Campo largo, prima riunione per il programma di governo: dieci tavoli tematici e accordo entro novembre. Poi le primarie

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Corinna Pindaro

Campo largo, prima riunione tra Pd, M5S, Avs, Italia Viva e alleati. Al via dieci tavoli per il programma di governo. Gualtieri apre a M5S e Azione a Roma

Campo largo, prima riunione per il programma di governo: dieci tavoli tematici e accordo entro novembre. Poi le primarie

Il campo largo passa dalle dichiarazioni d'intenti al confronto sui contenuti. Dopo mesi di discussioni sulle alleanze e sulla scelta del candidato alla presidenza del Consiglio, le forze del centrosinistra hanno dato il via al primo tavolo programmatico per definire una proposta comune in vista delle prossime elezioni politiche.

La riunione, svolta sabato 7 novembre in videoconferenza, ha coinvolto i rappresentanti di otto formazioni politiche, dal Partito democratico al Movimento 5 Stelle, fino a Italia Viva e alle componenti centriste.

L'obiettivo è individuare entro la fine di novembre le basi di un progetto di governo condiviso, concentrandosi sulle principali questioni economiche, sociali e istituzionali del Paese.

L'incontro si è concluso con una nota congiunta nella quale le forze politiche hanno parlato di un clima positivo e collaborativo. Il risultato più concreto è la decisione di istituire dieci gruppi di lavoro tematici, destinati a entrare in funzione nei prossimi giorni.

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Al primo appuntamento non hanno preso parte direttamente i leader nazionali, ma i capigruppo parlamentari e i rappresentanti delle formazioni coinvolte.

Per il Partito democratico erano presenti Chiara Braga e Francesco Boccia, mentre il Movimento 5 Stelle era rappresentato da Riccardo Ricciardi e Luca Pirondini.

Alleanza Verdi e Sinistra ha partecipato con Luana Zanella e Peppe De Cristofaro. Per Italia Viva-Casa Riformista si sono collegati Maria Elena Boschi e Raffaella Paita.

Al tavolo anche Benedetto Della Vedova per Più Europa, Bruno Tabacci per Più Uno, Marco Mistretta per Progetto Civico per l'Italia e Gerardo Labellarte per il Partito socialista italiano.

La presenza di Italia Viva rappresenta uno degli elementi politicamente più significativi della riunione, considerate le divergenze emerse negli ultimi mesi tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte.

Per il momento, tuttavia, le distanze tra le diverse componenti non hanno impedito l'avvio del confronto.

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Il percorso programmatico sarà articolato in dieci tavoli dedicati alle principali questioni sulle quali la coalizione dovrà costruire una posizione comune.

Secondo le indicazioni emerse dopo la riunione, i gruppi di lavoro riguarderanno clima, lavoro, scuola, economia, pace, diritti, giustizia, aree interne, sanità e cultura.

Particolarmente delicato sarà il tavolo dedicato alla pace, nel quale confluiranno anche le questioni relative alla politica estera e alla difesa comune europea.

Si tratta di uno dei settori nei quali le differenze tra i partiti sono maggiormente evidenti, soprattutto per quanto riguarda il sostegno militare all'Ucraina, le spese per la difesa e il ruolo dell'Unione europea nei conflitti internazionali.

Anche le politiche economiche richiederanno un confronto approfondito, considerando le diverse posizioni delle forze politiche su fiscalità, investimenti pubblici, sostegno alle imprese e redistribuzione delle risorse.

Ogni partito indicherà i propri rappresentanti nei gruppi di lavoro, mentre una cabina di regia composta dai referenti politici avrà il compito di affrontare eventuali contrasti.

Il traguardo di novembre non coincide necessariamente con la presentazione di un programma elettorale definitivo: l'intenzione è costruire prima una cornice condivisa, da sviluppare successivamente in proposte più dettagliate.

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Tra i primi esponenti a commentare l'avvio del confronto è stato Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana e componente di Alleanza Verdi e Sinistra.

Fratoianni ha accolto positivamente la scelta di partire dai contenuti, rivendicando la necessità di definire le priorità politiche prima di affrontare la questione della leadership.

Tra i temi indicati figurano salari, scuola, istruzione, transizione ecologica e rispetto del diritto internazionale.

Il lavoro e il potere d'acquisto delle famiglie potrebbero rappresentare alcuni dei principali punti di convergenza tra le forze progressiste.

Negli ultimi mesi, infatti, Pd, M5S e Avs hanno più volte condiviso iniziative parlamentari sul salario minimo e sulla tutela dei redditi, pur mantenendo posizioni differenti su altri aspetti delle politiche economiche.

Anche il rafforzamento della sanità pubblica e gli investimenti nell'istruzione costituiscono possibili terreni di confronto.

Resta però da verificare come queste priorità potranno essere tradotte in misure concrete e soprattutto come verranno affrontate le questioni sulle quali le diverse forze politiche hanno espresso orientamenti meno compatibili.

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Uno dei passaggi più rilevanti riguarda la partecipazione di Italia Viva al percorso comune.

Le tensioni tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi hanno rappresentato per mesi uno degli ostacoli alla costruzione di un'alleanza estesa all'intero centrosinistra.

Il Movimento 5 Stelle ha spesso espresso riserve sulla possibilità di condividere un progetto politico con l'ex presidente del Consiglio, mentre Italia Viva ha rivendicato il proprio ruolo nella costruzione di un'alternativa alla maggioranza di centrodestra.

La presenza di Maria Elena Boschi e Raffaella Paita alla riunione del 7 novembre segnala che, almeno nella fase programmatica, le due forze hanno scelto di partecipare allo stesso confronto.

