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Link to Dopo mesi di tensioni e incomprensioni, l’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky segna un tentativo di distensione e diplomazia. Ma dietro i sorrisi e i complimenti sartoriali, restano differenze profonde sulla strategia per fermare la guerra in Ucraina. Così al momento niente TomahawkDopo mesi di tensioni e incomprensioni, l’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky segna un tentativo di distensione e diplomazia. Ma dietro i sorrisi e i complimenti sartoriali, restano differenze profonde sulla strategia per fermare la guerra in Ucraina. Così al momento niente Tomahawk
di Guido TalaricoIn una Washington bloccata dallo "shutdown" (quando la macchina pubblica si ferma in assenza di approvazione del bilancio dello stato) c’è qualcosa di teatrale – e perfino d'ironico – nel constatate come un pranzo cordiale tra leader viene percepito come segno di tregua. Venerdì, alla Casa Bianca, Donald Trump ha accolto Volodymyr Zelensky con toni concilianti, sorrisi calibrati e qualche frase ad effetto. Dopo il caotico, a tratti violento e ormai storico precedente di febbraio, l'incontro di ottobre è sembrato, almeno in apparenza, un tentativo sincero di ristabilire un dialogo produttivo.
Trump, forte dell’accordo di cessate il fuoco recentemente negoziato in Medio Oriente, ha cercato di indossare i panni del "presidente mediatore", alimentando la narrazione – a lui molto cara – di colui che risolve crisi che altri non riescono nemmeno a gestire. "Dovrebbe essere facile", ha detto, parlando della guerra in Ucraina. Un’affermazione che, di fronte a oltre tre anni di conflitto, decine di migliaia di morti e un’Europa ridefinita dalla guerra, suona più come una forzatura retorica che come una proposta concreta.
Sul tavolo, tra un piatto e l’altro, la questione centrale: i missili Tomahawk. Kiev li chiede, Trump frena, preferendo la via dell’accordo a quella dell’escalation. I Tomahawk – armi sofisticate, strategiche, costose – rappresentano per l’Ucraina una possibile svolta nel conflitto, ma per gli Stati Uniti è un rischio di coinvolgimento diretto. Zelensky ha cercato di mediare a modo suo: offrendo migliaia di droni ucraini in cambio dei preziosi missili americani. Un’offerta concreta, certo, ma anche sintomo di una disperazione militare crescente.
Non meno significativi i contrasti sul fronte diplomatico. Trump sostiene di aver parlato con Vladimir Putin e di aver colto segnali positivi da Mosca. Zelensky, appena atterrato da un’Ucraina colpita da uno dei più massicci attacchi missilistici recenti, offre una visione opposta: Putin, dice, non è affatto pronto alla pace. Il Cremlino rifiuta l’idea stessa di un incontro. E l’unico scenario realistico, per il leader ucraino, resta quello di garanzie di sicurezza vere, tangibili, per un paese che continua a vivere sotto il fuoco.
Ma forse, a colpire di più, è stato un dettaglio apparentemente marginale: l’abbigliamento di Zelensky. Trump, con il suo noto istinto da showman, ha elogiato la giacca del presidente ucraino. "Bellissima", ha detto, con l’entusiasmo riservato a un passaggio di moda più che a un bilaterale sul destino geopolitico dell’Europa. Un commento che, dietro l'apparente leggerezza, rivela molto. Per Trump, l’immagine resta centrale, spesso più della sostanza. E, naturalmente, è anche un altro modo per segnare un distacco dall'incontro rissa in cui Trump aveva finanche criticato il modo informale i cui si era presentato.
Il clima cordiale ha senz’altro segnato un miglioramento rispetto all’incontro infuocato di febbraio. Ma le divergenze restano. Su armi, su diplomazia, sul futuro dell’Europa orientale. E soprattutto sulla fiducia – o meno – nei confronti di Vladimir Putin. Trump guarda al tavolo della pace, Zelensky guarda al cielo, da dove piovono ancora missili. Guardando i pochi ucraini con le loro bandiere stanche che stanno davanti alla Casa Bianca la pace appare ancora lontana.
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