Putin e Trump spingono l'Ucraina e l'Europa verso un accordo di pace ingiusto che ridisegna gli equilibri geopolitici

di

Guido Talarico
Guido Talarico
Putin e Trump spingono l'Ucraina e l'Europa verso un accordo di pace ingiusto che ridisegna gli equilibri geopolitici

Link to [object Object]Il nuovo piano Trump-Witkoff riscrive le regole del gioco in Europa orientale, concedendo a Vladimir Putin ciò che sognava sin dall’inizio del conflitto. L’Ucraina è costretta a scegliere tra la propria dignità e la sopravvivenza, mentre l’Europa resta spettatrice marginale di una trattativa tra Washington e Mosca. Un momento drammatico che segna un ribaltamento pericoloso dell’equilibrio internazionale
Il nuovo piano Trump-Witkoff riscrive le regole del gioco in Europa orientale, concedendo a Vladimir Putin ciò che sognava sin dall’inizio del conflitto. L’Ucraina è costretta a scegliere tra la propria dignità e la sopravvivenza, mentre l’Europa resta spettatrice marginale di una trattativa tra Washington e Mosca. Un momento drammatico che segna un ribaltamento pericoloso dell’equilibrio internazionale

di Guido Talarico

Sembra di leggere i titoli di coda di un brutto film sulla fine dell'Europa. Ma è quello che rimane sulla scena geopolitica dopo aver capito cosa propongono gli americani per mettere fine alla guerra in Ucraina. Un piano di pace, nato negli uffici del consigliere economico di Donald Trump, Steve Witkoff, e abbracciato senza riserve dal Cremlino, che sta cambiando il volto del conflitto ucraino e, con esso, quello dell’Europa. È un accordo che sa di resa mascherata, un compromesso in cui l’unico vincitore netto è Vladimir Putin, mentre l’Ucraina viene compressa in un angolo con in mano una scelta impossibile: dignità o sopravvivenza. L’Europa, spettatrice disarmata, paga il conto, politicamente e finanziariamente.

Il cosiddetto "Piano Trump", presentato come una soluzione di pace, somiglia più a un diktat che difende solo gli interessi russi e americani: 28 punti che concedono alla Russia il pieno controllo del Donbass, l’allontanamento indefinito dell’Ucraina dalla NATO e, soprattutto, la riabilitazione politica di Putin sulla scena internazionale. Il leader russo, malgrado un mandato di cattura della Corte penale internazionale ancora pendente, secondo il piano andrebbe addirittura invitato a tornare nel G8.

La grande umiliazione dell’Occidente

Il cuore del piano è chiaro: Mosca ottiene quello che voleva, Kiev perde parte del suo territorio – anche zone ancora sotto il suo controllo – e l’Europa viene chiamata a pagare il conto della ricostruzione, senza voce in capitolo. Le garanzie di sicurezza offerte all’Ucraina da Trump, sulla falsariga dell’articolo 5 della NATO, sono vaghe e, peggio ancora, selettive. Non sono automatiche e dipendono dal giudizio unilaterale del presidente americano. Gli alleati citati? Regno Unito, Francia, Germania, Polonia e Finlandia. Non l’Italia, benché sia stata proprio Roma a proporre per prima una formula di “scudo di sicurezza” alternativa alla NATO.

Nel frattempo, l’Ucraina viene declassata da partner a pedina. Volodymyr Zelensky, assediato dalla crisi economica, dalla corruzione interna e da una guerra senza sbocchi, si ritrova davanti a un ultimatum. La voce è incerta, il volto segnato dalla fatica: il suo discorso alla nazione è un atto di disperazione politica. “Dobbiamo scegliere tra la nostra dignità e il legame con l’America. Ma senza quell’alleato, siamo soli.”

Putin: da criminale internazionale a ospite d’onore

Il leader russo, in tutto questo, esce trionfante e forse anche per questo tace. Dopo tre anni di isolamento parziale, riesce non solo a ottenere il riconoscimento del controllo sul Donbass, ma anche a strappare il 50% dell’energia prodotta dalla centrale di Zaporizhzhia, una delle più grandi d’Europa. I suoi crimini di guerra – come la deportazione di bambini ucraini – restano impuniti, ma almeno, nella bozza di piano, se ne prevede il ritorno, come gesto di “buona volontà”.

