Scott Bessent ha trasformato il Tesoro americano in uno dei principali strumenti della strategia di Donald Trump contro l’Iran. Il lsegretario al Tesoro ha annunciato “Operation Economic Outcast”, una nuova offensiva finanziaria destinata a isolare Teheran e a colpire le reti economiche che permettono al regime di continuare a commerciare con il resto del mondo.
Bessent ha definito l'iniziativa un “economic onslaught”, un'offensiva economica, con un obiettivo preciso: interrompere le fonti di finanziamento dell'Iran fino a lasciare il regime completamente isolato. La nuova campagna amplia la possibilità di applicare sanzioni secondarie a cinque settori: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. Il Tesoro ha inoltre sanzionato circa 60 persone, società e navi legate al contrabbando di petrolio, alla proliferazione nucleare e missilistica e alle attività informatiche iraniane.
La strategia di Bessent parte da una convinzione: se la pressione militare non è sufficiente a costringere Teheran a cedere, può essere l'economia a rendere impossibile la prosecuzione del conflitto.
L'Iran è già profondamente indebolito. La valuta nazionale ha raggiunto nuovi minimi storici e l'economia è sottoposta a una pressione crescente dopo mesi di guerra e le restrizioni sulle esportazioni di petrolio. Secondo l'amministrazione Trump, l'obiettivo è trasformare questa crisi in una pressione definitiva sul regime. Bessent ha quindi lanciato un avvertimento anche agli altri Paesi: chi continuerà a mantenere rapporti economici con Teheran rischierà di essere coinvolto nell'isolamento imposto da Washington.
La vera prova della strategia di Bessent sarà però la Cina, il principale ostacolo alla completa isolazione economica dell'Iran. Pechino continua ad avere importanti rapporti commerciali con Teheran, soprattutto nel settore petrolifero. Per rendere davvero efficaci le nuove sanzioni, Washington dovrebbe quindi essere disposta a colpire anche grandi operatori cinesi. Finora, tuttavia, l'amministrazione ha evitato di imporre immediatamente le misure più dure contro alcune importanti istituzioni finanziarie cinesi.
È qui che la strategia di Bessent incontra il suo limite più delicato: per strangolare economicamente l'Iran, gli Stati Uniti potrebbero dover affrontare direttamente la Cina, con il rischio di trasformare la guerra contro Teheran in una crisi economica e geopolitica molto più ampia.
Bessent presenta l'offensiva economica come una possibile alternativa a una nuova escalation militare. Ma le sanzioni funzionano soprattutto quando vengono applicate in modo ampio e coordinato. L'Iran, inoltre, ha decenni di esperienza nell'aggirarle attraverso intermediari, mercati paralleli e reti commerciali internazionali. La scommessa del segretario al Tesoro è dunque ambiziosa: dimostrare che il potere finanziario americano può ottenere ciò che la forza militare non è riuscita ancora a ottenere.
Per Bessent, la partita iraniana è diventata così molto più di una campagna di sanzioni. È un test della capacità degli Stati Uniti di utilizzare il predominio del dollaro e del sistema finanziario globale come arma strategica. Se Teheran sarà costretto a cedere, Bessent potrà rivendicare il successo della pressione economica. Se invece l'Iran continuerà a resistere, emergerà il limite di una strategia che può impover
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