Londra e diversi governi europei sono impegnati in colloqui d’emergenza per scongiurare una possibile crisi delle forniture di diesel, dopo che l’amministrazione di Donald Trump ha chiesto ai Paesi del Veecchio Continente di immettere sul mercato parte delle proprie riserve di carburante, con l’obiettivo di contribuire a ridurre i prezzi negli Stati Uniti. Washington avrebbe inoltre minacciato di vietare le esportazioni americane di diesel verso l’Europa qualora i governi europei non accettassero la richiesta. La pressione arriva mentre negli Stati Uniti aumenta il costo del carburante e si avvicinano le elezioni di metà mandato.
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Secondo la ricostruzione del Times, il Regno Unito sarebbe particolarmente vulnerabile a un'interruzione delle forniture americane. Il Paese dispone di circa 40 giorni di riserve di diesel e gli Stati Uniti rappresentano circa un quarto delle sue importazioni. Il prezzo alla pompa britannico ha già superato le 2 sterline al litro e un eventuale blocco delle esportazioni statunitensi potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sul mercato, alimentando il rischio di carenze. Londra e gli altri governi europei devono però fare i conti con un secondo rischio: utilizzare oggi le riserve strategiche potrebbe lasciare meno margine di sicurezza nel caso di una nuova emergenza internazionale.
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Al centro delle preoccupazioni europee c'è soprattutto la situazione in Medio Oriente. Un'ulteriore escalation potrebbe infatti compromettere le rotte energetiche attraverso il Mar Rosso e lo stretto di Bab el-Mandeb, mettendo a rischio anche le esportazioni di carburante provenienti dall'Arabia Saudita.Per i governi europei, le riserve sono state accumulate proprio per affrontare eventuali interruzioni dell'approvvigionamento e non principalmente per ridurre i prezzi nel breve periodo. Francia, Germania e Italia dispongono complessivamente di riserve molto più ampie e Washington vorrebbe che una parte di queste scorte venisse immessa sul mercato nei prossimi sei mesi.
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I colloqui tra i ministri dell'Energia britannici ed europei si sono conclusi senza un accordo. Secondo il Times, alcuni governi europei sarebbero disponibili a trattare con Washington, mentre altri ritengono che un'eventuale decisione sul rilascio delle riserve debba essere coordinata dall'Agenzia internazionale dell'energia (IEA). La questione è resa più delicata dalla crescente dipendenza europea dal diesel americano. Dopo l'introduzione del divieto sulle importazioni di prodotti petroliferi russi in seguito all'invasione dell'Ucraina, l'Europa ha infatti aumentato il ricorso alle forniture provenienti dagli Stati Uniti.
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L'amministrazione Trump sostiene che maggiori forniture europee contribuirebbero ad abbassare i prezzi dei prodotti raffinati. Il segretario all'Energia britannico Chris Wright ha dichiarato che dagli alleati europei arriveranno annunci relativi a nuove forniture di diesel.Ma la prospettiva di un divieto americano alle esportazioni presenta rischi anche per gli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal Times, alcuni esponenti dell'amministrazione, tra cui il segretario al Tesoro Scott Bessent, hanno espresso preoccupazione per le possibili conseguenze della misura sui prezzi nelle aree americane che dipendono dalle importazioni. Negli Stati agricoli il tema è particolarmente sensibile, perché il costo del diesel incide direttamente sui trasporti e sull'attività agricola.
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Il governo britannico assicura che le proprie scorte sono gestite nel rispetto delle regole internazionali e sostiene che al momento non vi sia una minaccia immediata per le forniture nazionali.mLa situazione resta tuttavia delicata. Il Regno Unito deve bilanciare la necessità di mantenere sufficienti riserve strategiche con il rischio che un eventuale stop alle esportazioni americane riduca drasticamente l'offerta disponibile.La questione è quindi diventata un problema di sicurezza energetica internazionale, nel quale le esigenze del mercato americano si intrecciano con la vulnerabilità europea alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
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