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Link to In un editoriale sul Corriere della Sera, il j'accuse di uno dei più grandi giuristi del nostro Paese al degrado del sistema educativo e lavorativo italiano. Le storture - spiega - non sono solo costituzionali ma anche ingiuste, perché minano la giustizia intergenerazionaleIn un editoriale sul Corriere della Sera, il j'accuse di uno dei più grandi giuristi del nostro Paese al degrado del sistema educativo e lavorativo italiano. Le storture - spiega - non sono solo costituzionali ma anche ingiuste, perché minano la giustizia intergenerazionale
di Ennio Bassi
Nell’editoriale "Le nuvole sui nostri giovani" pubblicato sul Corriere della Sera, il professor Sabino Cassese, uno dei più grandi giuristi del nostro paese, lancia un duro j’accuse contro il degrado del sistema educativo e lavorativo italiano, denunciando diplomifici, lauree facili, assunzioni semplificate nel pubblico impiego come una piaga del nostro sistema formativo che penalizza la meritocrazia. Una posizione critica molto simile a quella espressa qualche settimana fa da un altro intellettuale di rango come Massimo Cacciari.
Cassese parte dai dati diffusi da Tuttoscuola, che ha segnalato come nel 2023 30 mila studenti abbiano cambiato scuola trasferendosi «dalla scuola statale a quella paritaria», tra il penultimo e l’ultimo anno, «chiaramente diretti a ottenere un diploma [...] con maggiore facilità». A questi istituti si rivolge la recente stretta del Ministero, che però arriva solo «alla fine del marzo di quest’anno», con un decreto che limita la possibilità di attivare più classi terminali collaterali. Tuttavia, osserva Cassese, «il problema non è stato ancora risolto».
La stessa logica del “facile e veloce” si estende, secondo l’ex giudice costituzionale, all’università. Denuncia il «trasferimento da università di consolidata tradizione a università [...] prevalentemente telematiche, senza un vero e proprio corpo docente», prive di «biblioteche, laboratori e progetti di ricerca». Queste realtà, dice, «prendono a prestito insegnanti spesso molto esperti, salvo che nell’educare» e offrono «un percorso [...] facilitato, proprio per attrarre studenti».
Il fenomeno si allarga anche ai percorsi di abilitazione all’insegnamento, e poi all’impiego nella pubblica amministrazione, dove l’obiettivo sembra essere «sistemare precari» piuttosto che «dare agli studenti insegnanti capaci». Si utilizzano «graduatorie di vecchi concorsi, peraltro semplificati» e si fanno entrare candidati «che, pur idonei perché hanno superato la prova orale con il punteggio minimo previsto, non rientrano tra i vincitori».
Un’ulteriore stortura riguarda la dirigenza pubblica, dove «per un terzo dei posti [...] è previsto, in luogo di un concorso, il cosiddetto “sviluppo di carriera” con “prove esperienziali”». Una modalità che, secondo Cassese, tradisce l’intento originario della riforma del 1972 voluta da Andreotti, e che si fonda su un sistema di valutazione fittizio, dove «il 98 per cento del personale pubblico ottiene il punteggio massimo».
Il quadro che ne risulta è allarmante: «si corre ai ripari», ma «si continua con il vecchio andazzo». Questo sistema, accusa Cassese, «tradisce la Costituzione», che all’articolo 34 garantisce il diritto allo studio «ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi», attraverso strumenti che devono essere «attribuiti per concorso». La parola “concorso”, sottolinea, «è usata ben quattro volte dalla Costituzione», proprio per «assicurare a tutti eguali possibilità di accesso».
Ma le storture non sono solo costituzionali. Sono anche ingiuste, perché minano la giustizia intergenerazionale: «se si gonfiano i ruoli pubblici oggi, le generazioni di domani non troveranno sbocchi di carriera». E le conseguenze sono già visibili: «l’emigrazione verso l’estero», nota Cassese, «è in sensibile aumento», con 191 mila italiani emigrati nel 2024, soprattutto giovani, attratti da migliori opportunità in Germania, Spagna e Regno Unito.
In chiusura, un dato emblematico: «un terzo degli italiani non riesce a comprendere se non testi molto brevi e semplici e solo il 5 per cento raggiunge livelli adeguati di comprensione della scrittura». Per Cassese, è la prova che «stiamo preparando un pessimo futuro per le prossime generazioni».
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