Zelensky obbligato a elezioni anticipate

L’Ucraina è, per di più, costretta a convocare elezioni entro 100 giorni dalla firma del piano. Trump impone a Zelensky un’agenda politica, proprio nel momento in cui il suo governo è più fragile. E mentre la riduzione dell’esercito ucraino – da 800.000 a 600.000 uomini – è prevista nel testo, il flusso di armi si è ormai quasi completamente arrestato. L’unica sponda rimasta? Gli alleati europei. Ma anche qui le cose non vanno meglio a causa di una ormai conclamata debolezza politica ed economica del vecchio continente.

L’Europa ai margini

La trattativa, come ormai è del tutto evidente,  si è svolta di fatto sopra le teste di Parigi, Berlino, Londra. Witkoff, autore del piano e che, lo ricordiamo, non è un consigliere diplomatico ma economico,  non ha mai consultato formalmente i leader europei. Francia e Regno Unito, membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU, sono stati esclusi da ogni processo negoziale. La loro reazione è, almeno a parole,  furiosa. Jean-Noël Barrot, ministro degli Esteri francese, parla apertamente di “capitolazione”. Macron, dal Sudafrica, dove è riunito per il G20, si dice amareggiato ma deciso a non arrendersi. “L’assenza degli Stati Uniti non ci bloccherà. Le sfide da affrontare sono molte e non possono essere delegate.”

La posizione europea è fragile anche sul fronte dell’opinione pubblica. La guerra è già stata molto lunga e sofferta, circostanze drammatiche che hanno lasciato un segno profondo nelle coscienze pubbliche continentali. Senza contare poi che la finanza pubblica europea, già molto provata, difficilmente potrebbe sostenere da sola una prosecuzione del conflitto ucraino.  Rimane tuttavia in larga parte dell'opinione pubblica la consapevolezza che ciò che viene venduto come "pace" è in realtà una resa sotto copertura.

Una “ricostruzione” che premia l’aggressore

Chi paga. Altro tema scottante. Il piano prevede lo sblocco di 100 miliardi di dollari di fondi russi congelati in Belgio. Ma saranno gli americani a gestirli, mentre all’Europa viene chiesto di aggiungerne altri 100. I profitti? Andranno a Usa e Russia. La decisione più discussa, quella sullo sblocco degli asset russi, dopo due anni di liti in seno all’Unione Europea, verrebbe vanificata da un’iniziativa unilaterale americana. Il tutto per finanziare una ricostruzione su cui l’Europa non avrebbe alcun controllo.

“Gli Stati Uniti riceveranno compensazioni per le garanzie offerte. L’Europa, invece, solo spese”. Sembrerebbe uno scherzo se non si parlasse di una drammatica guerra alla porta delle nostre case. Surreale, per non dire altro, anche il principio secondo cui Washington farebbe da mediatore tra Russia e NATO. Come se gli USA non siano i veri leader della NATO: un paradosso che appare come una presa per i fondelli.

Uno spartiacque storico

Quello che stiamo vivendo è insomma uno dei momenti più difficili nella storia del dopoguerra europeo e lo è anche a causa dei nostri alleati migliori di sempre, cioè gli americani. E' triste dirlo ma è così. L’Europa rischia di essere scavalcata in un gioco tra due potenze – una democratica ma sempre più isolazionista, l’altra autoritaria e aggressiva – che decidono le sorti del continente al di fuori di ogni meccanismo multilaterale. La posta in gioco infatti non è solo il destino dell’Ucraina. Ad essere in discussione in realtà è il principio stesso del diritto internazionale e della sovranità nazionale in Europa.

Ultimo appello

Vedremo ora cosa accadrà in questo poco tempo concesso da Donald e Vladimir. I leader europei si sono riuniti per tentare di trovare una terza via. Macron, Starmer, Zelensky e, in collegamento, anche Giorgia Meloni, hanno deciso di tentare una revisione del piano. Forse tardiva. Forse solo simbolica. Ma necessaria. Il tentativo è quello di riscrivere i punti critici, difendendo almeno in parte la sovranità ucraina e anche le tasche e l’orgoglio europeo.

Nel frattempo, Zelensky resta da solo, come lui stesso ha fatto percepire nel drammatico discorso fatto alla nazione. Come ha detto lo stesso Trump: “O accetti, o fai da solo.” È un’aut-aut che lascia Kiev a metà tra la disperazione e il compromesso. Ma lascia anche l’Europa di fronte ad un bivio epocale: continuare a sostenere da soli questa sanguinosa e costosissima guerra oppure chinare il capo e sottomettersi allo strapotere arrogante di russi e americani? Comunque andrà sarà un insuccesso, la fine della centralità delle relazioni atlantiche.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News

"Stiamo lavorando al nuovo sito web, ci scusiamo per qualche disagio eventuale per le prossime ore"