Lo sconto del 30% sulle bollette di luce e gas annunciato da Eni finisce in Parlamento e davanti all’Antitrust. A sollevare il caso è Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che contesta i termini dell’offerta lanciata attraverso Plenitude e parla di una possibile operazione commerciale ingannevole.
Al centro della polemica c’è il confronto tra le tariffe applicate prima dell’avvio della promozione e quelle sulle quali viene calcolato il nuovo sconto.
Secondo i dati diffusi da Consumerismo e ripresi da Bonelli, alla vigilia dell’entrata in vigore della nuova offerta Plenitude avrebbe aumentato il proprio listino base di circa il 21%. Il successivo sconto del 30%, sostiene l’associazione, sarebbe quindi applicato non ai prezzi precedenti ma a quelli aggiornati dal primo ottobre.
Una ricostruzione sulla quale Bonelli ha annunciato un’interrogazione al governo e un esposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
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La questione nasce dall’iniziativa annunciata da Eni il 29 settembre.
Attraverso Plenitude, il gruppo ha lanciato “Fixa Time 24 Smart”, disponibile dal primo al 24 ottobre, con uno sconto del 30% sui corrispettivi di luce e gas rispetto alla principale offerta a prezzo fisso della società e con il prezzo della materia prima bloccato per due anni.
Secondo Eni, per una famiglia con i consumi utilizzati come riferimento dalla società il vantaggio vale circa 100 euro all’anno sull’elettricità e altrettanti sul gas, per un risparmio complessivo di circa 200 euro per chi sottoscrive entrambe le forniture.
È proprio questo calcolo che viene ora contestato.
Secondo Consumerismo, il prezzo della luce utilizzato come riferimento sarebbe passato da 0,1716 a 0,2079 euro per kWh, mentre quello del gas sarebbe salito da 0,72 a 0,87 euro per metro cubo.
Su questi nuovi valori verrebbe applicato lo sconto del 30%.
L’associazione mette però a confronto la nuova promozione non con il nuovo listino base, ma con le condizioni che un cliente avrebbe potuto ottenere fino al 30 settembre attraverso lo sconto del 15% allora previsto.
Con quel meccanismo, sostiene Consumerismo, l’elettricità costava 0,1459 euro per kWh e il gas 0,612 euro per metro cubo. Da qui la tesi secondo cui il vantaggio effettivo della nuova offerta sarebbe molto più ridotto rispetto a quello suggerito dal “30%” utilizzato nella comunicazione commerciale.
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Bonelli ha fatto propri questi calcoli e chiede ora al governo di verificare la vicenda.
Secondo il deputato di Avs, mettendo a confronto le condizioni realmente disponibili prima e dopo il lancio della promozione, il risparmio sulla componente energetica sarebbe nell’ordine di circa 2 euro all’anno, che salirebbero a circa 11 euro considerando la domiciliazione bancaria.
Numeri molto lontani dai circa 200 euro complessivi indicati da Eni per chi sottoscrive sia luce sia gas.
Ma i due calcoli partono da basi differenti, ed è questo il nodo essenziale per comprendere la polemica.
Eni confronta infatti “Fixa Time 24 Smart” con la propria principale offerta base a prezzo fisso in vigore dal primo ottobre. Consumerismo e Bonelli prendono invece come riferimento le condizioni promozionali che risultavano disponibili immediatamente prima del lancio della nuova offerta.
Dire semplicemente che “lo sconto del 30% vale due euro” sarebbe quindi fuorviante: due euro è il risparmio stimato dai contestatori mettendo a confronto la nuova offerta con quella precedentemente disponibile, non il risultato del confronto utilizzato da Eni per calcolare il proprio 30%.
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Quando aveva presentato l’iniziativa, Eni aveva spiegato chiaramente che il 30% sarebbe stato calcolato rispetto alla propria principale offerta a prezzo fisso.
La società aveva inoltre precisato le ipotesi utilizzate per stimare il risparmio: per l’elettricità un’abitazione di residenza con potenza impegnata di 3 kW e consumi di 2.000 kWh l’anno; per il gas un cliente tipo con un consumo di 600 Smc annui.
La promozione non equivale dunque a una riduzione del 30% dell’intera bolletta.
Lo sconto riguarda i corrispettivi di luce e gas dell’offerta, mentre sulla fattura finale continuano a incidere le altre componenti previste. È una precisazione importante perché la percentuale pubblicizzata non può essere applicata semplicemente all’importo complessivo che una famiglia trova in bolletta.
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La polemica si inserisce in una competizione che si era aperta già poche ore dopo l’annuncio di Eni.
Enel aveva rivendicato che la propria offerta “Digital Luce”, presente sul mercato da aprile, prevedeva condizioni inferiori rispetto a quelle dei principali concorrenti. Anche A2A aveva risposto ricordando le proprie offerte a prezzo fisso.
Il punto, dunque, non è soltanto quanto sia grande lo sconto percentuale pubblicizzato, ma rispetto a quale prezzo venga calcolato e quale sia il costo finale sostenuto dal cliente.
Ed è precisamente su questo passaggio che Bonelli chiede ora l’intervento dell’Antitrust.
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Al momento, le contestazioni di Consumerismo e Bonelli non equivalgono a un accertamento di irregolarità.
Spetterà eventualmente all’Autorità verificare se la comunicazione commerciale dell’offerta sia stata sufficientemente trasparente e se il prezzo utilizzato come riferimento per lo sconto possa avere indotto i consumatori a percepire un vantaggio economico diverso da quello effettivo.
Resta intanto un dato: Eni dichiara uno sconto del 30% rispetto alla propria offerta base dal primo ottobre e stima fino a 200 euro annui di risparmio per luce e gas insieme; Bonelli e Consumerismo contestano invece la scelta del termine di confronto e sostengono che, rispetto alle condizioni disponibili appena prima della promozione, il vantaggio sarebbe drasticamente inferiore.
È questa differenza tra prezzo di riferimento e prezzo effettivamente pagato prima dell’offerta a trasformare una promozione nata come risposta al caro energia in un caso politico e, adesso, anche in una questione sottoposta all’Antitrust.
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