Midterm Usa, Trump si gioca il Congresso: parte la battaglia per Camera e Senato

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Mario Tosetti

Gli Stati Uniti verso le Midterm del 3 novembre 2026. Trump lancia un tour di 32 giorni mentre costo della vita, guerra con l'Iran e controllo di Camera e Senato dominano la campagna elettorale

Midterm Usa, Trump si gioca il Congresso: parte la battaglia per Camera e Senato

Manca un mese alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e Donald Trump torna in campagna elettorale. Questa volta il suo nome non sarà sulla scheda, ma il presidente ha deciso di comportarsi quasi come se lo fosse.

«Fate finta che mi stia candidando», ha detto ai suoi sostenitori durante uno dei primi appuntamenti del tour elettorale con cui intende attraversare il Paese fino al voto del 3 novembre.

Le Midterm del 2026 rinnoveranno tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato, comprese due elezioni speciali. Ma soprattutto stabiliranno quale equilibrio politico accompagnerà gli ultimi due anni dell'attuale mandato presidenziale.

I repubblicani arrivano all'appuntamento controllando entrambi i rami del Congresso. Per Trump mantenerli significherebbe conservare un margine molto più ampio per portare avanti la propria agenda. Un cambiamento degli equilibri, invece, modificherebbe profondamente i rapporti tra Casa Bianca e Congresso.

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Il presidente non sembra intenzionato a lasciare la battaglia ai candidati repubblicani.

Ha annunciato un tour di 32 giorni e sta moltiplicando gli appuntamenti elettorali, dal Texas all'Oklahoma fino all'Ohio, nel tentativo di mobilitare l'elettorato che lo aveva riportato alla Casa Bianca nel 2024.

La strategia è chiara: trasformare almeno in parte le Midterm in un referendum politico sui primi due anni della sua seconda presidenza.

È però una scelta che produce reazioni differenti all'interno dello stesso Partito repubblicano. Alcuni candidati cercano apertamente il sostegno del presidente, mentre altri, soprattutto nelle competizioni più equilibrate, preferiscono concentrarsi sui temi locali o prendere le distanze da alcune scelte della Casa Bianca.

Trump, invece, chiede agli elettori di guardare soprattutto al programma repubblicano, anche quando non condividono il suo stile o alcune delle sue decisioni.

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A pesare sulla campagna è soprattutto l'economia quotidiana degli americani.

La crescita rimane sostenuta e l'occupazione vicina ai livelli di pieno impiego, ma una parte degli elettori continua a indicare il costo della vita come una delle principali preoccupazioni.

Il nuovo aumento dei prezzi dell'energia ha aggravato il problema. La guerra con l'Iran ha contribuito a spingere verso l'alto benzina e diesel, con conseguenze immediatamente percepibili dalle famiglie.

È su questo terreno che i democratici stanno cercando di costruire la propria campagna.

Un sondaggio AP-NORC condotto tra il 24 e il 28 settembre mostra che, tra gli elettori registrati, il 38% considera i democratici più affidabili sul costo della vita contro il 27% che indica i repubblicani. Ma lo stesso studio restituisce anche una forte sfiducia nei confronti di entrambi i partiti: soltanto una minoranza ritiene che uno dei due sia realmente concentrato sui problemi delle persone comuni.

La fotografia, dunque, è più complessa di un semplice spostamento da un partito all'altro.

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Il presidente arriva all'ultimo mese di campagna con dati personali difficili.

Un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato il 21 settembre ha rilevato un indice di approvazione del 32%, il livello più basso registrato da Trump nelle rilevazioni dell'istituto. Anche il sostegno tra gli elettori repubblicani risultava in diminuzione, al 73% rispetto all'82% della settimana precedente.

I sondaggi rappresentano naturalmente una fotografia del momento e non una previsione del risultato del 3 novembre.

Ma spiegano perché la Casa Bianca abbia deciso di intensificare la presenza del presidente sul territorio e perché alcune competizioni inizialmente considerate relativamente tranquille siano diventate molto più combattute.

Trump ha cominciato il suo tour anche in Stati solidamente repubblicani, una scelta che ha alimentato interrogativi dentro il partito sulla necessità di mobilitare una base che nelle elezioni di metà mandato potrebbe partecipare meno rispetto alle presidenziali.

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Alla Camera basta uno spostamento relativamente contenuto di seggi per modificare gli equilibri.

