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La situazione legata alla peste suina africana (PSA) in Italia è diventata estremamente critica, con una zona rossa di circa 25.000 chilometri quadrati che si estende su otto regioni, includendo province fondamentali per l’industria della carne suina, come Parma, Mantova, Cremona, e Brescia. Da quando è stata trovata una carcassa infetta nel territorio di Ovada, l’epidemia ha colpito duramente, con oltre 2.400 cinghiali infetti ritrovati, 45 allevamenti devastati e 60.000 maiali abbattuti. Il settore suinicolo, che vale 13 miliardi di euro all’anno e conta circa 26.000 aziende e 100.000 lavoratori, è ora sotto assedio.
Le istituzioni, tra cui Coldiretti e Confagricoltura, hanno sollecitato misure urgenti per contenere l’epidemia e salvaguardare le produzioni di eccellenza come il prosciutto di Parma e il San Daniele. Tra le richieste c’è l’intensificazione degli abbattimenti di cinghiali, vettori principali del virus, e il rafforzamento delle misure di sicurezza negli allevamenti. Gli allevatori colpiti chiedono indennizzi adeguati per coprire le perdite, inclusi i mancati guadagni.
La gestione della crisi è stata criticata per i ritardi nell’attuazione di provvedimenti efficaci. Solo a fine agosto 2024, dopo oltre due anni, il commissario Giovanni Filippini ha emesso un’ordinanza per inasprire le restrizioni sugli spostamenti degli animali nelle zone rosse e introdurre misure più severe per prevenire la diffusione del virus. Tuttavia, i focolai continuano a moltiplicarsi, in particolare in Lombardia.
Un altro problema che sta emergendo è la diffusione della “lingua blu”, una malattia che colpisce soprattutto gli ovini. Le regioni più colpite includono Lombardia, Calabria e Piemonte, mentre in Sardegna si registra un numero elevato di focolai.
(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati
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