L’amministrazione Trump ha chiesto alla Corte Suprema degli Stati Uniti di consentire l’entrata in vigore dell’ordine esecutivo presidenziale che introduce restrizioni al voto per posta, aprendo un nuovo scontro giudiziario in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Come riferisce il New York Times, la richiesta d’urgenza è stata presentata dopo che una corte d’appello federale aveva bloccato nei giorni scorsi alcune parti del provvedimento. Il procuratore generale D. John Sauer ha definito la decisione dei giudici inferiori “indifendibile”, sostenendo che impedirebbe al governo federale di applicare misure considerate necessarie per garantire l’“integrità elettorale”.
L’ordine firmato da Trump alla fine di marzo prevedeva limiti al voto per corrispondenza, affidando al Dipartimento della Sicurezza interna il compito di creare elenchi statali sulla cittadinanza degli elettori e chiedendo al servizio postale americano di utilizzare le informazioni fornite dagli Stati per verificare l’accesso al voto via mail.
Oltre venti procuratori generali democratici hanno contestato il provvedimento davanti ai tribunali, sostenendo che violi la Costituzione e il principio di separazione dei poteri, attribuendo alla Casa Bianca competenze che spettano al Congresso e agli Stati.Secondo il New York Times, i giudici federali hanno finora frenato diversi tentativi dell’amministrazione Trump di limitare il voto per posta. A giugno una giudice federale del Massachusetts aveva stabilito che la Costituzione “non concede al presidente poteri specifici sulle elezioni”. Successivamente anche una corte d’appello ha confermato il blocco, avvertendo che l’ordine avrebbe potuto creare confusione e rischiare di escludere elettori aventi diritto.
La Corte Suprema ha chiesto ai ricorrenti di presentare una risposta entro il 3 agosto. Il tema arriva dopo una precedente decisione con cui i giudici hanno respinto il tentativo dell’amministrazione di annullare una legge del Mississippi che consente di conteggiare le schede inviate entro il giorno delle elezioni ma ricevute nei giorni successivi.
Trump da anni critica il voto per posta, sostenendo — senza prove — che possa favorire frodi diffuse, e ha più volte sollecitato nuove restrizioni e requisiti più rigidi per l’identificazione degli elettori.
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