L'11 settembre è una data unica nella storia del Cile e non solo, viste le ripercussioni mondiali di quel giorno.
Era il 1973 quando i destini di Salvador Allende e del Cile presero una svolta tragica. L'esercito cileno, guidato dal generale Augusto Pinochet, assediò il palazzo presidenziale della Moneda a Santiago. Allende, in un atto di disperazione, si tolse la vita dopo aver pronunciato un commovente discorso via radio che recitava: “Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!“. C'è chi parlò di suicidio, chi invece suggerì che Allende potrebbe essere stato ucciso da Pinochet stesso. Quel che è certo è che quel giorno segnò l'inizio di una delle dittature più brutali del dopoguerra.
Oggi, per la prima volta dal ritorno alla democrazia, il governo cileno non organizzerà una cerimonia ufficiale per commemorare l'11 settembre 1973. Il presidente Kast manterrà la sua agenda istituzionale e sarà impegnato nella regione di Los Ríos.
La decisione ha suscitato critiche anche all'interno della maggioranza, mentre l'opposizione ha chiesto al capo dello Stato di ricordare che governa tutti i cileni, comprese le famiglie delle vittime della dittatura. Il governo ha difeso la scelta sostenendo la necessità di concentrarsi sulle priorità attuali e di "guardare avanti".
Kast, storicamente critico nei confronti del governo di Allende, potrebbe comunque fare riferimento alla ricorrenza nell'ambito della sua agenda ordinaria.
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