La protesta degli autotrasportatori si allarga nel Mezzogiorno e rischia di trasformarsi in una crisi per la circolazione delle merci. Da venerdì 16 ottobre numerosi camionisti hanno deciso di fermare i propri mezzi per denunciare l'aumento dei prezzi del carburante e le difficoltà economiche che stanno mettendo sotto pressione le imprese del settore.
Le mobilitazioni interessano Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Basilicata, con presidi nei pressi di caselli autostradali, porti commerciali e snodi strategici della viabilità.
Il governo ha fissato un tavolo di confronto al ministero dei Trasporti per il 27 ottobre, ma la convocazione non sembra sufficiente a contenere il malcontento. Diverse organizzazioni chiedono un incontro anticipato, mentre cresce il timore che il fermo dei mezzi pesanti possa provocare conseguenze sulla distribuzione dei prodotti e sull'approvvigionamento dei carburanti.
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Una delle situazioni più delicate riguarda la Sicilia, dove il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato cinque giorni di fermo, fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre.
Numerosi camion sono rimasti parcheggiati nei piazzali delle aziende e nelle aree portuali. La protesta coinvolge anche il ritiro dei semirimorchi carichi di merci in arrivo via mare, con possibili ripercussioni sulle attività commerciali dell'isola.
Il coordinatore del comitato, Salvatore Bella, ha rivendicato un'adesione molto ampia alla mobilitazione, criticando la scelta del ministero di convocare al confronto organizzazioni che non partecipano allo sciopero.
A Gela, in provincia di Caltanissetta, gli autotrasportatori si sono uniti ai presidi già organizzati dagli agricoltori. Al centro delle contestazioni c'è soprattutto il costo del diesel, che secondo i manifestanti ha superato i 2,16 euro al litro, con un incremento di circa 35 centesimi rispetto a febbraio.
Per un mezzo pesante che percorre 100mila chilometri all'anno, l'aggravio economico stimato dagli operatori raggiungerebbe gli 8mila euro.
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Anche in Calabria è iniziata la mobilitazione promossa da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, destinata a proseguire fino al 20 ottobre.
Sono stati individuati circa quindici punti di presidio, distribuiti tra il territorio di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e alcune aree del Cosentino vicine agli svincoli dell'autostrada A2.
I mezzi pesanti sono stati collocati prevalentemente ai margini delle carreggiate, senza blocchi generalizzati della circolazione. La presenza dei camion può tuttavia provocare rallentamenti e restringimenti stradali.
Le forze dell'ordine stanno monitorando le manifestazioni per garantire la sicurezza e limitare i disagi agli automobilisti.
La protesta dei trasportatori si aggiunge a quella degli agricoltori, già impegnati in iniziative contro l'aumento dei costi di produzione.
Link to Campania, camionisti ai caselli di Nola e CaianelloCampania, camionisti ai caselli di Nola e Caianello
In Campania la mobilitazione è cominciata durante la notte, con presidi in prossimità di importanti collegamenti autostradali.
I camionisti si sono concentrati soprattutto al casello di Nola, lungo l'A30 Caserta-Salerno, e a Caianello, sull'A1 Milano-Napoli. Altri mezzi sono stati segnalati nell'area di Caserta Sud.
I manifestanti hanno mantenuto alcuni varchi per consentire il transito degli altri veicoli, pur provocando rallentamenti.
Intorno alle 10.30 del 16 ottobre è stata riaperta l'uscita di Nola, precedentemente chiusa a causa della manifestazione. Sono inoltre terminati gli accodamenti segnalati nel tratto tra il raccordo con l'A16 e Nola, in direzione Caserta.
Tra gli autisti prevale la preoccupazione per la sostenibilità economica del lavoro. All'aumento del gasolio si sommano infatti i rincari dei pedaggi autostradali e delle spese quotidiane, mentre le tariffe riconosciute per il trasporto delle merci e gli stipendi, secondo i lavoratori, non hanno seguito lo stesso andamento.
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In Puglia si registrano iniziative di protesta anche nella zona di Andria, dove gli autotrasportatori hanno organizzato un blocco lungo la tangenziale, nei pressi di una rotatoria vicina a un distributore di carburante.
La situazione regionale è resa più complessa dalla contemporanea mobilitazione degli olivicoltori e dal blocco della raffineria Eni di Taranto.
Al momento delle segnalazioni non risultavano particolari difficoltà nella distribuzione dei beni alimentari essenziali nei supermercati, ma si temono conseguenze per i servizi di consegna e per i corrieri.
In Basilicata, invece, circa cento mezzi pesanti hanno interessato la statale 106 Ionica, nella zona di Scanzano Jonico, in provincia di Matera.
I presidi coinvolgono anche i collegamenti con la Val d'Agri e la Sinnica, oltre ad alcune aree del Vulture Melfese e della viabilità regionale.
Le limitazioni riguardano principalmente camion e autoarticolati, mentre viene garantito il passaggio di automobili, autobus, scuolabus e mezzi di emergenza.
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Alle difficoltà del settore dei trasporti si aggiunge un problema sempre più evidente: la disponibilità di carburante nelle stazioni di servizio.
In alcune zone della Puglia e della Calabria diversi distributori hanno esaurito le scorte di benzina e gasolio, mentre altri sono stati presi d'assalto dagli automobilisti preoccupati per possibili interruzioni delle forniture.
Situazioni critiche vengono segnalate nel Foggiano, a Cosenza e a Catanzaro, dove numerosi impianti risultano privi di carburante.
Code sono state registrate anche ad Altamura, nel Barese, lungo la statale 96.
Il problema non riguarda soltanto gli automobilisti. La carenza di carburante potrebbe compromettere le attività delle aziende di trasporto, delle imprese edili e di numerosi altri settori produttivi che dipendono quotidianamente dai rifornimenti.
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Le organizzazioni dell'autotrasporto denunciano una situazione economica diventata difficilmente sostenibile.
Secondo Conftrasporto e Unatras, il disagio nasce anche dal mancato arrivo alle imprese delle risorse già stanziate a maggio per contrastare il caro gasolio.
Le associazioni ritengono inoltre necessari nuovi interventi economici, considerando che l'aumento del prezzo del diesel avrebbe superato i 50 centesimi al litro dall'inizio della guerra richiamata dalle organizzazioni di categoria.
Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha sottolineato il carattere spontaneo di molte manifestazioni, organizzate al di fuori delle tradizionali sigle associative. Una circostanza che, secondo il rappresentante del settore, dimostra la profondità del malessere tra gli imprenditori.
Le organizzazioni chiedono quindi al governo Meloni di anticipare il confronto istituzionale, avvertendo che, in assenza di risposte concrete, potrebbe essere valutato un fermo nazionale dell'autotrasporto.
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La situazione preoccupa anche Federdistribuzione, che ha richiamato l'attenzione sui possibili effetti delle proteste sulla continuità delle attività commerciali.
Un'interruzione prolungata del trasporto delle merci potrebbe incidere sui tempi di consegna, sull'organizzazione delle imprese e sulla disponibilità di alcuni prodotti.
L'associazione ha chiesto un confronto rapido tra istituzioni e rappresentanti delle categorie coinvolte, sottolineando la necessità di tutelare sia il diritto alla manifestazione sia la regolare circolazione delle merci.
Anche Confindustria Puglia ha espresso preoccupazione per le conseguenze della carenza di carburante sulle attività produttive regionali.
Sul fronte politico, il Partito Democratico calabrese ha sollecitato un intervento urgente del governo, mentre Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha collegato la crisi dei prezzi energetici alla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
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