Riforma globale e de-dollarizzazione: l'ambiziosa agenda dei Brics al vertice di Nuova Delhi

di

Ennio Bassi

il blocco ha rilanciato la propria sfida alla governance globale. Ma se sul piano economico e commerciale è emersa una visione comune, le profonde divisioni sui principali dossier geopolitici sono state temperate da una prudente mediazione diplomatica, concepita per blindare la coesione del gruppo in vista della transizione verso la presidenza cinese del 2027.

Riforma globale e de-dollarizzazione: l'ambiziosa agenda dei Brics al vertice di Nuova Delhi

Il vertice dei Paesi emergenti del Brics svoltosi a Nuova Delhi il 12 settembre, ha restituito l'immagine di un blocco sempre più determinato a ridisegnare gli equilibri planetari, pur rimanendo attraversato da sensibili divergenze sui principali dossier geopolitici. L'appuntamento, finalizzato a consolidare il peso economico, commerciale e strategico del gruppo nell'ordine internazionale, si è concluso con un'intesa unanime su nodi cruciali quali la riforma delle istituzioni multilaterali, la de-dollarizzazione, il commercio, l'intelligenza artificiale e la lotta al terrorismo, affiancata tuttavia da formule prudenti e misurate in merito alle crisi più controverse, da Gaza alle tensioni in Asia occidentale.

L'approvazione della Dichiarazione congiunta ha richiesto un intenso esercizio di diplomazia preventiva. La piattaforma programmaticamente adotta posizioni nette su temi particolarmente sensibili, ma ricorre a formulazioni calibrate con cura per preservare il consenso unanime tra partner caratterizzati da interessi strategici spesso eterogenei.

A fare da sfondo a questo complesso mosaico diplomatico vi è la consistenza numerica ed economica del gruppo. Nel loro insieme, i Paesi membri dei BRICS rappresentano: circa la metà della popolazione mondiale, conferendo una forte legittimità demografica alle istanze di cambiamento. Il 40% del PIL globale, a testimonianza di un baricentro economico ormai spostato ben oltre i tradizionali confini occidentali.Il 26% del commercio internazionale, un volume che certifica la capacità del blocco di incidere direttamente sui flussi globali. 


Il documento finale affronta i nodi strutturali dell'architettura internazionale attraverso direttrici ben definite:

ONU e FMI: Viene ribadita con fermezza la necessità di riformare l'architettura istituzionale nata nel secondo dopoguerra, oggi giudicata anacronistica e inadeguata a rispecchiare l'effettiva distribuzione del potere demografico ed economico contemporaneo.

De-dollarizzazione: Il progressivo affrancamento dal biglietto verde viene inquadrato in un più ampio disegno di diversificazione finanziaria, ulteriormente accelerato dalle tensioni commerciali e dalle ricorrenti minacce tariffarie provenienti da Washington.

Commercio e sanzioni: Il testo esprime profonda preoccupazione per la paralisi progressiva del sistema multilaterale degli scambi, muovendo critiche puntuali all'uso unilaterale di tariffe e misure restrittive.

Le Nuove Frontiere e la Diplomazia dell'Equilibrio
Accanto alle questioni finanziarie e commerciali, l'agenda guarda alle sfide del futuro e agli scenari di crisi:

Intelligenza Artificiale: La governance delle tecnologie emergenti entra a pieno titolo tra le priorità strategiche, intersecandosi direttamente con la competizione per il controllo degli standard globali di sviluppo.

Sicurezza Energetica: Riunendo al proprio interno alcuni tra i maggiori produttori ed esportatori mondiali insieme ad economie a forte domanda, il blocco punta a sfruttare il coordinamento energetico per massimizzare il proprio peso negoziale.

Crisi Geopolitiche: Dai conflitti in Sudan e Siria fino agli attacchi terroristici e alle turbolenze in Asia occidentale, la diplomazia dei BRICS adotta la via dell'ambiguità costruttiva. Si evitano così accuse dirette a singoli Stati, preservando la compattezza della piattaforma in vista della presidenza cinese del 2027.

La Dichiarazione di Nuova Delhi fotografa dunque la transizione di un sistema internazionale in cui il peso del Sud globale cresce a ritmi rapidi, pur dovendosi confrontare costantemente con i propri limiti strutturali e con le profonde divergenze strategiche interne.

 

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