Brasile al voto, Lula sfida Bolsonaro figlio: urne aperte in un Paese spaccato a metà

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Corinna Pindaro

Brasile al voto il 4 ottobre 2026. Lula cerca il quarto mandato contro Flávio Bolsonaro: sondaggi serrati e possibile ballottaggio il 25 ottobre

Brasile al voto, Lula sfida Bolsonaro figlio: urne aperte in un Paese spaccato a metà

Il Brasile torna alle urne e, quattro anni dopo la sfida che oppose Luiz Inácio Lula da Silva a Jair Bolsonaro, si ritrova ancora una volta davanti allo stesso confronto politico. È cambiato uno dei protagonisti: questa volta a sfidare il presidente uscente è Flávio Bolsonaro, senatore e figlio maggiore dell'ex capo dello Stato.

Oltre 155 milioni di brasiliani sono chiamati oggi, domenica 4 ottobre, a scegliere il presidente della Repubblica, i governatori dei 27 Stati, 54 degli 81 senatori, tutti i 513 deputati federali e i rappresentanti delle assemblee statali e distrettuali. Le urne sono aperte dalle 8 alle 17, ora di Brasilia, e la diffusione dei risultati comincerà dopo la chiusura dei seggi.

Ma è inevitabilmente la corsa per il Palácio do Planalto a concentrare l'attenzione.

A 80 anni Lula cerca un quarto mandato presidenziale, il secondo consecutivo dopo essere tornato al potere nel 2023. Dall'altra parte Flávio Bolsonaro prova a raccogliere l'eredità politica del padre e a riportare la destra bolsonarista alla presidenza.

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Le ultime rilevazioni consegnano un'elezione estremamente combattuta.

Il sondaggio CNT/MDA diffuso alla vigilia del voto assegna a Lula il 43,1% delle intenzioni, contro il 38% di Flávio Bolsonaro. Considerando soltanto i voti validi, il presidente sale al 47,8% e Bolsonaro al 42,1%.

Datafolha ha rilevato invece Lula al 45% dei voti validi e Flávio Bolsonaro al 40%, con un margine di errore di due punti percentuali.

Ma un'altra rilevazione, quella di Quaest pubblicata sabato, restringe ulteriormente la distanza: 46% a Lula e 45% a Bolsonaro nei voti validi, una differenza compresa nel margine di errore del sondaggio.

Fotografie diverse di un elettorato ancora molto polarizzato. E soprattutto sondaggi, non risultati.

Per vincere oggi un candidato deve ottenere più del 50% dei voti validi. Se nessuno supererà quella soglia, Lula e il suo principale sfidante torneranno alle urne per il ballottaggio del 25 ottobre.

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Flávio corre, ma l'ombra politica di Jair Bolsonaro continua ad attraversare tutta la campagna.

L'ex presidente non può essere candidato e si trova agli arresti domiciliari dopo la condanna per il tentativo di sovvertire il risultato delle elezioni del 2022. Il figlio ha costruito buona parte della propria candidatura proprio sulla continuità con il padre.

Lo ha mostrato anche nelle ultime ore.

Sabato Flávio Bolsonaro ha chiuso la campagna con una carovana di motociclette nello Stato di San Paolo e ha mostrato ai sostenitori un'immagine dell'ex presidente. Lula, nello stesso giorno, ha attraversato San Paolo su un camion elettorale davanti a una manifestazione che, secondo gli organizzatori, ha raccolto circa 150mila persone.

Due piazze e due immagini che raccontano una contrapposizione ormai familiare al Brasile.

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Per Lula l'appuntamento ha anche una dimensione storica.

Il leader del Partido dos Trabalhadores ha già governato il Paese per due mandati consecutivi tra il 2003 e il 2010 ed è tornato alla presidenza dopo aver sconfitto Jair Bolsonaro nel 2022.

Ora punta a un quarto mandato non consecutivo.

La sua campagna ha insistito sulle politiche sociali, sulla difesa delle istituzioni democratiche e sui risultati economici del governo, ma il presidente deve fare i conti anche con una valutazione contrastata della sua amministrazione.

