Papa Francesco all’ Arena di Verona: “Oggi al mondo c’è un peccato grave: non curare la pace”

di

Corinna Pindaro
Papa Francesco all’ Arena di Verona: “Oggi al mondo c’è un peccato grave: non curare la pace”

Link to Il papa ha partecipa alla kermesse della Pace e rimane particolarmente colpito, insieme a tutto il pubblico, dalla storia di un israeliano e un palestinese uniti nel doloreIl papa ha partecipa alla kermesse della Pace e rimane particolarmente colpito, insieme a tutto il pubblico, dalla storia di un israeliano e un palestinese uniti nel dolore

 Maoz Inon ha perso i suoi genitori che vivevano in un kibbutz vicino al confine con Gaza, uccisi da Hamas nel pogrom del 7 ottobre. Aziz Abu Sarah ha perso il fratello, ucciso dall’esercito israeliano in Cisgiordania. “Il nostro dolore ci ha avvicinati”, raccontano fianco a fianco, “ci ha portato a dialogare per creare un futuro migliore”. Quando  i due sono saliti sul palco, fianco a fianco, oltre 12.000 spettatori seduti sugli spalti dell’Arena di Verona si alzano in piedi per un lungo applauso. L’ israeliano e il palestinese incontrano Papa Francesco e i tre si abbracciano.

La manifestazione per la pace
L’anfiteatro, solitamente usato per i concerti di musica lirica, è stato trasformato in “Arena di pace”. Accanto a Jorge Mario Bergoglio c’è il comboniano Alex Zanotelli con la bandiera arcobaleno della pace come sciarpa. Luciano Ligabue canta “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo”. Presenti anche don Ciotti e don Patriciello, Andrea Riccardi e il giovane vescovo missionario Christian Carlassare, rimasto in Sud Sudan dopo essere stato ferito. Tra il pubblico ci sono il vescovo Domenico Pompili, il sindaco civico Damiano Tommasi, ex calciatore della Roma, i cardinali veneti Gugerotti e Zenari, e poi il fisico Carlo Rovelli, Carlin Petrini, don Mattia Ferrari e Luca Casarini, esponenti di Pax Christi, varie associazioni cattoliche e movimenti popolari internazionali.

Smilitarizzare menti e territori
Papa Francesco si ferma all’evento quasi due ore. Ad un certo punto nota un cartello, “Smilitarizziamo mente e territori”: “Le azioni che in tanti paesi rendono di più sono le fabbriche di armi”, commenta, “preparano la morte, che brutta cosa…”. La pace, invece, “non si inventa da un giorno all’altro, va coltivata: se non curiamo la pace ci sarà la guerra, piccole guerre, grandi guerre… oggi nel mondo c’è questo peccato grave: non curare la pace”.

L’abbraccio a tre
Bergoglio risponde alle domande poste da attivisti e testimoni da tutto il mondo, ma quando parlano Maoz Inon e Aziz Abu Sarah alza le mani: “Credo che davanti alla sofferenza di questi due fratelli, che è la sofferenza di due popoli, non si può dire nulla, non si può dire nulla… loro – aggiunge – hanno avuto il coraggio di abbracciarsi, che non è solo coraggio e testimonianza di volere la pace ma anche un progetto di futuro”, dice il Papa, che alla fine firma un appello di madri israeliane e palestinesi. Chiede un momento di silenzio – “perché non si può parlare troppo di questo ma sentire” – e nell’arena per due minuti non vola una mosca.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

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