagini sulla loro eventuale responsabilità proseguono.

La complessità degli accertamenti è legata anche al numero elevato delle persone presenti nelle aree interessate dagli scontri.

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A rendere ancora più teso il clima è la comparsa sui social del cosiddetto Movimento 17 ottobre.

Attraverso una pagina Instagram di recente creazione, il gruppo ha annunciato l'intenzione di organizzare mobilitazioni ogni sabato alle 15, in diverse piazze italiane, a partire da Milano.

Nei messaggi pubblicati viene respinta la condanna delle violenze e si utilizzano espressioni apertamente ostili nei confronti delle forze dell'ordine e del governo.

Tra i contenuti diffusi compare anche un filmato che mostra alcuni giovani mentre consegnano a una persona senza dimora merce sottratta durante i saccheggi.

L'esistenza di questi messaggi non consente, da sola, di stabilire chi abbia organizzato gli scontri o quale sia il rapporto tra gli amministratori della pagina e le persone coinvolte nei reati.

Rappresenta però un elemento di attenzione per le autorità, soprattutto alla luce dell'annuncio di nuove iniziative.

È anche per questo che lunedì diversi commercianti hanno scelto di chiudere anticipatamente, pur in assenza di nuovi episodi di violenza paragonabili a quelli del fine settimana.

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Le violenze di Milano sono finite al centro dell'agenda del governo.

Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi un vertice sull'ordine pubblico con i ministri competenti e i vertici delle forze dell'ordine e dell'intelligence.

Tra le ipotesi allo studio figura l'accelerazione di alcune misure contenute nel disegno di legge sulla sicurezza, comprese quelle rivolte al contrasto delle violenze giovanili.

Il confronto riguarda soprattutto gli strumenti di prevenzione, l'intervento nei confronti dei minorenni e la possibilità di rafforzare le disposizioni contro i danneggiamenti e i saccheggi.

Non si tratta, al momento, di norme già entrate in vigore. L'eventuale approvazione di un nuovo decreto richiederà un passaggio formale in Consiglio dei ministri.

La questione pone anche un problema più ampio: come prevenire episodi di violenza senza comprimere il diritto di manifestare pacificamente.

Le decisioni del governo dovranno essere valutate alla luce delle garanzie costituzionali e delle specifiche tutele previste per i minorenni.

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Il giorno dopo gli scontri, la città presenta due immagini differenti.

Da una parte ci sono i commercianti che riaprono, i dipendenti che tornano al lavoro e gli addetti impegnati a ripulire le strade. Dall'altra, le boutique che abbassano le serrande, le camionette della polizia e i clienti che preferiscono evitare il centro.

In mezzo ci sono le conseguenze di due giornate di violenza: i danni economici, le persone ferite, le indagini giudiziarie e un interrogativo che riguarda soprattutto il coinvolgimento di centinaia di giovanissimi.

La risposta delle istituzioni non potrà limitarsi alla conta degli arresti. Accanto all'accertamento delle responsabilità penali, resta aperta la questione delle condizioni sociali e dei contesti nei quali maturano comportamenti violenti.

Confcommercio ha richiamato, in particolare, la necessità di investire nella qualità della vita dei quartieri, negli spazi di aggregazione e nella presenza di attività commerciali capaci di contribuire alla vitalità del tessuto urbano.

Milano, intanto, tenta di ritrovare la propria quotidianità. Ma il fatto che alcuni negozi abbiano scelto di chiudere nuovamente, senza attendere altri scontri, racconta quanto le violenze del fine settimana abbiano inciso sulla percezione della sicurezza

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