Sono 160 le persone persone appartenenti all’area Lgbtqi+ arrestate in Turchia nell'ambito della campagna nazionale ‘La mia famiglia è al sicuro’ voluta dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Le autorità turche hanno anche perquisito sei sedi di associazioni Lgbtqi+.
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Secondo quanto riportato dalla Bbc e dalla procura turca, ci sarebbero stati blitz in diversi bar gay con il successivo fermo di alcune persone e il sequestro di dispositivi elettronici e alcolici di contrabbando. Perquisito anche un hammam maschile - storico complesso termale musulmano - ritenuto luogo di prostituzione.
La campagna ‘La mia famiglia è al sicuro’ si sarebbe estesa anche al mondo online, con l'organizzazione Kaos Gl che ha denuncia blocchi operati dal governo sui siti e i profili social appartenenti a gruppi e attivisti a sostegno della comunità Lgbtq+.
L'iniziativa governativa è solo l'ultima di una serie di strette governative che da anni Ankara ha adottato contro la Lgbtqi+. Con il il pretesto di tutelare la famiglia e perseguire reati di “oscenità”, prostituzione e associazione a delinquere, la magistratura turca ha moltiplicato le ispezioni amministrative e i procedimenti di scioglimento contro le realtà Lgbtqi+ della società civile.
A ciò si aggiunga il divieto sistematico delle manifestazioni pubbliche: dal 2014 i Pride sono interdetti nelle principali città del Paese, da Istanbul ad Ankara, e i tentativi di corteo nei campus universitari vengono regolarmente dispersi con l’uso della forza e fermi di polizia.
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Di fronte alla nuove repressione di questi giorni, la principale federazione continentale dei diritti civili, Ilga-Europe, ha invocato ha invocato un’azione immediata delle istituzioni dell’Unione europea. L'organizzazione ha denunciato che la repressione sistematica di Ankara non può più essere considerata una dinamica interna, ma una violazione strutturale dello Stato di diritto, pilastro del diritto comunitario.
Tale richiesta riapre lo storico nodo politico che paralizza l'approccio Ue verso la Turchia. L'Unione infatti considera Ankara un alleato indispensabile sul fronte orientale della Nato, un partner chiave nella gestione dei flussi migratori lungo la rotta balcanica e un attore geopolitico centrale negli equilibri energetici e di sicurezza del Mediterraneo orientale. L'importanza di Ankara ha spesso spinto le cancellerie europee a limitare la risposta alle violazioni interne a semplici richiami formali privi di conseguenze concrete.
Questa nuova stretta, quindi, ripropone la sfida posta alle istituzioni europee: decidere se la stabilità diplomatica con la Turchia debba continuare a prevalere sulla difesa inderogabile dei diritti umani e dello stato di diritto.
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