Link to Ad accogliere il pontefice nel penitenziario romano il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il capo dimissionario del Dap Giovanni Russo e la banda del corpo della polizia penitenziaria che ha intonato le note dell'Inno del Giubileo 2025 sotto la direzione del maestro Fausto Remini.Ad accogliere il pontefice nel penitenziario romano il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il capo dimissionario del Dap Giovanni Russo e la banda del corpo della polizia penitenziaria che ha intonato le note dell'Inno del Giubileo 2025 sotto la direzione del maestro Fausto Remini.
Il Papa ha aperto la seconda Porta Santa del Giubileo 2025 a Rebibbia, dopo quella della vigilia di Natale nella basilica di San Pietro. “Ho voluto che fosse qui, in un carcere. Ho voluto che tutti noi avessimo la possibilità di spalancare le porte del cuore per capire che la speranza non delude, non delude mai”, ha detto Francesco, che ha scelto il giorno di Santo Stefano, primo martire della Chiesa cattolica, per questo evento, che è un unicum nella storia della Chiesa. Giovanni XXIII il 26 dicembre 1958 si presentò a Regina Coeli a sorpresa chiedendo di essere affiancato da un detenuto durante la celebrazione della messa, ma la sua fu una semplice visita non legata al Giubileo.
Ad accogliere il pontefice nel penitenziario romano il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il capo dimissionario del Dap Giovanni Russo e la banda del corpo della polizia penitenziaria che ha intonato le note dell'Inno del Giubileo 2025 sotto la direzione del maestro Fausto Remini. Poi, il Papa è salito fino alla porta della chiesa del Padre Nostro dove si è svolto il rito di apertura della Porta Santa, la Porta della Speranza appunto.
Oltre 300 le persone presenti in chiesa e un centinaio, fra uomini e donne, i detenuti provenienti dai quattro istituti penitenziari di Rebibbia. A immortalare l’avvenimento il dono al al Papa di un dipinto raffigurante un Cristo salvifico, realizzato dall'artista Elio Lucente, ex poliziotto penitenziario e l’inaugurazione dell’opera firmata dall'artista Marinella Senatore, dal titolo “Io contengo moltitudini”: un progetto di arte contemporanea - in continuità con il Padiglione della Santa Sede allestito nel carcere femminile di Venezia in occasione della Biennale - composto da una struttura ad albero, alta circa 6 metri, con luminarie in forma di strisce che riportano frasi di detenute, detenuti e personale penitenziario, scritte in varie lingue, anche in dialetto.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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