Link to Il motivo del delirio e dello sguardo fra epica e letteratura russa.Il motivo del delirio e dello sguardo fra epica e letteratura russa.
Le ciglia folte, scure, percorse da una fissità che sembra aver abbandonato ogni ragione.
Tanto in Didone quanto in Anna Karenina, la follia affiora anzitutto nello sguardo. Gli occhi diventano il primo luogo dell’alterazione, lo spazio in cui l’interiorità si sottrae alla corrispondenza con il mondo esterno e inizia a organizzare un ordine tutto proprio, impermeabile e irrequieto.
Didone, regina di Cartagine, viene introdotta da Virgilio come figura di stabilità: fondatrice della città e legislatrice, garante di un equilibrio politico e morale che il poema si incaricherà progressivamente di incrinare.Il suo tragico destino nasce da una deriva inesorabile del controllo, innescata dal voltafaccia di Enea ed esacerbata dall’intervento divino. Fedele per scelta alla memoria del marito Sicheo, Didone aveva rifiutato ogni proposta di matrimonio, mantenendo intatto il proprio ruolo pubblico e morale. L’incontro con l’eroe troiano, però, scardina questa architettura interiore, trasformando la passione in furor.
Quando Enea rifiuta la loro unione, la regina inizia a vagare furiosa per la città come una menade, in preda a un delirio straordinariamente affine a quello di Anna Karenina: gli occhi si accendono e roteano verso il cielo, il volto si fa pallido e tremante, le frasi sconnesse. È una follia che culmina nel gesto estremo del suicidio, concepito in entrambi i casi come unica forma di ricomposizione possibile.
Anche Anna Karenina, prima dell’incontro con il suo amante, appare come una donna pienamente inserita nella società e apprezzata da tutti. È bella, elegante, riconoscibile per una grazia che Tolstoj descrive come insolita rispetto alla sua notevole fisicità. Partecipa ai balli avvolta in drappeggi di velluto scuro, scrive libri per bambini, si muove con una tale confidenza negli spazi della mondanità da sembrare quasi sospesa. È un punto di riferimento morale, tanto che le viene affidato il compito di risolvere delicate questioni familiari.
Tolstoj, tuttavia, introduce sin dall’inizio una nota di dissonanza, un velo sottile di elusività che accende immediatamente l’interesse del lettore. E lo fa proprio attraverso gli occhi, descritti come grigi, fitti e volubili, attraversati da desideri poetici e inconoscibili istanze.
Dopo la scoperta del tradimento di Vronskij, il delirio prende progressivamente consistenza: dal senso di colpa per l’abbandono della famiglia alla gelosia ossessiva, per culminare nella paranoia e nel disprezzo esplicito del mondo.
In tutte queste fasi, Anna strizza spesso le palpebre come per mettere a fuoco qualcosa di distante e irraggiungibile. Parallelamente, Didone “si aggrappa a Enea con gli occhi e con il cuore, prendendolo di tanto in tanto in grembo, ignara di quale grande dio stia entrando in lei, con suo dolore”
(reginam petit haec oculis, haec pectore toto haeret et interdum gremio fouet, inscia Dido, insidat quantus miserae deus).
Gli occhi della regina sono descritti nella loro fissità, sia nel momento dell’innamoramento sia quando viene abbandonata: “Illa solo fixos oculos aversa tenebat.” Poco prima di morire, Didone tenta di risollevare lo sguardo verso l’alto un’ultima volta.
Un tentativo impossibile di ricongiungersi proprio a quel cielo da cui il disordine è disceso. Gli occhi della regina, però, sembrano non reggere il peso del destino e con loro si chiude anche l’illusione che l’amore possa essere contenuto in una misura umana.
In Anna Karenina, d’altro canto, lo sguardo è emblema di un’interiorità irriducibile, troppo ampia per iscriversi nelle consuetudini, nelle norme sociali, nelle intollerabili vie dell’omologazione. Gli occhi di Anna sono, quindi, la più vivida espressione del Sehnsucht romantico, quell’afflato galoppante verso la possibilità di sottrarsi alla finitudine e alla morte.
Paradossalmente, con il procedere del romanzo, che culminerà nel suicidio dell’eroina tragica, il suo sguardo si fa sempre più distante e remissivo, come se il mondo, così come si è rivelato alla fine, non fosse più degno di essere guardato.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati