Basta soffermarsi qualche secondo in più su un video per ritrovarne altri dieci dello stesso genere. Poi altri ancora, sempre più simili, fino a quando la schermata del telefono sembra raccontare un'unica storia. È il meccanismo che rende TikTok uno dei social network più coinvolgenti al mondo, ma che secondo la Commissione europea può trasformarsi in un rischio concreto per la salute mentale degli utenti.
Venerdì 6 novembre Bruxelles ha comunicato le conclusioni preliminari di un'indagine sul funzionamento del feed “Per Te”, ritenendo che la piattaforma non rispetti alcuni obblighi previsti dal Digital Services Act, la normativa europea sui servizi digitali.
Al centro delle contestazioni non ci sono soltanto i contenuti pubblicati dagli utenti, ma soprattutto il modo in cui l'algoritmo li seleziona, li organizza e continua a proporli.
È la prima volta che la Commissione formula una contestazione di questo tipo concentrandosi specificamente sull'effetto rabbit hole di un sistema di raccomandazione. Non si tratta ancora di una sanzione definitiva: TikTok avrà la possibilità di rispondere e difendere il proprio modello.
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L'espressione inglese rabbit hole, letteralmente “tana del coniglio”, richiama il celebre episodio di Alice nel Paese delle Meraviglie, quando la protagonista segue il Bianconiglio e precipita in un mondo dal quale diventa difficile uscire.
Nel linguaggio digitale descrive un fenomeno simile: una persona comincia a guardare contenuti su un determinato argomento e viene progressivamente indirizzata verso una quantità sempre maggiore di video che trattano lo stesso tema.
Il meccanismo si basa sul funzionamento degli algoritmi di raccomandazione. TikTok osserva il comportamento degli utenti, considerando elementi come i video visualizzati, il tempo trascorso davanti allo schermo, i commenti, le condivisioni e i “mi piace”.
Questi segnali vengono interpretati per individuare gli interessi della persona e proporre contenuti potenzialmente capaci di catturarne l'attenzione.
Il problema nasce quando l'algoritmo non distingue adeguatamente tra un interesse autentico e un comportamento legato alla curiosità, alla preoccupazione o a una condizione di fragilità.
Una ragazza che guarda un video su una dieta estrema, per esempio, potrebbe ricevere suggerimenti sempre più numerosi sul dimagrimento, sul controllo del peso e sull'aspetto fisico. Allo stesso modo, una persona che si sofferma su contenuti dedicati alla tristezza o alla solitudine potrebbe ritrovarsi davanti a una sequenza continua di video sul disagio emotivo.
L'effetto è quello di una progressiva riduzione della varietà dei contenuti, con il rischio di rafforzare pensieri, paure e convinzioni già presenti.
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Secondo la Commissione europea, l'esposizione continua a determinati contenuti può avere conseguenze particolarmente problematiche quando riguarda persone psicologicamente vulnerabili.
Non è necessariamente il singolo video a rappresentare un pericolo. A preoccupare Bruxelles è soprattutto la ripetizione, perché un messaggio che compare occasionalmente può assumere un peso diverso quando viene riproposto decine di volte.
Nel caso dei contenuti sull'immagine corporea, per esempio, la visione insistente di corpi idealizzati, diete restrittive e trasformazioni fisiche può alimentare confronti negativi con il proprio aspetto.
Per chi manifesta già insicurezze o difficoltà nel rapporto con il cibo, questa esposizione potrebbe contribuire a peggiorare una condizione preesistente.
Un fenomeno analogo può verificarsi con i video dedicati alla depressione, all'ansia o all'isolamento sociale. Sebbene parlare apertamente di salute mentale possa favorire la consapevolezza e ridurre lo stigma, una sequenza eccessivamente omogenea di contenuti negativi rischia di accentuare il senso di solitudine o di alimentare la ruminazione, cioè la tendenza a concentrarsi ripetutamente sugli stessi pensieri dolorosi.
Questo non significa che utilizzare TikTok provochi automaticamente depressione o disturbi alimentari. Il rapporto tra social network e salute mentale è complesso e dipende da molti fattori individuali e ambientali.
La contestazione europea riguarda invece un rischio specifico: la possibilità che la progettazione dell'algoritmo amplifichi condizioni di vulnerabilità attraverso un'esposizione ripetuta e difficilmente controllabile.
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Una delle principali preoccupazioni riguarda gli adolescenti, che rappresentano una componente importante del pubblico di TikTok.
Durante l'adolescenza, il rapporto con il proprio corpo, il bisogno di approvazione sociale e la costruzione dell'identità possono rendere particolarmente influenti i messaggi ricevuti attraverso le piattaforme digitali.
