Angelo Moratti: “Una crisi finanziaria globale è imminente. Ecco perché”

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Carlo Longo

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Angelo Moratti: “Una crisi finanziaria globale è imminente. Ecco perché”

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Link to Angelo Moratti, imprenditore e investitore di lungo corso, analizza le fragilità del sistema finanziario globale, tra bolle speculative, deregolamentazione e debito crescente. In un'intervista esclusiva rilasciata al Sole24Ore, spiega i cambiamenti strategici della sua holding Angel Capital Management, gli investimenti in deep tech e transizione energetica, e il suo nuovo ruolo nel consiglio di amministrazione di Giorgio Armani. Un ritratto lucido e articolato di un capitalismo a rischio e delle sfide imminentiAngelo Moratti, imprenditore e investitore di lungo corso, analizza le fragilità del sistema finanziario globale, tra bolle speculative, deregolamentazione e debito crescente. In un'intervista esclusiva rilasciata al Sole24Ore, spiega i cambiamenti strategici della sua holding Angel Capital Management, gli investimenti in deep tech e transizione energetica, e il suo nuovo ruolo nel consiglio di amministrazione di Giorgio Armani. Un ritratto lucido e articolato di un capitalismo a rischio e delle sfide imminenti

di Carlo Longo

Il 2025 è stato un anno di profondo riassetto per Angelo Moratti, imprenditore e investitore tra i più riservati ma influenti nel panorama economico italiano, allievo di quel Warren Buffett che proprio in questi giorni ha lasciato la guida operativa del suo impero. Una serie di operazioni ha ridisegnato il perimetro delle sue attività: la cessione del 100% di Milano Investment Partners (Mip) a Soprarno SGR di Banca Ifigest, il suo ingresso nel capitale e nel consiglio di amministrazione della stessa, la nascita di L&B Capital SGR, il rafforzamento delle operazioni nel deep tech e nella transizione energetica. E infine, il prestigioso ingresso nel board della Giorgio Armani, in un momento chiave di passaggio generazionale.

Ma tutto questo si muove in uno scenario globale che, secondo Moratti, sta rapidamente avvicinandosi a una nuova crisi finanziaria, con epicentro prevedibile entro i prossimi 12-18 mesi. Un sistema che mostra fragilità strutturali sempre più marcate, tra bolle speculative, eccesso di liquidità (spesso mascherato da debito), polarizzazione politica e deregolamentazione in settori chiave.

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La crescita vertiginosa delle valutazioni nel comparto intelligenza artificiale suscita, secondo Moratti, preoccupazioni più che entusiasmi. «Per giustificare le attuali valutazioni delle società AI, servirebbero circa 2.000 miliardi di dollari in ricavi aggiuntivi entro il 2030. È uno scenario estremamente ottimistico, quasi utopico», afferma. Il parallelo con il passato è immediato: «Ricorda la bolla delle dot-com del 1999 o quella immobiliare del 2007».

A preoccupare sono soprattutto i multipli: «Palantir, per esempio, è valutata oltre 100 volte i ricavi. Inoltre, gran parte del rendimento del mercato azionario americano è generato dalle cosiddette Magnificent 7: Google, Amazon, Microsoft, Nvidia e pochi altri. Una concentrazione che rende il mercato strutturalmente fragile».

Anche il fronte crypto non offre maggiore stabilità. «La bolla si è gonfiata dopo l’elezione di Trump e la cancellazione di parte della regolamentazione esistente. Parliamo di un settore che presta il fianco a operazioni di riciclaggio e opacità finanziaria. Il caso della stablecoin lanciata dal presidente, crollata del 90% in due mesi, è emblematico».

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Il debito privato rappresenta, secondo Moratti, la vera miccia potenziale. «Gli hedge fund americani hanno raddoppiato il loro indebitamento in tre anni. Gli investimenti in AI sono finanziati con nuovo debito per centinaia di miliardi. Ma la cosiddetta 'liquidità' è spesso solo debito travestito».

A questo si aggiunge la deregolamentazione, che nella storia ha sempre anticipato le crisi sistemiche: «Nel 2000 il tech, nel 2008 il settore bancario. Oggi la finanza legata a AI e crypto opera quasi senza regole». Il parallelo con le crisi storiche è chiaro, e il tempismo inquietante.

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Gli indicatori fondamentali parlano chiaro: «Negli Stati Uniti il Buffett Index segnala una bolla evidente: il rapporto tra capitalizzazione dei mercati e PIL ha superato i livelli di guardia. Se a ciò si somma la crescente instabilità geopolitica, la crisi della democrazia liberale e la polarizzazione politica – alimentata dai social – otteniamo una tempesta perfetta».

E i grandi investitori? Anche loro iniziano a esporsi. Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, avverte che il ciclo lungo dell’economia è alla fine, richiamando scenari simili agli anni ’30 e ’70. Anche Warren Buffett, storico riferimento di Moratti, adotta una strategia difensiva: «Ha accumulato 380 miliardi di dollari in liquidità e ha disinvestito da Apple e Bank of America. Oggi investe in Treasury a breve termine».

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In questo contesto di incertezza crescente, Moratti ha scelto una strada fatta di investimenti selettivi e lungimiranti. La holding Angel Capital Management (ACM) oggi detiene 35 partecipazioni private e 8 in società quotate, tra cui Nike, Booking e Uber. «Puntiamo su aziende con tecnologie solide, poco indebitate, con margini di crescita elevati. Abbiamo investito in StubHub, quotata con una valutazione di 8 miliardi, e in Domyn, leader italiana nell’intelligenza artificiale, ormai prossima al miliardo di euro di valutazione».

L’obiettivo? «Costruire un portafoglio robusto, capace di resistere anche in caso di crisi. Non siamo preoccupati: le aziende che abbiamo scelto sono solide e ben capitalizzate».

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Un ruolo chiave è il recente ingresso nel board della Giorgio Armani: «Sono fiero di rappresentare la Fondazione nel consiglio. Il mio compito è tutelare i valori e la visione di uno dei più grandi imprenditori italiani». Una responsabilità strategica in un momento di passaggio cruciale per la maison.

Nel frattempo, Moratti ha dato impulso alla nascita di L&B Capital SGR, dopo la cessione di Mip a Soprarno SGR. Un’operazione che segna il ritorno alle origini, con lo sguardo rivolto oltreoceano: «Con il fondo Deep Tech Silicon Valley investiremo 50 milioni in startup early stage americane, che porteremo a operare anche in Italia. Inoltre, il fondo Energia Italia, appena lanciato, ha raccolto 270 milioni in pochi mesi per sostenere la transizione energetica nazionale».

Per Banca Ifigest, Moratti vede un futuro ambizioso: «Puntiamo a 6,5 miliardi di raccolta diretta e indiretta entro il 2026, con un Common Equity Tier 1 al 36,4%». In un panorama segnato da incertezze globali, Moratti mostra una visione lucida e una strategia ancorata a valori solidi: selezione, innovazione, responsabilità. Mentre il mondo rincorre la prossima big thing, lui si prepara – con discrezione – a reggere l’urto della prossima tempesta.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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