Questo non significa che tutte le divergenze siano state superate o che esista già un accordo elettorale definitivo.

Il passaggio decisivo arriverà quando i tavoli dovranno affrontare i dossier più controversi e trasformare le proposte dei singoli partiti in impegni condivisi.

Per il momento prevale la volontà di non interrompere il dialogo prima ancora di aver verificato la possibilità di raggiungere un'intesa.

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Il confronto avviato sabato rappresenta la prima tappa di un percorso politico definito il 30 ottobre, al termine di una riunione tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.

La tabella di marcia prevede tre appuntamenti: la definizione delle basi programmatiche entro novembre, una mobilitazione nazionale nel mese di dicembre e le primarie per la scelta della leadership entro febbraio 2027.

La manifestazione di dicembre sarà dedicata soprattutto alle politiche economiche del governo Meloni e alla legge di Bilancio, che le opposizioni contestano per le misure sul carovita, i salari e le disuguaglianze.

Le primarie rappresenteranno invece il passaggio attraverso il quale individuare la figura da proporre alla guida del governo.

Non sono ancora state definite le regole della consultazione, le modalità di partecipazione e le eventuali candidature.

La scelta di rinviare il confronto sulla leadership risponde alla volontà di evitare che la competizione tra i possibili candidati comprometta il lavoro sul programma.

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A sostenere il percorso è anche Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, che ha accolto favorevolmente l'avvio dei tavoli tematici.

De Pascale ha indicato febbraio come il momento entro il quale il centrosinistra dovrebbe individuare la personalità da proporre per la guida del governo.

Il presidente emiliano-romagnolo ha insistito sulla necessità di procedere senza veti reciproci, concentrandosi prima sulla costruzione di una proposta politica credibile.

La sua posizione riflette un orientamento presente in diverse componenti del Partito democratico: costruire una coalizione sufficientemente ampia da competere con il centrodestra, evitando che le divergenze tra i leader impediscano di arrivare a una sintesi.

La questione della candidatura a Palazzo Chigi rimane comunque aperta.

Elly Schlein e Giuseppe Conte rappresentano due delle figure centrali del progetto, ma nessuna decisione è stata ancora formalizzata e il percorso delle primarie dovrà essere concordato tra le forze coinvolte.

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Parallelamente al confronto nazionale, il campo largo si misura anche con la costruzione delle alleanze per le prossime elezioni amministrative.

Proprio sabato 7 novembre, Roberto Gualtieri ha avviato il percorso per la propria ricandidatura a sindaco di Roma, presentando all'Auditorium della Conciliazione il progetto politico “Roma, avanti tutti”.

All'iniziativa hanno partecipato esponenti delle forze progressiste, con la segretaria del Pd Elly Schlein in prima fila.

Gualtieri ha ribadito la volontà di ampliare la coalizione che sostiene la sua amministrazione, coinvolgendo anche il Movimento 5 Stelle e Azione.

L'obiettivo è costruire un'alleanza più estesa, capace di riunire forze che a livello nazionale mantengono posizioni differenti su numerose questioni.

L'apertura del sindaco ha trovato una risposta prudente da parte del Movimento 5 Stelle.

Il deputato Francesco Silvestri ha spiegato che un eventuale accordo dovrà essere preceduto da un confronto programmatico, sottolineando la necessità di individuare obiettivi comuni per la città.

La disponibilità al dialogo non equivale quindi a un'adesione già formalizzata alla coalizione di Gualtieri.

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La situazione romana mette in evidenza una delle principali differenze tra il percorso nazionale e quello amministrativo.

Mentre Italia Viva partecipa ai tavoli del centrosinistra, Azione di Carlo Calenda non figura tra le forze presenti alla prima riunione programmatica nazionale.

A Roma, invece, Gualtieri punta a coinvolgere anche il partito di Calenda, cercando di ampliare il perimetro dell'attuale maggioranza.

La distinzione conferma che le alleanze locali non coincidono necessariamente con quelle nazionali.

Le scelte dei partiti dipenderanno anche dai programmi per le singole città e dalle valutazioni sulle amministrazioni uscenti.

Il caso della Capitale potrebbe dunque diventare un banco di prova per verificare la possibilità di costruire intese più ampie, pur in presenza di divergenze politiche che rimangono significative.

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Il primo incontro ha consentito alle forze del centrosinistra di definire un metodo di lavoro, ma non ha ancora prodotto un accordo sui contenuti.

La vera verifica arriverà nelle prossime settimane, quando i rappresentanti dei partiti dovranno confrontarsi sulle proposte concrete.

Tra i temi più delicati figurano le politiche economiche, il finanziamento dei servizi pubblici, la transizione energetica, la giustizia e la politica estera.

Su alcune questioni esistono già iniziative parlamentari comuni; su altre sarà necessario trovare compromessi tra posizioni differenti.

Il rischio che i dieci tavoli producano soltanto dichiarazioni generali è uno degli aspetti che la coalizione dovrà affrontare per presentarsi agli elettori con un progetto riconoscibile.

Il primo obiettivo è arrivare entro novembre a un documento politico condiviso, che possa rappresentare il punto di partenza per il successivo lavoro programmatico.

La riunione del 7 novembre segna quindi l'avvio operativo del campo largo, ma non ancora la nascita di una coalizione elettorale definitivamente consolidata. Il percorso dovrà superare la prova dei contenuti, quella delle alleanze e infine la scelta della leadership.

Solo allora sarà possibile valutare quanto il progetto costruito attorno a Pd, M5S, Avs e alle altre forze del centrosinistra sia riuscito a trasformare le convergenze parlamentari in una proposta comune di governo.

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