Schengen, l’Italia proroga i controlli con la Spagna: altri 15 giorni di stop

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Corinna Pindaro

L’Italia proroga di altri 15 giorni i controlli Schengen con la Spagna. Il Viminale: restano rischi per la sicurezza interna e il pericolo di infiltrazioni terroristiche dopo la crisi migratoria di Ceuta

Schengen, l’Italia proroga i controlli con la Spagna: altri 15 giorni di stop

L’Italia non riapre ancora completamente la frontiera Schengen con la Spagna. Il governo ha deciso di prorogare per altri 15 giorni i controlli sui passeggeri provenienti dal territorio spagnolo attraverso le frontiere aeree e marittime.

La decisione è stata presa dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha trasmesso la comunicazione alla Commissione europea e agli altri ministri dell’Interno dell’Unione.

Alla base della proroga c'è la valutazione compiuta dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere (Caisf), riunitosi nella mattinata di oggi per esaminare l'evoluzione della situazione.

Secondo il Viminale permangono «elevati profili di rischio per la sicurezza interna» e un possibile pericolo connesso a eventuali infiltrazioni terroristiche.

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Parlare di “blocco di Schengen” rende immediatamente l'idea politica della misura, ma tecnicamente è più corretto parlare di reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne.

L'Italia non chiude infatti i collegamenti con la Spagna e non impedisce ai cittadini di viaggiare tra i due Paesi.

Vengono invece mantenuti i controlli di polizia sui passeggeri in arrivo dalla Spagna attraverso aeroporti e porti italiani.

Il Codice frontiere Schengen consente agli Stati membri di ripristinare temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne quando viene individuata una grave minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza interna. La misura deve però avere carattere eccezionale, essere proporzionata e rimanere limitata nel tempo.

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La decisione italiana affonda le proprie radici nella crisi migratoria esplosa a Ceuta, l'enclave spagnola in Nord Africa, dove a luglio si è verificato un afflusso eccezionale di migranti provenienti dal Marocco.

Oltre 72mila persone erano entrate nel territorio spagnolo durante la crisi, provocando una grave emergenza umanitaria e di sicurezza. Gran parte dei migranti è successivamente rientrata in Marocco, ma Roma ha ritenuto che continuasse a esistere il rischio di movimenti secondari all'interno dell'area Schengen.

Il governo italiano aveva quindi ripristinato i controlli il 1° agosto, sostenendo che la situazione potesse avere conseguenze anche sulla sicurezza nazionale.

Da allora la misura è stata progressivamente prorogata.

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È soprattutto la motivazione legata alla sicurezza a spiegare il nuovo prolungamento.

Il Comitato che riunisce le diverse componenti impegnate nel controllo dell'immigrazione e delle frontiere ha il compito di mettere insieme informazioni provenienti dalla Polizia di frontiera, dalle forze dell'ordine e dal comparto intelligence, valutando sia le dinamiche migratorie sia eventuali minacce per la sicurezza nazionale.

Dall'analisi effettuata oggi sarebbe emersa la necessità di mantenere ancora attivo il dispositivo.

La posizione del governo è quindi che la situazione si sia progressivamente stabilizzata, ma non abbastanza da consentire l'immediato ritorno alla normalità.

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Nei giorni scorsi Piantedosi aveva fornito anche un primo bilancio delle verifiche effettuate dall'introduzione della misura.

Secondo i dati indicati dal ministro dell'Interno, dall'inizio dei controlli erano state identificate oltre 180mila persone, mentre erano stati adottati 42 provvedimenti di respingimento, nove dei quali nei confronti di cittadini marocchini. Otto persone erano inoltre state arrestate.

Numeri utilizzati dal Viminale anche per difendere la scelta dalle critiche politiche.

Piantedosi aveva però contemporaneamente chiarito che l'obiettivo del governo non è mantenere indefinitamente i controlli: qualora le iniziative adottate dalla Spagna insieme all'Unione europea producano i risultati attesi, aveva spiegato, si potrà tornare alla normalità.

La decisione di oggi dimostra che, almeno per il momento, Roma ritiene che non ci siano ancora le condizioni per farlo.

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La vicenda ha inoltre prodotto un effetto speculare.

Dopo la decisione iniziale dell'Italia, Madrid aveva introdotto a sua volta controlli sui viaggiatori provenienti dall'Italia. Oggi anche la Spagna ha deciso di prorogarli per altri 15 giorni.

Si crea così una situazione particolarmente insolita all'interno dello spazio Schengen: due Paesi fondatori dell'Unione europea mantengono contemporaneamente controlli sui collegamenti reciproci.

La Commissione europea sta seguendo la vicenda. Già in occasione della precedente proroga Bruxelles aveva fatto sapere di voler valutare la notifica italiana, ricordando il carattere temporaneo della reintroduzione dei controlli.

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Dietro la questione delle frontiere c'è inevitabilmente anche un confronto politico più ampio tra Roma e Madrid.

Il governo di Giorgia Meloni ha criticato in più occasioni la politica migratoria del premier socialista spagnolo Pedro Sánchez, in particolare dopo la scelta di Madrid di procedere con un vasto programma di regolarizzazione degli immigrati irregolari.

La crisi di Ceuta ha ulteriormente acceso lo scontro.

Il governo italiano ha però sempre respinto l'interpretazione secondo cui il ripristino dei controlli rappresenterebbe una misura politica contro Madrid.

Piantedosi ha recentemente definito la Spagna un «Paese amico», sostenendo che tra i due governi esista un confronto costante e costruttivo e ribadendo che Roma non ha interesse a mantenere i controlli più a lungo del necessario.

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La vicenda Italia-Spagna si inserisce in un fenomeno europeo molto più ampio.

Negli ultimi anni diversi Paesi hanno reintrodotto temporaneamente controlli alle proprie frontiere interne per ragioni legate all'immigrazione, alla sicurezza e al terrorismo.

L'Italia stessa mantiene controlli terrestri al confine con la Slovenia, attualmente notificati fino al 18 dicembre 2026. La Germania ha programmato controlli alle proprie frontiere terrestri dal 16 settembre 2026 al 15 marzo 2027, mentre altri Stati europei hanno adottato misure analoghe.

Il risultato è un progressivo ricorso alle eccezioni previste dal sistema Schengen, nato proprio per garantire la libera circolazione senza controlli sistematici alle frontiere interne.

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Per chi viaggia tra Italia e Spagna, la proroga significa soprattutto che i collegamenti restano operativi, ma continuerà a essere possibile essere sottoposti ai controlli di frontiera in aeroporti e porti.

Non si tratta dunque di un divieto di ingresso né della sospensione dei voli o dei collegamenti marittimi.

Politicamente, però, la scelta è significativa.

Il governo italiano ritiene che le condizioni di sicurezza che avevano determinato il ripristino dei controlli non siano ancora completamente venute meno e decide quindi di prolungare la misura per altri 15 giorni.

Alla fine del nuovo periodo sarà necessaria un'ulteriore valutazione. Solo allora si capirà se Italia e Spagna potranno tornare alla normale libera circolazione oppure se il braccio di ferro su Schengen, immigrazione e sicurezza è destinato a proseguire.

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