La protesta è partita dalle scuole. In meno di una settimana si è trasformata in una delle crisi di ordine pubblico più gravi affrontate dalla Francia negli ultimi anni. Oltre 5.000 persone, in gran parte adolescenti, sono state fermate da lunedì durante le manifestazioni studentesche che dalla periferia di Parigi si sono estese a tutto il Paese. Centinaia di scuole sono state chiuse o hanno sospeso le lezioni, mentre gli scontri con la polizia, gli incendi e gli episodi di vandalismo hanno moltiplicato la tensione.
Sabato il capo della polizia di Parigi, Patrice Faure, ha definito il movimento ormai «fuori controllo» e ha chiesto il ritorno a manifestazioni pacifiche. Secondo i dati forniti dalla polizia nazionale, più di 600 agenti sono rimasti feriti dall'inizio delle proteste. Decine i feriti anche tra i manifestanti, mentre insegnanti e cittadini sono stati coinvolti nelle violenze.
E la mobilitazione non è finita. Per martedì 6 ottobre è stata convocata una nuova giornata nazionale di protesta.
Link to Oltre 5mila fermi in cinque giorniOltre 5mila fermi in cinque giorni
I numeri raccontano la rapidità con cui la situazione è precipitata.
Venerdì sono state fermate 1.747 persone, dopo le 1.954 del giorno precedente. Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez ha confermato su TF1 che dall'inizio delle proteste le persone fermate hanno superato quota 5.000.
Nella sola giornata di venerdì 735 istituti sono stati interessati dalla mobilitazione e nei pressi di 158 scuole sono stati registrati episodi definiti dalle autorità come «violenze urbane»: lanci di oggetti, scontri con le forze dell'ordine e aggressioni contro insegnanti, giornalisti e passanti.
La maggior parte dei manifestanti coinvolti è molto giovane. Reuters riferisce che tra gli arrestati prevalgono gli adolescenti.
Link to Perché protestano gli studentiPerché protestano gli studenti
All'origine della mobilitazione non c'è un singolo episodio.
Gli studenti denunciano aule sovraffollate, carenza di insegnanti, edifici scolastici deteriorati e insufficienti investimenti nell'istruzione pubblica. La protesta è cominciata nella regione parigina, soprattutto nei quartieri popolari, per poi propagarsi rapidamente nelle altre città francesi.
Il malcontento arriva mentre il governo prepara il bilancio per il 2027.
Secondo Reuters, l'incremento previsto per il budget dell'istruzione è dell'1,7%, quindi inferiore all'inflazione, mentre il servizio del debito è destinato a superare proprio la spesa per l'istruzione come principale voce del bilancio statale.
Dietro le barricate davanti ai licei c'è dunque anche una questione più ampia: la percezione, soprattutto tra i più giovani, di un progressivo deterioramento della scuola pubblica.
Link to Dagli scioperi agli incendiDagli scioperi agli incendi
La protesta pacifica, però, in numerose città ha lasciato spazio alle violenze.
Sono stati incendiati cassonetti e ingressi delle scuole, lanciati oggetti contro gli agenti e danneggiati edifici pubblici. In alcuni casi sono stati aggrediti anche dirigenti scolastici e insegnanti.
A Marsiglia il preside del liceo Victor Hugo e alcuni suoi collaboratori sono stati aggrediti all'interno dell'istituto; a Nantes sono circolate le immagini dell'incendio al liceo Mandela. Episodi violenti sono stati registrati anche a Rouen e nel Pas-de-Calais.
I danni alle proprietà vengono ormai stimati in decine di milioni di euro.
La situazione ha spinto i sindacati degli insegnanti a proclamare a loro volta uno sciopero, mentre il governo tenta contemporaneamente di riaprire il dialogo con studenti, famiglie e personale scolastico e di contenere le violenze.
Link to Anche la polizia sotto accusaAnche la polizia sotto accusa
Ma nel mirino non ci sono soltanto le violenze di una parte dei manifestanti.
Le modalità utilizzate dalle forze dell'ordine hanno provocato a loro volta polemiche. Reuters riferisce di manifestanti che hanno riportato gravi lesioni, comprese ferite agli occhi, denti rotti e traumi alla testa, mentre durante gli scontri sono stati utilizzati gas lacrimogeni e proiettili di gomma.
Nuñez ha spiegato che agli agenti non è stata impartita una generica consegna di «moderazione», ma ha insistito sulla necessità che l'uso della forza resti proporzionato.
Cinque poliziotti sono finiti all'attenzione dell'Inspection générale de la Police nationale, l'organismo che vigila sull'operato degli agenti, per episodi sui quali dovrà essere verificata la proporzionalità degli interventi.
La gestione dell'ordine pubblico è diventata così parte integrante dello scontro.
Link to Il governo accusa la sinistra radicaleIl governo accusa la sinistra radicale
La protesta ha inevitabilmente assunto anche una dimensione politica.
Il governo del premier Sébastien Lecornu ha accusato La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon di contribuire ad alimentare la mobilitazione e ha sostenuto che settori dell'estrema sinistra starebbero cercando di sfruttare il movimento studentesco.
LFI respinge l'accusa. Il coordinatore Manuel Bompard ha accusato a sua volta il governo di ricorrere a teorie complottiste per delegittimare la protesta.
È importante distinguere le due cose: le autorità hanno denunciato la presenza di gruppi violenti all'interno delle manifestazioni, ma questo non significa che l'intero movimento studentesco possa essere identificato con quegli episodi o con una specifica forza politica.
Link to Una crisi che arriva alla vigilia delle presidenzialiUna crisi che arriva alla vigilia delle presidenziali
Il momento politico rende tutto ancora più delicato.
La Francia si trova a pochi mesi dalle elezioni presidenziali del 2027 e Emmanuel Macron non potrà candidarsi per un terzo mandato consecutivo.
La scuola entra così in una campagna elettorale già segnata dalle tensioni sulla spesa pubblica, dal debito e dalla difficoltà di finanziare i servizi senza aggravare ulteriormente i conti dello Stato.
La protesta degli studenti è diventata rapidamente anche il terreno sul quale si confrontano le diverse risposte politiche alla crisi: maggiore fermezza contro le violenze da una parte, maggiori investimenti nella scuola e contestazione dell'azione della polizia dall'altra.
Link to Martedì il nuovo banco di provaMartedì il nuovo banco di prova
Ora l'attenzione è rivolta al 6 ottobre.
Le organizzazioni studentesche hanno convocato una nuova mobilitazione nazionale e le autorità temono ulteriori disordini. Nuñez ha rivolto un appello alla calma, mentre la polizia si prepara a un'altra giornata difficile.
La Francia arriva all'appuntamento con oltre 5.000 fermi, centinaia di feriti, scuole chiuse e danni per decine di milioni di euro.
Ma ridurre tutto agli scontri rischierebbe di nascondere il punto da cui la protesta è cominciata: migliaia di ragazzi sono scesi in strada sostenendo che la scuola francese non riesca più a garantire loro condizioni adeguate per studiare.
Il problema per il governo è ormai duplice: fermare una spirale di violenza diventata sempre più difficile da controllare e, nello stesso tempo, rispondere alle ragioni di una mobilitazione che in pochi giorni è riuscita a propagarsi dai licei della periferia parigina a gran parte del Paese.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati