Testimoni di Geova: rivoluzione sulle trasfusioni di sangue

di

Pierpaolo Carmine Beccarisi

Tolto il divieto: la decisione lasciata alla coscienza del singolo

Testimoni di Geova: rivoluzione sulle trasfusioni di sangue

I testimoni di Geova cambiano la loro posizione sulle trasfusioni. Ora i fedeli possono ricevere e donare trasfusioni di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine. Ad annunciarlo è stato il sesto aggiornamento del corpo direttivo dell'anno "2026 Governing body update number 6", pubblicato dall'1 di notte di sabato sul sito ufficiale. 

Come spiegato da La Stampa, si tratta di un video in cui un presentatore parla di questioni confessionali per poi citare la lettera di Paolo ai Galati del Nuovo Testamento: "Ciascuno porterà il proprio fardello". Questo significa che ciò che segue potrà essere deciso liberamente, in anonimo, senza giudizio dai correligionari. Ricorda che col "cambio d’intendimento numero 2 del marzo ’26" è stata liberalizzata l’autotrasfusione. Poi arriva l’annuncio: "Questo principio si applica anche ai quattro maggiori componenti del sangue", ovvero quelli che costituiscono il 99 per cento delle trasfusioni odierne. 

Non cambia invece la posizione sulle trasfusioni di sangue interno proveniente da un'altra persona, le meno diffuse in ambito medico.  Il divieto nasce dall’interpretazione letterale di alcuni passi delle Sacre Scritture che invitano ad "astenersi dal sangue". Già a marzo il Corpo Direttivo aveva modificato le regole interne e aveva autorizzato i fedeli a far prelevare e conservare il proprio sangue per eventuali trattamenti medici futuri. Quel sangue, però, poteva essere utilizzato soltanto dalla stessa persona e non da altri.

Il divieto di ricevere sangue altrui per i Testimoni di Geova risale alla Seconda Guerra Mondiale. Il gruppo di attivisti di AJWRB, che si batte per l’abolizione del divieto, ha contati 33 mila morti dal 1961 al 2016 a causa della regola, ma è un dato inattendibile. In Italia ci sono 250 mila adepti. E secondo le leggi rifiutare un trattamento medico per motivi religiosi è un diritto.

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