È una delle più gravi emergenze degli ultimi anni in Nepal. Una violenta alluvione improvvisa ha travolto diverse aree nel nord del Paese, lungo il confine con il Tibet cinese, provocando almeno 95 morti e centinaia di dispersi.
La piena ha colpito in particolare l'area attraversata dal fiume Bhotekoshi, spazzando via abitazioni, strade, ponti e infrastrutture. La situazione resta estremamente difficile e il bilancio potrebbe aggravarsi nelle prossime ore.
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Secondo le prime ricostruzioni, all'origine della devastante ondata ci sarebbe stato un crollo di ghiaccio, roccia e detriti nell'area himalayana, provocato o favorito da un terremoto. Il materiale avrebbe raggiunto il corso del fiume, generando una gigantesca onda di piena.
L'acqua ha poi percorso rapidamente la valle, lasciando pochissimo tempo alle persone per mettersi in salvo. La violenza della corrente ha trascinato via veicoli e strutture e ha gravemente danneggiato le vie di comunicazione.
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Il numero delle persone che mancano all'appello è particolarmente elevato. Tra i dispersi ci sono turisti stranieri, lavoratori e residenti locali.
Secondo le autorità nepalesi, diverse centinaia di persone risultano ancora disperse, mentre le operazioni di ricerca e soccorso proseguono nonostante le condizioni difficili.
La presenza di numerosi stranieri è legata anche alla forte affluenza turistica nelle aree himalayane, interessate da percorsi di trekking e pellegrinaggi.
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La piena ha provocato danni ingenti alle infrastrutture. Ponti e strade sono stati spazzati via, isolando alcune comunità e rendendo estremamente complicati i soccorsi.
Anche importanti collegamenti con il Tibet sono stati interrotti. La devastazione ha interessato inoltre impianti idroelettrici e altre infrastrutture strategiche della zona.
Le squadre di soccorso stanno cercando di raggiungere le aree più colpite, ma il fango e i detriti rendono difficili gli spostamenti.
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Polizia ed esercito nepalesi sono impegnati nelle operazioni di ricerca. Anche la Cina ha mobilitato squadre di soccorso nella parte tibetana del confine, mentre diversi Paesi hanno offerto assistenza per le operazioni di emergenza.
Il timore è che possano verificarsi nuove ondate di piena, anche a causa di possibili ulteriori accumuli e blocchi lungo il corso dei fiumi.
Le autorità hanno quindi disposto evacuazioni nelle zone considerate più esposte e invitato la popolazione a mantenersi lontana dai corsi d'acqua.
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Il Nepal sta affrontando una stagione dei monsoni particolarmente difficile. Già nelle settimane precedenti alluvioni, frane e fulmini avevano provocato decine di vittime in diverse zone del Paese.
La nuova tragedia assume però dimensioni ancora più drammatiche per la rapidità con cui l'acqua ha travolto intere aree e per l'elevato numero di persone ancora disperse.
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La priorità resta ora quella di trovare i dispersi e mettere in salvo le persone rimaste isolate. Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio e le autorità temono che possa aumentare con il proseguire delle ricerche.
Il disastro riporta inoltre al centro l'estrema vulnerabilità dell'Himalaya agli eventi meteorologici e geologici improvvisi, in un'area dove monsoni, frane, crolli glaciali e improvvise piene dei fiumi possono trasformarsi in pochi minuti in emergenze di enormi proporzioni.
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