Donald Trump arriva all’Assemblea generale delle Nazioni Unite e si prende la scena. Quaranta minuti di discorso, toni muscolari, rivendicazioni e avvertimenti: il presidente americano trasforma il podio del Palazzo di Vetro in una tribuna da cui rilanciare la sua idea di ordine mondiale, con gli Stati Uniti al centro e poco spazio per mediazioni che possano limitarne l’autonomia.
Il messaggio è semplice: l’America, nelle parole di Trump, è tornata più forte e più decisiva. E chi non si adegua rischia di finire nel mirino.
Link to Iran, il bersaglio principaleIran, il bersaglio principale
Il passaggio più duro è quello dedicato a Teheran. Trump ribadisce che l’Iran non dovrà mai ottenere l’arma nucleare e rivendica l’efficacia delle operazioni militari americane contro il programma atomico iraniano.
Il presidente chiede anche agli altri Paesi di aumentare l’isolamento economico della Repubblica islamica, pur lasciando aperta la porta a un accordo.
A margine dei lavori dell’Onu, intanto, proseguono i contatti tra funzionari americani e iraniani. Un canale parallelo alla retorica pubblica, che conferma come lo scontro resti accompagnato da una trattativa diplomatica ancora aperta.
Link to Cuba reagisce e lascia l’aulaCuba reagisce e lascia l’aula
Altro affondo, questa volta contro L’Avana. Trump definisce Cuba uno “Stato fallito” e prevede il crollo dell’attuale sistema politico.
La reazione è immediata: la delegazione cubana abbandona l’aula e il governo dell’Avana respinge le parole del presidente americano, accusando Washington di continuare a negare il diritto del Paese alla propria sovranità.
Lo scontro riporta al centro anche il nodo dell’embargo, che Cuba continua a indicare come una delle principali cause della propria crisi economica.
Link to Sull’intelligenza artificiale si apre un nuovo fronteSull’intelligenza artificiale si apre un nuovo fronte
Tra i dossier più politici della giornata c’è anche l’intelligenza artificiale. Trump respinge l’idea di una governance internazionale più stringente e attacca ogni ipotesi di regolamentazione globale che, nella sua lettura, rischierebbe di frenare l’innovazione americana.
Su questo terreno emergono subito le distanze con diversi alleati europei.
Il primo ministro britannico Andy Burnham propone standard comuni sulla sicurezza dell’IA sotto l’ombrello del G20. Emmanuel Macron insiste invece sulla necessità di evitare che il futuro della tecnologia venga deciso soltanto da Stati Uniti e Cina.
Il presidente francese chiede maggiore autonomia strategica e una cooperazione tra Paesi interessati a sviluppare modelli avanzati aperti e condivisi.
Link to Gaza spacca il Palazzo di VetroGaza spacca il Palazzo di Vetro
Ma è ancora il Medio Oriente a dominare il dibattito politico.
Macron denuncia l’inazione della comunità internazionale davanti a Gaza e rilancia la soluzione dei due Stati. Le sue parole provocano la dura reazione del governo israeliano, che contesta alcune affermazioni del presidente francese e risponde con toni molto duri.
Ancora più esplicito Recep Tayyip Erdogan, che invita gli Stati a riconoscere la Palestina e accusa Israele per quanto sta accadendo nella Striscia.
Anche il re di Giordania Abdullah II e l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani usano parole molto severe contro la condotta israeliana.
Londra mantiene una posizione più articolata: sostegno alla sicurezza di Israele, ma critica esplicita alle azioni del governo israeliano a Gaza e in Cisgiordania.
Link to Guterres e Lula mettono sotto accusa l’OnuGuterres e Lula mettono sotto accusa l’Onu
Sul fondo resta la grande questione della credibilità delle Nazioni Unite.
António Guterres richiama l’attenzione sulla situazione in Cisgiordania e sulle violazioni dei diritti, mentre Lula sceglie toni durissimi contro l’inefficacia dell’istituzione.
Il presidente brasiliano sostiene che l’Onu stia fallendo nella sua missione principale e denuncia l’indebolimento del sistema multilaterale.
Il suo intervento diventa anche un richiamo politico più ampio: o la comunità internazionale torna a costruire regole condivise, oppure prevarrà la logica del più forte.
Link to Ucraina, tra diplomazia e accuse di immobilismoUcraina, tra diplomazia e accuse di immobilismo
Trump incontra anche Volodymyr Zelensky e ribadisce di voler lavorare alla fine della guerra.
Il presidente americano sostiene che sia Kiev sia Mosca abbiano interesse a trovare una via d’uscita, mentre sul piano diplomatico si prepara anche il confronto tra Marco Rubio e Serghei Lavrov.
L’Italia, con Antonio Tajani, chiede invece una riforma profonda dell’Onu e critica il ritardo con cui l’organizzazione si è mossa sul conflitto ucraino.
Link to L’Assemblea delle grandi frattureL’Assemblea delle grandi fratture
La prima giornata dell’81esima Assemblea generale racconta così un mondo più diviso che mai.
Trump sceglie la forza, il bilateralismo e una diplomazia fondata sui rapporti di potenza. Altri leader insistono invece sulla cooperazione, sulle regole comuni e sul ruolo delle istituzioni internazionali.
Iran, Gaza, Ucraina, intelligenza artificiale, Cuba: ogni dossier apre una frattura diversa.
Il Palazzo di Vetro resta il luogo in cui il mondo continua a parlarsi. Ma, almeno per ora, sempre meno a una sola voce.
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