Le nuove tensioni in Medio Oriente tornano a scuotere i mercati internazionali, spingendo al rialzo le quotazioni di petrolio e gas e penalizzando le principali Borse. A pesare sono soprattutto la chiusura dell’oleodotto saudita Est-Ovest, fondamentale per aggirare lo Stretto di Hormuz, e il rinvio dei negoziati regionali sulla sicurezza della strategica via marittima.
I future sul Brent sono arrivati a guadagnare il 3,36%, raggiungendo i 108,12 dollari al barile, mentre il Wti è salito del 3,55% a 103,60 dollari. Forte rialzo anche per il gas naturale europeo: ad Amsterdam le quotazioni hanno toccato 82,84 euro al megawattora, con un aumento del 4,2% e livelli che non si registravano dalla fine del 2022.
Uno dei principali fattori di preoccupazione riguarda l’oleodotto saudita Est-Ovest, infrastruttura lunga circa 1.200 chilometri e capace, secondo quanto riportato dalla fonte, di trasportare fino a 7 milioni di barili di petrolio al giorno verso il Mar Rosso, evitando così Hormuz.
L’impianto è stato chiuso dopo un attacco che l’Arabia Saudita ha attribuito a droni appartenenti a milizie irachene sostenute dall’Iran. Secondo due funzionari regionali citati dall’Associated Press, l’oleodotto potrebbe rimanere in larga parte fuori servizio per diverse settimane a causa delle riparazioni necessarie.
La situazione è ulteriormente complicata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. L’incontro previsto in Oman tra Iran e Paesi del Golfo per discutere di possibili accordi sul transito marittimo è stato rinviato. Teheran sostiene che la decisione sia stata presa su richiesta dell’Arabia Saudita, versione che nella fonte viene attribuita al portavoce del ministero degli Esteri iraniano.
Aumentano nel frattempo anche le tensioni nello Yemen e nel Mar Rosso. Gli Houthi hanno dichiarato di aver lanciato droni e missili balistici contro obiettivi militari in Arabia Saudita. Secondo funzionari citati nell’articolo, il gruppo avrebbe inoltre esteso il proprio controllo ad alcune isole strategiche vicine allo stretto di Bab el-Mandeb, altra arteria fondamentale per il commercio mondiale.
L’instabilità geopolitica si riflette direttamente sui mercati azionari. Le Borse asiatiche hanno chiuso prevalentemente in territorio negativo, mentre in Europa le vendite si sono intensificate nel corso della mattinata. Milano è arrivata a perdere circa l’1,3%, con Parigi, Madrid e Francoforte anch’esse in calo.
Particolarmente debole il comparto tecnologico europeo, penalizzato anche dai dubbi degli investitori sulla sostenibilità dei grandi investimenti destinati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il settore energetico si è invece mosso in controtendenza, beneficiando dell’aumento delle quotazioni del greggio.
A Piazza Affari il rialzo del petrolio ha sostenuto Eni, mentre diversi titoli tecnologici e bancari hanno registrato flessioni. Sul mercato obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund è salito a 88 punti, con il rendimento del decennale italiano intorno al 4,40%.
La combinazione tra problemi alle infrastrutture energetiche, instabilità nel Golfo Persico e crescente insicurezza nel Mar Rosso sta dunque riportando in primo piano il rischio di nuove interruzioni delle forniture. Con Hormuz e Bab el-Mandeb al centro delle tensioni, l’andamento dei mercati resta strettamente legato all’evoluzione diplomatica e militare della crisi mediorientale.
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