Link to Se l’Occidente vuole ritrovarsi, non gli serve una nuova ideologia di blocco, ma un nuovo patto tra libertà e responsabilità, diritti e doveri, identità e apertura. I valori cattolici possono essere il lessico di quella ricomposizione. In qualche modo è proprio di questo che ho sentito parlare nella Chiesa di San Salvatore in LauroSe l’Occidente vuole ritrovarsi, non gli serve una nuova ideologia di blocco, ma un nuovo patto tra libertà e responsabilità, diritti e doveri, identità e apertura. I valori cattolici possono essere il lessico di quella ricomposizione. In qualche modo è proprio di questo che ho sentito parlare nella Chiesa di San Salvatore in Lauro
di Guido Talarico
Sono in moto nel traffico di Roma. Sento Zefiro sulla pelle. Forse è arrivata la primavera, forse no. Ma mi piace. Scendo in via della Rondinella e poco dopo sono in San Salvatore in Lauro. Un palazzo e una chiesa cari alla comunità marchigiana che conosco più per ragioni culturali che non religiose. Nella piazza un bambino, di cinque, sei anni al massimo, mi passa accanto sfrecciando su un piccolo monopattino. Senza aver paura, leva una mano e con un sorriso felice e gonfio d’orgoglio mi grida: ciao! Lo so, è convinto di guidare lo stesso aereo del piccolo principe. E ha ragione, lo sta facendo.
Mamme sedute qui e là, altri bambini che giocano a pallone. E’ un’atmosfera che conosco: è quella dell’oratorio. Eppure a pochi passi c’e’ la battutissima via dei Coronari. Poco importa. Sono due mondi paralleli. Entro in chiesa. Altra sorpresa. E’ piena! Il parroco, don Pietro Bongiovanni, in vista della Pasqua celebra Charbel Makhluf, un monaco e sacerdote cristiano maronita libanese. Un eremita famoso per la sua estrema austerità, la profonda devozione eucaristica e i numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione. Penso, nel cuore turistico e commerciale della nostra capitale qualcuno sente il bisogno di parlare di austerità, di valori come la pace e la fratellanza.
Poi comincia la messa. Don Pietro cede il suo pulpito al Vescovo emerito di Ivrea, Edoardo Cerrato, e scappa via da una donna malata che ha bisogno di lui. Che ci farà li un Vescovo? Anche lui è a San Salvatore in Lauro per celebrare Charbel. L’organo attacca lo “Stabat Mater”, il dolore di Maria per la perdita del figlio. E anche Cerrato riprende il tema della pace. Quei valori che mettono al centro l’uomo e costruiscono il vero patrimonio culturale e spirituale dell’occidente. E allora da quei banchi mi sovviene quello che ho scritto lo scorso 14 febbraio sulla frattura post trumpiana che sta dividendo l’occidente.
Una riflessione sulla quale, entrato in San Salvatore, mi sembra di ritrovare conferme. Del resto è un ragionamento semplice. Nel momento in cui il rapporto tra Europa e Stati Uniti scricchiola e le guerre imperversano, la vera domanda da porsi non è solo geopolitica ma su quali valori comuni l’Occidente può ricostruire unità e prospettiva. Per decenni l’equilibrio transatlantico ha funzionato come un patto implicito: sicurezza americana, progetto europeo. Oggi, tra nazionalismi, polarizzazione e diffidenze reciproche, quel terreno comune si restringe.
Proprio qui dunque si apre un paradosso: mentre la religione viene talvolta usata come bandiera identitaria, i principi fondanti della dottrina sociale cattolica possono offrire un linguaggio condiviso per ricucire. Non per restaurare un’egemonia religiosa, ma perché sono categorie umanistiche prima che confessionali.
Il primo pilastro è la dignità della persona: nessun potere—Stato, mercato, tecnologia—può ridurre l’uomo a mezzo. È un principio che vale per chi nasce e per chi migra, per chi è forte e per chi è fragile: una piattaforma comune, non un’arma di parte. Il secondo è la solidarietà come dovere, capace di tenere insieme libertà e coesione in società che si stanno frantumando. Il terzo è la sussidiarietà, che rafforza comunità, territori e corpi intermedi, rendendo la democrazia più viva e meno burocratica. Infine la pace come costruzione quotidiana e il bene comune come misura delle scelte pubbliche.
Se l’Occidente vuole ritrovarsi, non gli serve una nuova ideologia di blocco, ma un nuovo patto tra libertà e responsabilità, diritti e doveri, identità e apertura. I valori cattolici possono essere il lessico di quella ricomposizione: non per imporre Dio allo Stato, ma per evitare che lo Stato—o l’interesse—diventi l’unica misura dell’uomo. In qualche modo è proprio di questo che ho sentito parlare nella Chiesa di San Salvatore in Lauro. Allora, non so se sia stata la spinta di Zefiro o il richiamo di Charbel, ma so che quello che ho sentito sta nella strada giusta, ed è quella strada antica che mette l’uomo al centro del cammino.
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