Link to Con una circolare inviata a tutti gli istituti scolastici, Valditara ha chiarito che la lingua italiana deve essere rispettata in ogni comunicazione ufficiale. L’uso di simboli non previsti dalla grammatica italiana, sottolinea il Ministero, rischia di generare ambiguità e rendere i testi meno leggibiliCon una circolare inviata a tutti gli istituti scolastici, Valditara ha chiarito che la lingua italiana deve essere rispettata in ogni comunicazione ufficiale. L’uso di simboli non previsti dalla grammatica italiana, sottolinea il Ministero, rischia di generare ambiguità e rendere i testi meno leggibili
Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha preso posizione contro l’utilizzo di segni grafici come l’asterisco (*) e lo schwa (ə) all'interno delle comunicazioni ufficiali delle scuole italiane. Secondo il Ministero, questi simboli non rispettano le regole della lingua italiana e possono compromettere la chiarezza e l’uniformità dei testi istituzionali.
La circolare di Valditara per ribadire le regole linguistiche
Con una circolare inviata a tutti gli istituti scolastici, Valditara ha chiarito che la lingua italiana deve essere rispettata in ogni comunicazione ufficiale. L’uso di simboli non previsti dalla grammatica italiana, sottolinea il Ministero, rischia di generare ambiguità e rendere i testi meno leggibili.
A supporto di questa posizione, il ministro cita l’Accademia della Crusca, che ha più volte espresso riserve sull’uso di segni grafici non convenzionali, specialmente nei documenti ufficiali. Secondo l'ente linguistico, l’adozione di questi simboli può ostacolare la comprensione del testo e ridurne l’accessibilità.
“La comunicazione istituzionale deve essere chiara e rispettare le norme linguistiche vigenti”, si legge nel documento ministeriale, che invita le scuole a utilizzare un linguaggio corretto e privo di elementi che possano generare confusione.
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La decisione del ministro ha ricevuto il plauso della maggioranza di governo e di diverse associazioni di orientamento conservatore. Fabio Pietrella, deputato di Fratelli d’Italia, ha sottolineato come la lingua italiana abbia una struttura consolidata, che non dovrebbe essere modificata da “forzature ideologiche”.
Anche il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, si è espresso a favore della circolare, definendola un argine contro l’alterazione dell’italiano a fini di inclusività forzata. Simili considerazioni sono state espresse dall’associazione ProVita&Famiglia, che ha accolto con favore la misura, considerandola una tutela della lingua e della realtà biologica dei generi.
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Dall’altra parte, la scelta del Ministero ha sollevato polemiche tra le forze di opposizione e le associazioni per i diritti civili. Esponenti del Partito Democratico hanno accusato il governo di concentrarsi su battaglie ideologiche piuttosto che affrontare le reali problematiche del sistema scolastico, come la carenza di fondi e il basso salario degli insegnanti.
Maria Cecilia Guerra, parlamentare del PD, ha evidenziato l’incoerenza di vietare simboli inclusivi mentre in molti contesti istituzionali si continua a ignorare il femminile di cariche e professioni, come "ministra" o "sindaca".
Anche le associazioni LGBT+ hanno contestato la misura, sottolineando come i veri problemi della lingua italiana derivino dalla scarsa attenzione all’istruzione e non dall’uso di nuove forme di inclusività. Rosario Coco, presidente di Gaynet, ha paragonato Valditara a Donald Trump, accusandolo di voler censurare l’evoluzione del linguaggio per motivazioni politiche.
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La decisione del Ministero ha riacceso il confronto sulla lingua italiana e sulla sua evoluzione. Da un lato, c’è chi difende la purezza della grammatica tradizionale, dall’altro chi vede nella lingua uno strumento dinamico, capace di adattarsi ai cambiamenti della società. La questione rimane aperta, mentre il dibattito sull’inclusività linguistica continua a dividere politica e opinione pubblica.
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