La ripetizione di contenuti legati alla bellezza, alla popolarità o alla perdita di peso può contribuire a creare aspettative difficili da raggiungere e favorire il confronto costante con modelli idealizzati.
Anche i meccanismi di gratificazione immediata svolgono un ruolo importante. Il passaggio rapido da un video all'altro, accompagnato dalla possibilità di trovare continuamente qualcosa di nuovo, può rendere più difficile interrompere la navigazione.
Bruxelles ritiene che le piattaforme debbano tenere conto di queste caratteristiche quando progettano i propri servizi, soprattutto perché i minori potrebbero non avere ancora sviluppato strumenti sufficienti per riconoscere e gestire determinate dinamiche.
La tutela richiesta dall'Unione europea, tuttavia, non riguarda esclusivamente bambini e adolescenti. Anche gli adulti che attraversano periodi di difficoltà psicologica possono essere esposti agli stessi rischi.
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Le conclusioni preliminari della Commissione si concentrano su due aspetti fondamentali: la valutazione dei rischi e l'efficacia delle misure adottate per ridurli.
Il Digital Services Act impone alle grandi piattaforme online di individuare i rischi sistemici associati al funzionamento dei propri servizi e di introdurre strumenti proporzionati per limitarli.
Secondo Bruxelles, TikTok non avrebbe esaminato in maniera sufficientemente approfondita le conseguenze del proprio sistema di raccomandazione sulla salute mentale degli utenti.
L'indagine ha preso in considerazione documenti interni della società, valutazioni del rischio, risposte alle richieste di informazioni, ricerche scientifiche e contributi di esperti.
Da questo lavoro è emersa la preoccupazione che il feed “Per Te” possa favorire la formazione di percorsi di visualizzazione sempre più concentrati su argomenti potenzialmente dannosi.
La vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen ha sottolineato come ogni interazione con un video possa contribuire a indirizzare l'utente verso contenuti analoghi, creando una spirale dalla quale diventa difficile allontanarsi.
Per Bruxelles, le piattaforme hanno la responsabilità di affrontare i rischi prodotti dai propri sistemi di raccomandazione, indipendentemente dal fatto che i singoli contenuti siano legali.
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Uno dei punti più significativi della contestazione riguarda gli strumenti che TikTok mette a disposizione degli utenti per modificare i contenuti suggeriti.
La piattaforma consente già di selezionare l'opzione “Non mi interessa”, attraverso la quale una persona può segnalare di non voler visualizzare determinati video. Secondo la Commissione europea, tuttavia, questo sistema non sarebbe sufficientemente efficace nel contrastare l'effetto rabbit hole.
Il problema riguarda soprattutto il peso attribuito ai diversi segnali utilizzati dall'algoritmo. Se una persona trascorre molto tempo davanti a un contenuto, il sistema potrebbe interpretare quel comportamento come una manifestazione di interesse, anche quando l'utente esprime successivamente una preferenza contraria.
In altre parole, guardare un video non significa necessariamente voler continuare a ricevere contenuti dello stesso genere.
Una persona potrebbe soffermarsi su immagini o racconti che provocano disagio proprio perché ne è turbata. Se l'algoritmo interpreta quel tempo di visualizzazione come un segnale positivo, rischia di proporre ulteriori contenuti analoghi.
È proprio questa dinamica che Bruxelles vuole correggere, chiedendo alla piattaforma di attribuire maggiore importanza alle preferenze espresse consapevolmente dagli utenti.
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Le contestazioni europee potrebbero avere conseguenze importanti sul funzionamento di TikTok.
La Commissione ritiene necessario intervenire sul sistema di raccomandazione, modificando il peso attribuito ai comportamenti degli utenti e rafforzando gli strumenti di controllo.
Tra le soluzioni indicate figura la possibilità di non utilizzare più il tempo di visualizzazione come criterio per raccomandare determinati contenuti, così da evitare che un interesse momentaneo possa trasformarsi in una sequenza ripetitiva.
Bruxelles chiede inoltre che le preferenze esplicite degli utenti abbiano maggiore rilevanza e che gli strumenti per personalizzare il feed siano più semplici da individuare e utilizzare.
Un altro elemento riguarda i controlli periodici sull'algoritmo. TikTok dovrebbe sottoporre il proprio sistema a verifiche regolari, per accertare che le modifiche introdotte riducano effettivamente i rischi.
Non si tratta, dunque, di una richiesta di eliminare tutti i video che parlano di depressione, alimentazione o difficoltà personali. L'obiettivo è impedire che il sistema finisca per riproporre in maniera insistente contenuti potenzialmente problematici.
