La crisi tra Stati Uniti e Iran torna ad aggravarsi dopo la ripresa delle operazioni militari americane contro obiettivi iraniani. Washington ha giustificato i raid come risposta agli attacchi contro alcune navi commerciali nello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi strategici per il commercio mondiale di petrolio, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato conclusa la tregua, definendo l'Iran un Paese "malato" e accusandolo di aver violato gli impegni assunti.
Teheran ha reagito annunciando di aver lanciato missili e droni contro installazioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein, rivendicando l'operazione come una risposta diretta agli attacchi americani. Le autorità iraniane hanno inoltre denunciato quella che definiscono una violazione degli accordi da parte di Washington, assicurando che continueranno ad adottare misure per tutelare la sicurezza nazionale e gli interessi del Paese.
L'escalation ha avuto immediate ripercussioni anche sul piano economico. Il prezzo del petrolio è tornato a salire sui mercati internazionali, alimentato dai timori per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane. Nel frattempo, il Pentagono ha rafforzato il coordinamento con Israele e annunciato nuove consultazioni strategiche sulla situazione nella regione.
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione gli sviluppi della crisi. L'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas, ha affermato che i nuovi attacchi rischiano di rendere ancora più difficili negoziati già particolarmente complessi, ribadendo la necessità di garantire la libertà di navigazione nel Golfo. Sulla stessa linea anche il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che ha invitato l'Iran a impegnarsi seriamente nei colloqui sul programma nucleare, pur ritenendo ancora possibile una soluzione diplomatica.
Sul terreno, i raid hanno provocato almeno una vittima e due feriti nella provincia iraniana del Khuzestan, secondo fonti locali. Intanto proseguono in Iraq le cerimonie funebri dedicate all'ayatollah Ali Khamenei, con migliaia di fedeli in corteo tra Najaf e Kerbala in un clima segnato dalla crescente instabilità regionale.
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