Suicidio assistito, primo caso in Lombardia gestito interamente dalla sanità regionale

di

Corinna Pindaro

Primo caso in Lombardia di suicidio medicalmente assistito interamente organizzato dal Servizio sanitario regionale. È morto Domenico Zuccarella, 59 anni, dopo oltre nove mesi di attesa

Suicidio assistito, primo caso in Lombardia gestito interamente dalla sanità regionale

In Lombardia si apre un nuovo capitolo sul tema del suicidio medicalmente assistito. Per la prima volta, infatti, l'intera procedura è stata organizzata e gestita dal Servizio sanitario regionale.

Il protagonista è Domenico Zuccarella, 59 anni, originario di Giussano e affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva. L'uomo è morto dopo aver ottenuto dall'Asst Ovest Milanese l'assistenza richiesta.

Il caso è particolarmente significativo perché la sanità regionale non si è limitata alle verifiche previste dal percorso: ha organizzato anche la fase attuativa, compresi l'assistenza sanitaria, il farmaco, la strumentazione necessaria e l'individuazione del luogo nel quale procedere.

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La vicenda era iniziata l'8 novembre 2025, quando Zuccarella aveva presentato la richiesta all'Asst Ovest Milanese.

Dalla domanda alla conclusione della procedura sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi. Un'attesa particolarmente lunga, soprattutto considerando la progressione della malattia.

Secondo l'Associazione Luca Coscioni, le linee guida regionali approvate a maggio prevedono invece un termine massimo complessivo di 145 giorni per il procedimento.

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Nel corso dei mesi l'uomo aveva sollecitato più volte l'azienda sanitaria. Di fronte alla mancata conclusione dell'iter, alla fine di maggio il collegio legale che lo assisteva aveva presentato un ricorso d'urgenza al tribunale, chiedendo che la procedura venisse portata a termine in tempi compatibili con l'evoluzione della sua condizione.

Il caso è così diventato anche una questione giudiziaria e istituzionale, riaccendendo il confronto sui tempi di accesso al suicidio medicalmente assistito e sull'organizzazione delle procedure da parte delle strutture pubbliche.

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La definizione di «primo caso» deve essere precisata. Quello di Zuccarella è il primo suicidio assistito interamente gestito dal Servizio sanitario regionale lombardo, ma non è il primo accesso alla procedura nella regione.

Secondo le informazioni diffuse dall'Associazione Luca Coscioni e riportate da RaiNews e Sky TG24, altre persone avevano già ottenuto l'accesso al suicidio assistito in Lombardia. La particolarità del caso Zuccarella è che, per la prima volta, la Regione ha organizzato integralmente la fase attuativa.

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La vicenda si inserisce in un quadro nazionale ancora complesso. In Italia non esiste una legge statale organica sul suicidio medicalmente assistito, mentre la Corte costituzionale, a partire dalla sentenza del 2019 sul caso Cappato-Dj Fabo, ha individuato condizioni precise entro le quali l'aiuto al suicidio non è punibile.

Il percorso richiede la verifica delle condizioni stabilite dalla Consulta e il coinvolgimento delle strutture sanitarie e degli organismi competenti. Le modalità concrete di attuazione, tuttavia, hanno prodotto differenze significative tra le varie Regioni.

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Proprio l'assenza di una disciplina nazionale dettagliata ha reso necessario, in diverse realtà, intervenire a livello regionale per organizzare concretamente le procedure.

La Lombardia ha adottato proprie linee guida nel maggio scorso, fissando anche tempi per lo svolgimento dell'iter. Il caso di Zuccarella riporta però in primo piano la distanza che può esistere tra i tempi stabiliti sulla carta e quelli effettivamente necessari per arrivare alla conclusione della procedura.

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La vicenda ha provocato reazioni molto diverse. Da una parte, le associazioni che sostengono il diritto all'autodeterminazione sottolineano soprattutto la lunga attesa affrontata da Zuccarella e chiedono procedure più rapide e uniformi.

Dall'altra, il caso riapre il confronto sul ruolo del Servizio sanitario nazionale e sul significato dell'intervento pubblico nelle procedure di fine vita. Alcune organizzazioni hanno espresso forti perplessità sull'idea che il sistema sanitario debba organizzare direttamente un percorso di suicidio medicalmente assistito.

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Il caso lombardo arriva mentre il tema del fine vita continua a essere al centro del dibattito politico italiano.

La vicenda di Domenico Zuccarella mette in evidenza soprattutto una questione: anche quando una persona possiede i requisiti individuati dalla Corte costituzionale, l'accesso concreto alla procedura può dipendere dall'organizzazione sanitaria della Regione e dai tempi necessari per completare le verifiche.

Il primo caso interamente gestito dalla sanità lombarda rappresenta quindi un precedente importante. Ma, insieme alla procedura conclusa, lascia aperta una domanda più ampia: quanto ancora dovrà attendere l'Italia per una disciplina nazionale capace di garantire regole e tempi uniformi sul suicidio medicalmente assistito?

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