Tutti i 435 collegi vengono rinnovati e, secondo Reuters, circa 40 seggi sono considerati realmente contendibili in questa fase della campagna.

A complicare la lettura del voto c'è il ridisegno delle circoscrizioni elettorali avvenuto nell'ultimo anno.

Nove Stati utilizzeranno nuove mappe per la Camera. Secondo l'analisi di Reuters, i repubblicani hanno ottenuto un vantaggio in 15 distretti attraverso i nuovi confini, mentre i democratici hanno migliorato la propria posizione in sei. Diverse mappe sono ancora oggetto di contenzioso, ma al momento non risultano procedimenti destinati a modificarle prima delle elezioni.

Il controllo della Camera avrebbe conseguenze che vanno molto oltre l'approvazione delle leggi.

Una maggioranza democratica potrebbe utilizzare i poteri di controllo delle commissioni parlamentari per aprire nuove indagini sull'amministrazione Trump e sulle attività economiche della famiglia del presidente.

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Più complicato è il quadro del Senato.

Il 3 novembre saranno assegnati 35 seggi e i democratici devono ottenere un guadagno netto di quattro seggi attualmente controllati dai repubblicani per conquistare la maggioranza dei cento senatori.

La geografia elettorale rende però la sfida particolarmente complessa.

Secondo l'analisi Reuters di settembre, soltanto nove delle 35 competizioni erano considerate realmente competitive e molte si svolgono in Stati vinti da Trump alle presidenziali del 2024.

Una delle battaglie più osservate è quella dell'Ohio.

Trump è arrivato nello Stato proprio in queste ore per sostenere il senatore repubblicano Jon Husted, impegnato contro il democratico Sherrod Brown in una competizione diventata particolarmente costosa e combattuta.

Anche Texas, Nebraska e altri Stati tradizionalmente favorevoli ai repubblicani sono entrati nell'attenzione nazionale.

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Trump sta cercando anche di riportare la discussione sull'economia attraverso proposte destinate ad avere grande visibilità.

A settembre ha annunciato l'intenzione di distribuire un “dividendo” da 5.000 dollari agli adulti americani qualora i repubblicani mantengano il controllo del Congresso.

La proposta ha provocato dubbi anche tra alcuni esponenti repubblicani e presenta questioni giuridiche e finanziarie ancora aperte: l'eventuale erogazione richiederebbe infatti il coinvolgimento del Congresso e non può essere considerata una misura già approvata.

In questi giorni il presidente ha inoltre annunciato un pagamento di 90 dollari destinato a oltre 20 milioni di anziani per contribuire al costo dei premi Medicare.

La Casa Bianca cerca così di rispondere direttamente al tema che sta pesando maggiormente sulla campagna: il potere d'acquisto.

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A differenza delle tradizionali Midterm, nelle quali economia e politica interna tendono a dominare quasi completamente il confronto, nel 2026 anche la politica estera sta assumendo un peso rilevante.

La guerra con l'Iran ha conseguenze che gli elettori avvertono anche sul piano economico attraverso l'aumento dei prezzi energetici.

E all'interno dello stesso Partito repubblicano sono emerse differenze sulla gestione del conflitto, così come sulle politiche migratorie e su altri dossier dell'amministrazione.

Trump prova invece a ricondurre il voto a un giudizio complessivo sulla sua presidenza.

La scelta di dedicare praticamente tutto l'ultimo mese a una campagna personale mostra quanto la Casa Bianca consideri importante il risultato.

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È questo, alla fine, il significato politico delle Midterm del 2026.

Gli americani non sceglieranno il presidente, ma decideranno quanto potere avrà la Casa Bianca nei successivi due anni.

Con un Congresso politicamente allineato, Trump avrebbe maggiori possibilità di proseguire la propria agenda legislativa. Se uno o entrambi i rami cambiassero maggioranza, aumenterebbero invece la capacità dell'opposizione di bloccare le leggi, condizionare le scelte di bilancio e utilizzare i poteri di indagine parlamentare.

A un mese dal voto, i sondaggi registrano difficoltà per il presidente e una maggiore competitività democratica in diversi collegi. Ma fotografano intenzioni espresse oggi, non il risultato delle urne: affluenza, mobilitazione delle rispettive basi e singole competizioni statali saranno determinanti il 3 novembre.

Per questo Trump ha scelto di tornare sulla strada.

Il suo nome non comparirà sulla scheda. Ma il presidente vuole che le Midterm vengano combattute anche sul giudizio dei primi due anni del suo secondo mandato.

 

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