Trionfo al femminile alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia: May el-Toukhy vince il Leone d'Oro con "Woman Unknown"

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Aisha Harrison

La giuria ha premiato il cinema d'impegno con i riflettori su Gaza e Ucraina. Per l'Italia i riconoscimenti della sezione Orizzonti: ha brillato l'opera prima di Tommaso Landucci, I figli della scimmia. La pellicola si è imposta aggiudicandosi il Premio per la migliore sceneggiatura (firmato dallo stesso Landucci insieme a Damiano Femfert) e il Premio per la migliore interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio, straordinario nel ruolo del padre di un bambino disabile

Trionfo al femminile alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia: May el-Toukhy vince il Leone d'Oro con "Woman Unknown"

L'edizione 2026 della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia si è chiusa all'insegna del cinema d'impegno civile e della grande attualità geopolitica. Sul palco della cerimonia di premiazione, condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas, i riflettori si sono accesi con forza sulle crisi globali: dalla guerra a Gaza all'invasione dell'Ucraina, passando per i diritti delle donne e la precarietà del lavoro.

A trionfare nella competizione principale è stata May el-Toukhy, che si è aggiudicata il prestigioso Leone d'Oro con Woman Unknown (Kvinde Ukendt). Unica donna in gara nella sezione principale insieme a Rachel Szor (coregista di Naza), la cineasta ha convinto la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal con una intensa pellicola ambientata alla fine della seconda guerra mondiale, incentrata su una donna disposta a tutto per celare un segreto capace di compromettere il suo domani.

Ricevendo il massimo riconoscimento, la regista ha voluto dedicare il premio al corpo femminile, definito «un campo di battaglia e una questione pubblica», denunciando al contempo l'invisibilità di tante donne prive di voce. Rivolgendosi poi direttamente alla platea e alle nuove generazioni, la el-Toukhy ha lanciato un monito accorato: «Metti via quel dannato telefono. Alza lo sguardo. Usa la tua voce per denunciare la disumanizzazione e per parlare a nome di coloro che sono stati abbandonati e messi a tacere». La forte impronta interpretativa del film è stata consacrata anche dal double con la Coppa Volpi per la migliore attrice, assegnata alla protagonista Mathilde Arcel.

La politica sul palco e il caso Naza

La 83ª edizione verrà ricordata anche per la forte politicizzazione dei discorsi dal podio della Sala Grande. Tra i momenti più intensi della serata vi è stata la calorosa accoglienza riservata a Naza, il documentario su Gaza diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, che ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria tra gli applausi scroscianti del pubblico. Nel ritirare il riconoscimento, Abraham ha denunciato con durezza il bilancio delle vittime nel conflitto e ha criticato le responsabilità delle diplomazie internazionali, puntando il dito contro le coperture politiche che frenano le pressioni su Israele.

Il dibattito geopolitico ha toccato anche il Leone d'Argento per la migliore regia, attribuito a Ilya Khrzhanovsky per il colossale Dau. La presenza del cineasta russo dissidente aveva sollevato nei giorni scorsi le polemiche del governo ucraino, che aveva definito l'opera uno strumento di propaganda. Accuse rispedite al mittente sia dal direttore del festival Alberto Barbera sia dallo stesso autore, il quale ha voluto dedicare il premio «agli ucraini che combattono in questa terribile guerra per la libertà, la pace e la vittoria».

Completano il quadro dei massimi riconoscimenti il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria assegnato a Possible Love del sudcoreano Lee Chang-dong, e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile andata a John Malkovich per il thriller/black comedy Wild Horse Nine di Martin McDonagh (con l'attore assente al Lido e collegato tramite videomessaggio).

Italia premiata in "Orizzonti"

Per il cinema italiano la serata finale ha riservato un verdetto agrodolce. I cinque film tricolori in corsa per il Leone d'Oro sono rimasti completamente esclusi dal palmarès principale.Le uniche vere soddisfazioni per i colori italiani sono arrivate dalla sezione parallela Orizzonti, dove ha brillato l'opera prima di Tommaso Landucci, I figli della scimmia. La pellicola si è imposta aggiudicandosi il Premio per la migliore sceneggiatura (firmato dallo stesso Landucci insieme a Damiano Femfert) e il Premio per la migliore interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio, straordinario nel ruolo del padre di un bambino disabile. Scamarcio ha voluto condividere il trionfo sul palco con il giovane e talentuoso co-protagonista esordiente Andrea Aggio. Un tocco di italianità si è registrato anche nei ringraziamenti del francese Stéphane Brizé, che ha definito «un genio» la sua protagonista Alba Rohrwacher in Un Bon Petit Soldat.

Il sipario sulla kermesse lagunare è calato definitivamente con la proiezione fuori concorso di Dio Ride di Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino nei panni di un cappuccino toscano del Settecento. L'appuntamento con la carovana del cinema è già fissato: il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha annunciato che l'84ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica si terrà dall'1 all'11 settembre 2027.

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