Raid russo sul treno Kiev-Varsavia, Kallas: «Tentativo di intimidire l’Occidente». Merz: «Pace europea a rischio»

di

Ennio Bassi

L’attacco nei pressi di Yahodyn, a meno di due chilometri dal confine polacco, ha colpito infrastrutture ferroviarie sulla linea tra Kiev e Varsavia. Nessun ferito tra i 206 passeggeri. Ue e Francia accusano Mosca di voler intimidire e dividere gli alleati dell’Ucraina, mentre il Cremlino afferma che le operazioni militari proseguiranno su tutto il territorio ucraino

Raid russo sul treno Kiev-Varsavia, Kallas: «Tentativo di intimidire l’Occidente». Merz: «Pace europea a rischio»

Cresce la tensione tra Mosca e le capitali europee dopo l’attacco russo contro infrastrutture ferroviarie nell’Ucraina occidentale, a pochi chilometri dal confine con la Polonia. L’episodio ha provocato una dura reazione dell’Unione europea, della Germania e della Francia, che interpretano il raid come un tentativo di intimidire i Paesi occidentali impegnati nel sostegno a Kiev.

Secondo le autorità ucraine, droni russi hanno colpito una stazione di servizio e un treno nei pressi di Yahodyn, nella regione della Volinia, a meno di due chilometri dalla frontiera polacca. La compagnia ferroviaria Pkp Intercity ha riferito che il convoglio, con 206 passeggeri a bordo, operava sulla tratta Kiev-Varsavia. Non sono stati segnalati feriti.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato le forze russe di aver deliberatamente incendiato la locomotiva e danneggiato una stazione di servizio. Poco prima dell’attacco, nella stessa area era transitato anche un treno sul quale viaggiavano consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, di ritorno da un incontro della Yalta European Strategy a Kiev. Su un altro convoglio si trovava invece l’ex direttore della Cia David Petraeus.

Mosca fornisce una ricostruzione differente. Il ministero della Difesa russo sostiene di aver preso di mira «infrastrutture ferroviarie che assicurano il trasporto di materiali militari provenienti dai Paesi europei».

Per l’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, l’attacco avrebbe invece un preciso significato politico. «È chiaramente un tentativo di spaventare i Paesi occidentali per dissuaderli dal sostenere l’Ucraina», ha dichiarato a Rovaniemi, in Finlandia, dove è in corso un vertice dedicato all’Artico. Secondo Kallas, la risposta europea dovrebbe essere opposta: continuare a manifestare sostegno a Kiev.

Dalla Finlandia è arrivato anche l’allarme del cancelliere tedesco Friedrich Merz. «Si può vedere quanto sia a rischio la pace in Europa», ha affermato, invitando i Paesi europei a prendere seriamente la minaccia rappresentata dall’attuale situazione.

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, che ha definito l’attacco «inaccettabile». Secondo Parigi, l’obiettivo sarebbe quello di «intimidire gli europei, scoraggiarli e soprattutto disunirli». Barrot ha sottolineato inoltre che il raid è avvenuto mentre l’Ucraina ospitava un importante appuntamento internazionale con rappresentanti politici, diplomatici ed economici provenienti da diversi Paesi.

Nel frattempo, gli attacchi proseguono in altre zone dell’Ucraina. Secondo la polizia nazionale ucraina, un raid russo contro il magazzino di un’azienda agricola a Pryluky, nella regione settentrionale di Chernihiv, ha provocato almeno tre morti e sette feriti. Le autorità non hanno precisato quale tipo di arma sia stata utilizzata.

Il Cremlino, da parte sua, non ha indicato alcun cambiamento nella strategia militare. Il portavoce Dmitry Peskov, commentando le proteste di Kiev e dell’Unione europea per l’attacco vicino alla Polonia, ha dichiarato che le forze russe stanno svolgendo i propri compiti «in tutto il territorio dell’Ucraina» e che «continueranno a farlo».

Peskov ha inoltre accolto favorevolmente gli appelli rivolti a Kiev affinché interrompa gli attacchi contro le infrastrutture economiche russe, sostenendo che altri Paesi potrebbero utilizzare la propria influenza sul governo ucraino per favorire una soluzione del conflitto. Il portavoce ha citato in particolare Cina e India, ricordando la disponibilità manifestata da Pechino e New Delhi a contribuire, se necessario, a iniziative diplomatiche.

L’attacco nei pressi della frontiera polacca assume intanto un peso particolare per la sua vicinanza al territorio di un Paese membro della Nato e dell’Unione europea. Pur essendo avvenuto all’interno dell’Ucraina, il raid riporta così al centro del confronto europeo il rischio che la guerra continui ad avvicinarsi ai confini dell’Alleanza Atlantica.

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