Venezia 83, giornata di grandi autori: Herzog e McDonagh conquistano il Lido, Amelio torna fuori concorso

di

Ennio Bassi

Alla Mostra del Cinema riflettori su “Wild Horse Nine” di Martin McDonagh, con John Malkovich, Sam Rockwell e Steve Buscemi, e sul ritorno alla finzione di Werner Herzog con “Bucking Fastard”. Gianni Amelio presenta “Nessun dolore”, mentre Roberta Torre porta alle Giornate degli Autori un racconto ispirato a Natalia Ginzburg

Venezia 83, giornata di grandi autori: Herzog e McDonagh conquistano il Lido, Amelio torna fuori concorso

Una giornata nel segno dei grandi autori alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Dal ritorno alla finzione di Werner Herzog al nuovo film di Martin McDonagh, passando per Gianni Amelio e Roberta Torre, il Lido ha proposto storie molto diverse tra loro, accomunate dalla volontà di confrontarsi con alcuni dei nodi politici, sociali e umani del presente.

Tra i titoli che hanno attirato maggiore attenzione c’è “Wild Horse Nine”, nuovo lavoro di Martin McDonagh, autore già più volte premiato a Venezia. Il film, interpretato da John Malkovich, Sam Rockwell e Steve Buscemi, mescola thriller, spionaggio e commedia nera, mettendo al centro una riflessione sulle operazioni condotte dalla Cia durante alcuni dei passaggi più controversi della storia contemporanea.

Malkovich e Rockwell interpretano Chris e Lee, due agenti inviati da Santiago del Cile all’Isola di Pasqua dal loro capo sezione, interpretato da Buscemi, poco prima del golpe cileno del 1973.

McDonagh utilizza la vicenda per affrontare, con il suo consueto registro grottesco, il ruolo dell’intelligence americana in diversi scenari internazionali. Il regista ha ricordato episodi come il Guatemala, il Congo e la Baia dei Porci, osservando come, a suo giudizio, le attività della Cia siano state sottoposte a un esame pubblico meno severo rispetto a quelle del Kgb. Il film potrebbe inoltre entrare nella corsa alle candidature per la prossima stagione dei premi cinematografici.

In concorso anche Werner Herzog con “Bucking Fastard”. Dopo anni dedicati prevalentemente al documentario, il regista tedesco torna al cinema di finzione affidandosi a un cast che comprende le sorelle Kate e Rooney Mara, Orlando Bloom e Domhnall Gleeson.

Al centro della storia ci sono Jean e Joan Holbrooke, personaggi ispirati alla vicenda reale delle gemelle britanniche Freda e Greta Chaplin. Le due donne, legate da un rapporto simbiotico, divennero note negli anni Ottanta anche per la loro ossessiva relazione con lo stesso uomo.

Herzog ha voluto dedicare il film a David Lynch, ricordando la profonda comprensione che legava i due cineasti nonostante le evidenti differenze artistiche. Il regista tedesco ha spiegato che avrebbe desiderato proprio Lynch come primo spettatore del suo nuovo lavoro.

A Venezia è tornato anche Gianni Amelio. Dopo otto partecipazioni in concorso e quattro esperienze come membro della giuria, il regista italiano presenta questa volta fuori concorso “Nessun dolore”, con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Beidja Yahiaoui e Ramzi Lafrindi.

Il film, atteso nelle sale italiane dal 24 settembre, racconta la storia di Davide, un trentenne interpretato da Borghi che vende libri in una piazza romana. La sua esistenza cambia improvvisamente quando gli viene affidato un bambino proveniente dal Nordafrica. Da quel momento inizia un percorso segnato da responsabilità, rimorsi e scelte difficili.

Amelio parte da questa storia per confrontarsi con il tema delle migrazioni, che considera una delle questioni centrali del nostro tempo. Durante la conferenza stampa veneziana il regista ha espresso una dura critica alle politiche migratorie dell’attuale amministrazione statunitense, sostenendo che abbiano contribuito a influenzare negativamente anche l’approccio adottato in altre parti del mondo.

Spazio anche a Roberta Torre alle Giornate degli Autori. La regista ha inaugurato a Isola Edipo la sezione Notti Veneziane con “Scarpe Rotte”, opera ispirata all’omonimo racconto autobiografico di Natalia Ginzburg.

Barbara Ronchi interpreta Clara, una donna che, durante le ultime fasi della Seconda guerra mondiale, affronta la lunga prigionia del marito. Per Torre, il testo di Ginzburg conserva una forte attualità proprio attraverso il tema dell’attesa, raccontata dalla prospettiva femminile come forma di resistenza e capacità di affrontare l’incertezza.

Al Lido è rimasto sotto i riflettori anche George Clooney. Dopo essere stato protagonista dell’apertura della Mostra, l’attore e regista si è raccontato durante una masterclass dedicata alla sua carriera e alla sua vita, tornando anche sulla politica statunitense con nuove dichiarazioni critiche nei confronti del presidente americano.

Una giornata, dunque, attraversata da cinema e attualità: dalla memoria delle operazioni della Cia alla questione migratoria, dalla guerra raccontata attraverso l’attesa di una donna fino alle vicende personali trasformate in materia cinematografica. Venezia conferma così la sua vocazione di luogo nel quale il grande cinema non si limita allo spettacolo, ma continua a interrogare la storia e il presente.

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