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Link to Il Generale e' notoriamente abituato a comandare e un pò a fare quello che più gli pare. In questo momento evidentemente ha la smania da tesseramento. Arriva così nella chat e senza discutere o salutare va subito in modalità operativa e inoltra un messaggio che sembra uscito da un volantino 2.0: “TESSERAMENTO FUTURO NAZIONALE”. E li scatta l'ira di Francesco Storace e l'espulsione da parte dell'amministratrice della chat, Francesca ChaouquiIl Generale e' notoriamente abituato a comandare e un pò a fare quello che più gli pare. In questo momento evidentemente ha la smania da tesseramento. Arriva così nella chat e senza discutere o salutare va subito in modalità operativa e inoltra un messaggio che sembra uscito da un volantino 2.0: “TESSERAMENTO FUTURO NAZIONALE”. E li scatta l'ira di Francesco Storace e l'espulsione da parte dell'amministratrice della chat, Francesca Chaouqui
di Redazione
Le chat sono piazze digitali diventate sempre più pericolose. Ma chi le affolla tende a dimenticarlo. Come Associated Medias e' in grado di rivelare ce n'é una in Italia, dove talvolta volano gli stracci, ma dove non si fa sconti a nessuno. Si chiama “Amici di MariaGiovanna” (con “MariaGiovanna” intesa come Maglie, storica giornalista della Rai, venuta meno nel 2023 ), ed è una chat di destra animata, popolata e—soprattutto—amministrata dalla lobbista Francesca Chaouqui. Come dicevamo, questo spazio di chiacchiere digitali è un posto dove si può litigare su tutto, ma dove - attenzione - non si può fare proselitismo. O meglio: non si faceva. Finché non è arrivato il Generale Roberto Vannacci, l'ex vicesegretario della Lega uscito dal partito di Salvini per darne vita ad uno proprio, Futuro Nazionale, una formazione che proprio a destra e' vissuta con un certo fastidio.
Il Generale e' notoriamente uno abituato a comandare e un pò a fare quello che più gli pare. In questo momento evidentemente ha la smania da tesseramento. Ecco dunque che arriva nella chat non discute, non scalda i motori, non manda un “ciao a tutti”. Va subito in modalità operativa e inoltra un messaggio che sembra uscito da un volantino 2.0: “TESSERAMENTO FUTURO NAZIONALE”, con tanto di elenco puntato e istruzioni per l’uso—tipo manuale IKEA, ma senza brugola:
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vai sul sito
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clicca sul menu
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seleziona “Tesseramento 2026”
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compila il modulo
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controlla bene
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paga con bonifico
Una guida dettagliata, completa, premurosa. Praticamente un tutorial: “Come tesserarsi a Futuro Nazionale in 90 secondi, senza nemmeno togliere i guanti.”
Solo che la chat non è un gazebo elettorale. E infatti arriva il controcanto, immediato e netto, di Chaouqui:
“Tesseramenti qua non ne promuovono. Non è posto. Molto semplice.”
Tradotto: Generale, qui si può parlare, discutere, perfino menarsi a colpi di meme. Ma non si appiccicano manifesti sul frigorifero di casa mia.
Nel frattempo, attorno, la chat fa la chat. Mario Adinolfi commenta con piglio da filosofo del pluralismo (“la rimozione è un atto incivile”), qualcuno ribatte, qualcuno ironizza, qualcuno invoca Nenni, qualcuno tira fuori la parola “censura” come se fosse una sirena d’allarme: quando manca l’argomento, si usa il pulsante rosso.
E qui entra in scena il vero colpo di teatro: Francesco Storace, che nella chat appare come quello che dice le cose come sono, con l’aria di chi sta per chiudere una finestra che sbatte. Il senso è: questa è una chat, non una sezione di partito. E se pure la chat è “politica”, non significa che sia “ufficio affiliazioni”.
A quel punto, Chaouqui mette in pratica la più antica dottrina del potere digitale: l’admin decide. E decide davvero. In pochi secondi, sotto gli occhi di tutti, succede la scena che in ogni chat è l’equivalente di una cacciata dal tempio:
“Francesca Chaouqui… ha rimosso Roberto Vannacci.”
Fine. Sipario. Applausi sparsi. Qualcuno prova a sdrammatizzare (“scusate, cerco di…”), qualcuno commenta “velo pietoso”, qualcuno ride, qualcuno si indigna. Ma la realtà è una sola: il Generale è stato congedato con disonore dal fronte più imprevedibile: la moderazione di WhatsApp.
La cosa meravigliosa è il contrasto: nella chat scorrono contenuti di ogni tipo—link, battute, meme, perfino autopromozioni. Insomma, l’ecosistema è tollerante come una trattoria all’ora di pranzo: c’è rumore, c’è dibattito, c’è casino. Ma c’è anche un confine. E quel confine ha un nome: “non venite qui a fare tessere.”
Perché — ed è questo il lato davvero neanche troppo farsesco —Vannacci non viene cacciato per un’opinione, né per un insulto, né per una rissa politica. Viene cacciato per un gesto che nella grammatica social è il più antico e il più punibile: lo spam. Non importa se lo spam è patriottico, identitario, o “d’area”. Se tu entri in una chat e trasformi il salotto in un banchetto firme, l’admin ti guarda e pensa: non oggi, non qui.
E allora l’episodio diventa una metafora perfetta del nostro tempo: puoi parlare di guerra, di governo, di riforme, di qualunque cosa. Ma se provi a trasformare una comunità in un funnel, ti buttano fuori. Non per censura: per igiene. Perché ci sono luoghi che vogliono restare luoghi. E non diventare call center.
Morale della favola: il Generale ha tentato l’arruolamento, ma è finito in congedo immediato. Ha portato il tesseramento dove c’era la chiacchiera. Ha cercato proseliti dove c’era il pluralismo. E ha scoperto sulla sua pelle la più severa delle gerarchie: quella degli amministratori.
E se qualcuno vuole davvero sapere come iscriversi al suo partito? Tranquilli: il Generale aveva lasciato istruzioni così chiare che, anche da espulso, sembravano ancora lì, appese nell’aria della chat come un cartello luminoso: “clicca qui, compila là, paga così.”
Solo che, questa volta, l’unico a cliccare davvero è stato l’admin.
E il tasto non era “Tesseramento 2026”. Era: Rimuovi partecipante.
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