Nell'ultima rilevazione Datafolha, il 35% degli intervistati giudicava positivamente il governo e il 41% negativamente, mentre il 23% lo considerava regolare. Lula e Flávio Bolsonaro registravano inoltre lo stesso livello di rifiuto: il 45% dichiarava di non voler votare in nessun caso per ciascuno dei due.

È uno dei dati che meglio raccontano la polarizzazione con cui il Brasile arriva alle urne.

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La campagna non è stata però soltanto una nuova puntata dello scontro tra lulismo e bolsonarismo.

Economia, costo della vita e soprattutto sicurezza e criminalità sono entrati con forza nel confronto elettorale. Le preoccupazioni sulla sicurezza pubblica sono considerate uno dei fattori centrali nella scelta degli elettori, insieme alla valutazione dell'economia e dell'azione del governo.

Anche la composizione sociale del voto continua a mostrare profonde differenze.

Datafolha rileva un sostegno più forte a Lula tra gli elettori con redditi più bassi e nel Nordest, storica roccaforte della sinistra brasiliana. Flávio Bolsonaro raccoglie invece maggiore consenso tra gli evangelici, nelle regioni meridionali e nelle fasce economicamente più alte.

La religione è diventata a sua volta terreno di campagna elettorale, con una competizione particolarmente intensa per il voto cattolico ed evangelico.

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Sul voto pesa inoltre un elemento internazionale che quattro anni fa aveva dimensioni differenti: il rapporto con gli Stati Uniti di Donald Trump.

Lula ha accusato l'amministrazione americana di interferire negli affari brasiliani anche attraverso la politica commerciale e i dazi. Flávio Bolsonaro, al contrario, rivendica una maggiore vicinanza politica a Trump e un eventuale suo governo potrebbe imprimere una direzione diversa alle relazioni tra Brasilia e Washington.

Il rapporto con gli Stati Uniti è così diventato uno dei temi della campagna, insieme alle tradizionali questioni interne.

È anche uno degli elementi che conferiscono al voto brasiliano un significato più ampio negli equilibri dell'America Latina.

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Lula e Bolsonaro non si sono affrontati nemmeno nell'ultimo dibattito televisivo previsto prima delle elezioni.

Entrambi hanno rinunciato al confronto organizzato da TV Globo, preferendo appuntamenti separati online. La cancellazione del dibattito è arrivata anche in un quadro reso più complesso da decisioni giudiziarie sulla partecipazione dei candidati e sulle modalità della trasmissione.

È la prima volta da circa vent'anni che i principali contendenti alla presidenza brasiliana arrivano al primo turno senza confrontarsi nell'ultimo grande dibattito televisivo.

Un eventuale ballottaggio offrirebbe una seconda occasione.

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Quello di oggi, però, non è soltanto un referendum su Lula e sulla famiglia Bolsonaro.

Il Brasile rinnova contemporaneamente una parte fondamentale delle proprie istituzioni.

Saranno eletti 513 deputati federali e 54 senatori, pari a due terzi del Senato, oltre ai governatori e ai parlamenti degli Stati.

La composizione del Congresso sarà quindi determinante anche per il prossimo presidente.

Qualunque sia il vincitore, la capacità di realizzare il proprio programma dipenderà dagli equilibri che emergeranno dalla Camera e dal Senato e dalla costruzione di alleanze in un sistema politico storicamente frammentato.

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Quattro anni dopo Lula contro Jair Bolsonaro, il Brasile arriva così a un'altra elezione dominata dalla stessa frattura politica, questa volta incarnata dal figlio dell'ex presidente.

Da una parte Lula, ottant'anni, protagonista della politica brasiliana da decenni e alla ricerca di un quarto mandato. Dall'altra Flávio Bolsonaro, che prova a trasformare l'eredità politica del padre in una nuova candidatura alla presidenza.

Gli ultimi sondaggi mostrano distanze differenti ma concordano su un punto: nessuno dei due appare stabilmente sopra la soglia necessaria per chiudere la partita al primo turno.

Ora, però, i sondaggi lasciano il posto alle urne.

Dalle 17, ora di Brasilia, inizierà lo scrutinio. E soltanto allora si capirà se il Brasile avrà già scelto il proprio presidente o se, come indicano le rilevazioni della vigilia, Lula e Bolsonaro dovranno affrontarsi nuovamente il 25 ottobre.

 

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