Sotto il mantello di Xi: la Cina e il nuovo ordine multipolare senza l'Europa

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Guido Talarico
Guido Talarico
Sotto il mantello di Xi: la Cina e il nuovo ordine multipolare senza l'Europa

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Link to La Cina vuole ridisegnare il sistema internazionale e molti Paesi sono pronti a seguirla. Per l’Europa, oggi più fragile e sola, la sfida è decidere se restare spettatrice o diventare protagonista, cogliendo in Pechino non solo un rivale strategico, ma anche un partner indispensabile per il proprio futuroLa Cina vuole ridisegnare il sistema internazionale e molti Paesi sono pronti a seguirla. Per l’Europa, oggi più fragile e sola, la sfida è decidere se restare spettatrice o diventare protagonista, cogliendo in Pechino non solo un rivale strategico, ma anche un partner indispensabile per il proprio futuro

di Guido Talarico

Per tre giorni Tianjin è stata la capitale simbolica di un mondo che si allontana dall’egemonia statunitense, con l'Europa che ancora fa finta di non essersi accorta di questo epocale cambiamento. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) ha riunito oltre venti capi di Stato e rappresentanti di dieci organizzazioni internazionali in quello che appare come il summit più imponente mai ospitato dalla Cina. A guidare il palcoscenico il leader sempre più supremo, Xi Jinping, deciso a mostrare che esiste un’alternativa concreta all’ordine costruito dagli Usa dopo la Guerra fredda.

Tra i protagonisti, Vladimir Putin, isolato dall’Occidente e in cerca di appoggi per reggere l’urto delle sanzioni, l’iraniano Pezeshkian sotto pressione per il nucleare e per gli attacchi israeliani, il birmano Hlaing, Kim Jong-un e il turco Erdoğan. Presente anche Narendra Modi, costretto a muoversi con cautela tra Washington e Pechino, dopo anni di tensioni e scontri di confine.

A rendere ancora più simbolico l’evento è stata la visita del segretario generale dell’Onu António Guterres, accolto da Xi con la promessa che “la Cina sarà sempre un partner affidabile delle Nazioni Unite”. Un chiaro messaggio a Washington, che sotto Trump ridimensiona il ruolo delle istituzioni multilaterali.

Il vertice di Tianjin certo non risolve le contraddizioni interne alla SCO, né cancella il ruolo militare predominante degli Stati Uniti. Ma il messaggio che arriva da quelle latitudini è forte: la Cina vuole ridisegnare il sistema internazionale e molti Paesi sono pronti a seguirla. Per l’Europa, oggi più fragile e sola, la sfida è dunque decidere se restare spettatrice o diventare protagonista, cogliendo nella Cina non solo un rivale strategico, ma anche un partner indispensabile per il proprio futuro. Vedremo. Intanto qui cerchiamo di capire cosa è successo in Cina in questo summit che di certo è tra i più rilevanti almeno delle ultime due decadi.

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Fondata nel 2001 per garantire sicurezza tra Cina, Russia e alcune repubbliche centroasiatiche, la SCO, Organizzazione si è trasformata in un blocco che oggi rappresenta circa il 40% della popolazione mondiale. Non è una Nato asiatica, ma la sua forza sta nella flessibilità: raccoglie Paesi diversi, spesso rivali, in un contenitore che offre un’identità alternativa a quella occidentale. A Tianjin si è discusso di strategia decennale, cooperazione economica, sicurezza e cultura, delineando i contorni di un ordine multipolare. Il che è una novità di assoluto rilievo.

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La narrativa proposta da Xi è chiara: l’Occidente vive una fase di declino, diviso e protezionista, mentre la Cina offre multilateralismo, rispetto della sovranità e cooperazione Sud-Sud. È un messaggio oggettivamente dirompente che trova ascolto soprattutto in Paesi frustrati dalle regole imposte da Washington. La presenza dell’Onu a Pechino ne certifica la portata politica e in qualche modo storica: per Xi, è la dimostrazione che la Cina può presentarsi come garante delle istituzioni globali.

Link to Putin tra dipendenza e propagandaPutin tra dipendenza e propaganda

Putin ha usato il summit per rafforzare i legami con l’Asia e per dimostrare che non è isolato, con buona pace del suo amico Trump. L’obiettivo è esportare più petrolio verso l’India e convincere Xi a sostenere il gas russo con il progetto Power of Siberia 2. Ma Pechino preferisce diversificare, evitando vincoli decennali. La Russia, insomma, appare sempre più legata per non dire subordinata alla Cina, pur presentandosi come alleato strategico.

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L’India dal canto suo non vuole rinunciare alla partnership con gli Stati Uniti, ma i dazi punitivi imposti da Trump e la necessità di accedere a energia a basso costo spingono Modi a un nuovo dialogo con Xi. La sua partecipazione a Tianjin è il segno di un pragmatismo politico e diplomatico necessario: non isolarsi, pur mantenendo le distanze.

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Ma non tutto è rose e fiori. Dietro la retorica unitaria restano infatti non poche fratture: India e Pakistan continuano a scontrarsi, l’Iran resta sotto sanzioni e le relazioni tra Cina e Russia non sono paritarie. La SCO non ha mai impedito conflitti regionali, ma Xi non punta tanto alla forza militare, quanto al valore simbolico: esibire un’alternativa al dominio occidentale. Una via pacifica e commerciale che fa sempre più proseliti.

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Il dato politico più rilevante riguarda tuttavia proprio l’assente Occidente. Il vero catalizzatore di questa svolta non è Xi, ma Donald Trump, con la sua politica isolazionista e i dazi che hanno incrinato la fiducia di partner storici a cominciare proprio dagli europei. Mentre gli Stati Uniti si ritirano dal multilateralismo, Pechino si offre come architetto di un ordine alternativo.

In questo scenario, l’Europa appare debole, vittima del suo nanismo politico, priva di una visione comune e sempre più marginalizzata dal vecchio alleato statunitense. Proprio per questo, per i Paesi europei diventa cruciale guardare alla Cina non solo con sospetto, ma come a un’opportunità di sviluppo. Riprendere progetti economici con Pechino (ricordate la Via della Seta?) può significare investimenti, nuove filiere, accesso a mercati immensi. Non si tratta di rinunciare ai valori occidentali, ma di riconoscere che in un mondo multipolare l’autonomia passa anche dalla capacità di dialogare con l’Asia.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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