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La risposta della piattaforma non si è fatta attendere.
Un portavoce di TikTok ha contestato le conclusioni preliminari della Commissione europea, sostenendo che le dichiarazioni diffuse da Bruxelles siano sostanzialmente inesatte e non rappresentino correttamente il funzionamento del servizio.
La società ha rivendicato il proprio impegno nella tutela della comunità e ha sottolineato di mettere già a disposizione degli utenti strumenti per controllare l'esperienza di navigazione.
La posizione dell'azienda è quindi nettamente diversa da quella dell'esecutivo europeo: TikTok ritiene di avere introdotto misure adeguate, mentre Bruxelles considera insufficienti le protezioni esistenti.
Il confronto proseguirà nell'ambito della procedura prevista dal Digital Services Act. La piattaforma potrà esaminare il materiale raccolto durante l'indagine e presentare le proprie osservazioni prima di un'eventuale decisione definitiva.
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La contestazione del 6 novembre rappresenta un nuovo capitolo di un'indagine più ampia avviata dalla Commissione europea nel febbraio 2024.
Già nel febbraio 2026 Bruxelles aveva comunicato conclusioni preliminari riguardanti il carattere potenzialmente dipendente di alcune funzionalità della piattaforma.
Sotto osservazione erano finiti lo scorrimento infinito dei video, la riproduzione automatica, le notifiche e il funzionamento del sistema di raccomandazione.
Secondo la Commissione, queste caratteristiche possono incoraggiare un utilizzo prolungato e difficilmente controllabile dell'applicazione, soprattutto tra gli utenti più giovani.
Il nuovo procedimento sul rabbit hole affronta però un problema diverso, sebbene collegato: non soltanto quanto tempo una persona trascorra davanti allo schermo, ma anche quali contenuti le vengano proposti durante quel tempo.
La distinzione è importante perché un utilizzo relativamente breve potrebbe comunque esporre una persona a contenuti problematici, mentre una navigazione più lunga non comporta necessariamente gli stessi rischi.
La Commissione sta inoltre esaminando effetti analoghi dei sistemi di raccomandazione di Facebook e Instagram, segno che la questione riguarda più in generale il modello di funzionamento delle grandi piattaforme social.
Link to TikTok rischia una multa fino al 6% del fatturato mondialeTikTok rischia una multa fino al 6% del fatturato mondiale
Se le contestazioni preliminari dovessero essere confermate, TikTok potrebbe essere destinataria di una decisione formale di non conformità al Digital Services Act.
La normativa europea prevede sanzioni che possono raggiungere il 6% del fatturato mondiale annuo dell'azienda responsabile della violazione.
L'importo effettivo dipenderebbe dalla gravità dell'infrazione, dalla sua durata e dalle altre circostanze valutate dalla Commissione.
Al momento, però, non è stata inflitta alcuna multa per questa contestazione. Il procedimento è ancora aperto e la piattaforma conserva il diritto di difendersi.
L'obiettivo dichiarato delle autorità europee non è soltanto quello di sanzionare eventuali violazioni, ma soprattutto ottenere cambiamenti concreti nel funzionamento dei servizi digitali.
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Il caso TikTok apre una questione destinata ad assumere un peso crescente nel dibattito sulla regolamentazione delle piattaforme digitali.
Per anni l'attenzione si è concentrata soprattutto sulla rimozione dei contenuti illegali, sulla disinformazione e sulla protezione dei dati personali. Adesso Bruxelles punta direttamente al funzionamento degli algoritmi, riconoscendo che anche la modalità con cui vengono distribuiti contenuti perfettamente legali può produrre rischi.
Un video che racconta un'esperienza di depressione, per esempio, può essere utile a chi cerca informazioni o desidera sentirsi meno solo. La stessa tipologia di contenuti, proposta ripetutamente a una persona vulnerabile, potrebbe invece contribuire a rafforzare pensieri negativi.
La questione non riguarda quindi la possibilità di parlare liberamente di salute mentale, ma la responsabilità delle piattaforme nel decidere quanto spesso e a chi mostrare determinati messaggi.
È su questo equilibrio che si concentrerà il confronto tra TikTok e l'Unione europea.
Il primo giudizio preliminare sul rabbit hole segna così un passaggio importante nella regolamentazione dei social network: non basta più verificare che cosa viene pubblicato, ma occorre interrogarsi anche su come gli algoritmi influenzino ciò che milioni di persone vedono ogni giorno.
Una sfida che riguarda la tutela dei minori, la salute mentale e il rapporto sempre più stretto tra attenzione degli utenti e interessi economici delle piattaforme digitali.
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