L’Arabia Saudita ha riavviato le operazioni dell’oleodotto Est-Ovest, fermato il 13 settembre dopo gli attacchi di droni che avevano colpito le infrastrutture energetiche del regno. Secondo quanto riportato da Arab News sulla base di fonti Reuters, l’impianto avrebbe ripreso a pompare petrolio, anche se inizialmente a capacità ridotta.
Riad potrebbe tornare a esportare greggio dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso, già nelle prossime ore. La riattivazione dell’oleodotto è un passaggio rilevante in una fase in cui le tensioni regionali stanno aumentando le preoccupazioni per la sicurezza delle rotte energetiche e per le possibili conseguenze sui mercati internazionali.
Sul fronte della sicurezza, il Regno Unito avrebbe accettato una richiesta saudita di sostegno aereo difensivo. Secondo quanto riportato nel testo, Londra metterà a disposizione un velivolo Voyager della Royal Air Force per operazioni di rifornimento in volo dei jet sauditi impegnati nelle attività di difesa.
Il supporto britannico si aggiungerebbe al sistema di difesa aerea Sky Sabre già presente in Arabia Saudita. Il primo ministro britannico Andy Burnham, secondo la ricostruzione riportata, avrebbe motivato la decisione con la necessità di contribuire alla protezione delle infrastrutture e mantenere aperte le principali rotte energetiche del Golfo.
Parallelamente, il nuovo aumento delle ostilità in Yemen sta aggravando una situazione umanitaria già molto fragile.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati teme che il numero di persone in fuga dal Paese attraverso il Mar Rosso verso Gibuti possa più che triplicare nei prossimi mesi. Dai circa 3mila rifugiati attuali si potrebbe arrivare fino a 10mila.
Anche il numero degli sfollati interni potrebbe crescere rapidamente. Secondo le stime citate, le persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa degli scontri potrebbero passare da circa 130mila a oltre 230mila. Il conflitto yemenita ha già prodotto negli anni milioni di sfollati all’interno del Paese.
“L’intensificarsi dei combattimenti in Yemen potrebbe provocare ulteriori spostamenti di massa della popolazione”, ha dichiarato Babar Baloch, portavoce dell’Unhcr.
L’agenzia Onu si sta preparando a un possibile aumento degli arrivi soprattutto dalla metà di ottobre, quando il miglioramento delle condizioni del mare potrebbe facilitare le traversate verso Gibuti.
Anche il bilancio dei combattimenti continua ad aggravarsi. Secondo le fonti citate nell’articolo, negli ultimi due giorni gli scontri tra le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita e gli Houthi avrebbero causato complessivamente 154 morti.
Fonti militari Houthi hanno riferito di 118 vittime nei governatorati di Taiz, Al-Jawf, Marib e Saada a seguito di raid, combattimenti e bombardamenti di artiglieria. Fonti governative hanno invece indicato 36 militari uccisi tra le proprie fila. Si tratta di bilanci provenienti dalle parti coinvolte nel conflitto e che, sulla base del materiale fornito, non risultano verificati in modo indipendente.
La riapertura dell’oleodotto Est-Ovest rappresenta quindi un tentativo di riportare verso la normalità una delle infrastrutture energetiche più importanti del regno, mentre sul piano regionale il quadro resta segnato dall’escalation militare e dal peggioramento dell’emergenza umanitaria in Yemen.
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