Una figura spinge una carriola. È Ai Weiwei stesso, ritratto in acciaio mentre compie uno dei gesti più semplici e ricorrenti di qualsiasi cantiere. A L’Aquila, però, quell’oggetto assume inevitabilmente un significato diverso: parla di lavoro e fatica, ma soprattutto di ricostruzione.
È stata inaugurata a Palazzo dell’Emiciclo Figure and wheelbarrow for L’Aquila, l’opera site specific che l’artista cinese ha realizzato per la città nell’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Curato da Giacinto Di Pietrantonio, il progetto è promosso e sostenuto da Fondazione Carispaq e Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, insieme al Consiglio Regionale d’Abruzzo, al Comune dell’Aquila, al Comitato di coordinamento L’Aquila Capitale della Cultura 2026 e ad ANCE L’Aquila, con il supporto di Galleria Continua e Associazione MU6.
Alta quasi tre metri e lunga 3,40 metri, la scultura è destinata a rimanere in città. La comproprietà pro-quota dell’opera da parte degli enti coinvolti ne garantisce infatti la permanenza all’Aquila, trasformando il progetto da intervento legato all’anno della Capitale della Cultura a presenza stabile nello spazio pubblico.
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La storia dell’opera comincia nel luglio 2025, quando Ai Weiwei arriva all’Aquila per un sopralluogo. Attraversa il centro storico, visita monumenti e cantieri e osserva una città ancora segnata dalla ricostruzione successiva al terremoto del 2009.
Tra gli strumenti di lavoro utilizzati nei cantieri individua la carriola. Un oggetto ordinario, quasi elementare, che diventa il punto di partenza dell’opera.
Il riferimento alla ricostruzione aquilana si sovrappone però a una vicenda personale dell’artista. La carriola appartiene ai suoi ricordi d’infanzia ed è legata al padre Ai Qing, tra i maggiori poeti cinesi del Novecento, che nel 1938 scrisse una poesia intitolata proprio Carriola.
A questo doppio significato se ne aggiunge un terzo. Ai Weiwei ha vissuto direttamente le conseguenze del terremoto che il 12 maggio 2008 colpì la provincia cinese del Sichuan. Dopo il sisma si impegnò nella documentazione delle vittime e, in particolare, nella ricerca di informazioni sui bambini morti nel crollo degli edifici scolastici.
L’incontro con L’Aquila ha così fatto convergere memoria personale e storia collettiva.
«La mia visita a L’Aquila è stata fondamentale per comprendere quanto l’esperienza vissuta dal mio Paese nel 2008 fosse simile a quella affrontata dalla città dopo il terremoto del 2009 – ha spiegato Ai Weiwei in un messaggio video –. Attraversando le strade e i cantieri della ricostruzione, e conoscendo le storie delle vittime e di chi aveva perso tutto, ho incontrato però anche una città capace di rinascere, facendo della bellezza e della cultura un filo conduttore. Da qui è nata l’idea di una scultura di arte pubblica legata alla storia di questo luogo: una figura simbolica che porta una carriola da cantiere e che diventa l’archetipo della fase che L’Aquila sta vivendo, tra fatica, ricostruzione e rinascita. Oggi l’opera è in una piazza pubblica e spero che, guardandola, le persone possano riconoscervi una testimonianza di memoria, ma anche una lezione di sopravvivenza e di speranza».
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La realizzazione di Figure and wheelbarrow for L’Aquila nasce da una collaborazione tra soggetti pubblici e privati, con Fondazione Carispaq e Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale tra i promotori e sostenitori del progetto.
Per Alessandra Taccone, presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, il valore dell’operazione risiede anche nella capacità di legare la dimensione internazionale dell’arte contemporanea alla storia recente dell’Abruzzo e di lasciare alla città un patrimonio permanente.
«Da abruzzese legata indissolubilmente a questa terra, sono profondamente orgogliosa di vedere L’Aquila elevarsi a protagonista della scena culturale internazionale proprio grazie alla sintonia e comunanza di intenti tra la Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale e la Fondazione Carispaq, nonché in sinergia con il Consiglio Regionale, il Comune, l’ANCE e il Comitato L’Aquila Capitale della Cultura 2026. La comproprietà pro-quota da parte dei nostri enti dell’opera site-specific dal titolo Figure and wheelbarrow for L’Aquila garantisce infatti la permanenza in città di un capolavoro di Ai Weiwei, uno dei più grandi maestri del panorama artistico contemporaneo mondiale, la cui iniziale installazione presso il Palazzo dell'Emiciclo si fa metafora immediata della ricostruzione dopo il terremoto e omaggio alla straordinaria resilienza del popolo aquilano. È un'iniziativa di eccezionale potenza simbolica che consacra la città, Capitale della Cultura 2026, come centro nevralgico dell’arte, capace di sfidare il futuro attraverso il coraggio della bellezza e della memoria civile».
La permanenza dell’opera oltre il calendario del 2026 è uno degli aspetti centrali del progetto: la scultura entra nel patrimonio della città e lega la presenza di Ai Weiwei all’Aquila a un intervento destinato a sopravvivere alla programmazione culturale dell’anno.

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Sulla capacità dell’arte contemporanea di mettere in relazione la storia del territorio con una dimensione internazionale insiste anche Fabrizio Marinelli, presidente della Fondazione Carispaq.
«La Fondazione Carispaq è particolarmente orgogliosa di aver promosso e sostenuto la realizzazione di Figure and wheelbarrow for L’Aquila, l’opera site specific che Ai Weiwei ha dedicato alla nostra città. La scelta di accompagnare questo progetto nasce dalla volontà della Fondazione di sostenere iniziative capaci di valorizzare L’Aquila attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea e di creare un dialogo tra la dimensione internazionale e la storia, la memoria e le trasformazioni del nostro territorio. La carriola, osservata dall’artista nei cantieri della ricostruzione post-sisma, diventa il simbolo della fatica, della trasformazione e della rinascita di L’Aquila. Con il sostegno a questo progetto, la Fondazione Carispaq conferma il proprio impegno nel promuovere la cultura come strumento di crescita e nel contribuire a fare della città un luogo sempre più aperto al confronto con l’arte e la cultura contemporanea internazionale».
L’installazione si inserisce così nel percorso costruito intorno all’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, che punta sull’arte contemporanea anche come strumento per accompagnare la trasformazione urbana e sociale della città. Non soltanto esposizioni ed eventi temporanei, dunque, ma interventi capaci di modificare stabilmente lo spazio pubblico e di mettere in relazione la memoria del terremoto con il presente.
Una prospettiva richiamata anche dal sindaco Pierluigi Biondi, che individua proprio nell’eredità lasciata alla città uno dei criteri attraverso cui leggere l’anno della Capitale della Cultura.
«L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 non si misura soltanto negli eventi che animano quest'anno, ma in ciò che saprà lasciare alla città. L'opera di Ai Weiwei è esattamente questo: un'eredità permanente, un segno che resterà agli aquilani e a chi verrà a visitarci negli anni a venire. Questa inaugurazione conferma che L'Aquila, dopo il sisma del 2009, ha scelto di ripartire dalla cultura e di parlare al mondo a partire dalla propria storia, lasciando un messaggio importante soprattutto ai giovani: dalle ferite può nascere una nuova consapevolezza. Ringrazio la Fondazione Carispaq, che ha voluto e promosso il progetto, il Consiglio regionale, la Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale, l'Ance L'Aquila e il curatore Giacinto Di Pietrantonio: la dimostrazione di come le istituzioni del territorio, lavorando insieme, sappiano generare valore per tutta la comunità».
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