Cultura e democrazia, da Napoli parte la sfida internazionale di Cultura Italiae: formazione, sviluppo e un Forum mondiale nel 2027

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Redazione

Si chiude a Napoli SEMI26, l'appuntamento promosso da Cultura Italiae per celebrare dieci anni di attività. Circa 400 partecipanti, ospiti internazionali e tre giornate di confronto sul ruolo della cultura nella società

Cultura e democrazia, da Napoli parte la sfida internazionale di Cultura Italiae: formazione, sviluppo e un Forum mondiale nel 2027

La cultura come motore di sviluppo economico, strumento di partecipazione democratica e opportunità di crescita per le nuove generazioni. È questo il messaggio emerso da Napoli, dove dal 23 al 25 ottobre si è svolto SEMI26, l'evento promosso da Cultura Italiae che ha segnato anche il decimo anniversario dell'associazione presieduta da Angelo Argento.

Tre giornate di incontri, riflessioni e proposte che hanno coinvolto circa 400 partecipanti, insieme a rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, dello spettacolo, dello sport e della cultura. Un confronto articolato attorno al tema "Cultura è democrazia", scelto per sottolineare il legame tra conoscenza, libertà di pensiero e partecipazione alla vita collettiva.

L'appuntamento napoletano non si è limitato a celebrare il percorso compiuto dall'associazione dal 2016 a oggi. Al centro dei lavori sono state presentate due iniziative di respiro internazionale, destinate a tradurre il dibattito culturale in programmi di formazione, cooperazione e sviluppo economico.

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Tra gli annunci più significativi di SEMI26 figura il progetto di una rete internazionale di centri di formazione, da realizzare attraverso una collaborazione tra Cultura Italiae e il Sovrano Militare Ordine di Malta. L'iniziativa interesserà Cambogia, Libia, Giordania e Colombia, con l'obiettivo di offrire ai giovani e ai professionisti locali competenze utili a valorizzare le risorse culturali e turistiche dei rispettivi territori.

Non soltanto tutela del patrimonio, dunque, ma anche creazione di nuove prospettive occupazionali, sostegno all'imprenditorialità e promozione dell'autonomia economica delle comunità.

L'impegno è stato assunto a Napoli alla presenza di Matti Hakamäki, presidente mondiale delle ONG UNESCO, e punta a integrare l'esperienza maturata da Cultura Italiae nella valorizzazione culturale con la presenza internazionale e l'attività umanitaria dell'Ordine di Malta. I percorsi formativi saranno sviluppati coinvolgendo istituzioni e comunità locali, in modo da rispondere alle esigenze specifiche dei territori interessati. Alla base del progetto c'è una convinzione precisa: il patrimonio culturale può rappresentare una risorsa economica concreta quando viene accompagnato da formazione, competenze e strumenti adeguati.

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Il secondo grande progetto annunciato a Napoli riguarda la promozione, nel 2027, di un Forum mondiale dell'economia della cultura e del patrimonio culturale.

L'iniziativa, che Cultura Italiae intende promuovere insieme a UNESCO, FAI – Fondo per l'Ambiente Italiano, Civita, Fondazione Symbola e Federculture, punta a creare uno spazio internazionale di confronto tra istituzioni, università, imprese, investitori e organizzazioni impegnate nel settore culturale.

L'obiettivo sarà approfondire il contributo della cultura alla crescita economica, all'occupazione e alla coesione sociale, individuando modelli capaci di trasformare il patrimonio storico e artistico in una risorsa strategica per lo sviluppo.

Tra i temi previsti figurano gli investimenti pubblici e privati, la gestione dei beni culturali, il turismo sostenibile, la cooperazione internazionale e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.

Un'attenzione particolare sarà riservata all'intelligenza artificiale, destinata a incidere profondamente sulle modalità di conservazione, valorizzazione e accesso alla conoscenza.

La prospettiva delineata da Cultura Italiae è quella di considerare il patrimonio culturale non come un settore isolato, ma come una vera infrastruttura strategica, capace di generare benefici economici e sociali.

In questo scenario, l'Italia potrebbe assumere un ruolo centrale nel dibattito internazionale, mettendo a disposizione la propria esperienza e la straordinaria ricchezza del suo patrimonio.

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La scelta di Napoli come sede di SEMI26 ha assunto anche un valore simbolico. Gli appuntamenti si sono distribuiti in quattro luoghi rappresentativi dell'identità cittadina: la Fondazione FOQUS nei Quartieri Spagnoli, il complesso di San Giovanni a Carbonara, la Santissima Trinità delle Monache e il Rione Sanità.

Spazi differenti, accomunati dalla capacità di raccontare il rapporto tra patrimonio, comunità e trasformazione urbana. In particolare, l'esperienza della Fondazione FOQUS ha offerto un esempio di come la rigenerazione educativa e sociale possa contribuire a restituire opportunità e nuove funzioni a luoghi profondamente legati alla storia della città.

Napoli è diventata così non soltanto la cornice dell'evento, ma un caso concreto attraverso il quale osservare le potenzialità della cultura nella costruzione di nuove prospettive di sviluppo.

Il programma ha visto la partecipazione di personalità provenienti da ambiti diversi, tra cui l'archeologo Zahi Hawass, Giovanni Malagò, Maurizio Marinella e Renzo Arbore.

Dalla memoria storica alla creatività contemporanea, dalla diplomazia allo sport, gli incontri hanno favorito il dialogo tra settori che raramente condividono gli stessi spazi di discussione.

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Uno dei temi centrali della manifestazione ha riguardato il rapporto tra cultura e qualità della democrazia. Nel suo intervento di apertura, Angelo Argento ha richiamato l'attenzione sul significato di parole come cultura, democrazia, attenzione, profondità e comunità, sottolineando il rischio che il loro uso continuo finisca per indebolirne il valore.

La riflessione ha coinvolto anche il ruolo delle piattaforme digitali e dei social network, strumenti capaci di moltiplicare le possibilità di comunicazione senza garantire necessariamente un confronto più approfondito.

La libertà di espressione, in questa prospettiva, deve essere accompagnata dalla capacità di analizzare le informazioni, confrontare opinioni differenti e sviluppare un pensiero autonomo.

Un principio che Cultura Italiae cerca di applicare attraverso una rete di 120 chat tematiche, nelle quali migliaia di persone partecipano a discussioni e avanzano proposte.

L'intento è privilegiare la qualità delle relazioni e la pluralità delle idee rispetto alla semplice ricerca di visibilità e consenso.

Anche l'intelligenza artificiale è entrata nel dibattito come una delle grandi questioni del prossimo futuro. La sfida sarà sfruttarne le potenzialità per ampliare l'accesso alla conoscenza, preservando al tempo stesso l'autonomia del giudizio e la capacità critica delle persone.

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Con SEMI26, Cultura Italiae ha tracciato anche un bilancio del proprio primo decennio di attività. Dal 2016 l'associazione ha promosso iniziative legate alle città capitali della cultura, favorito il confronto tra generazioni e sviluppato relazioni con interlocutori nazionali e internazionali.

Il percorso proseguirà attraverso il rafforzamento della rete dei Presìdi Culturali Italiani e la costruzione di collaborazioni tra settore pubblico e privato. Particolare attenzione sarà dedicata ai territori e alle nuove generazioni, chiamate a svolgere un ruolo attivo nella definizione delle politiche culturali. Proprio durante gli incontri napoletani, gli studenti hanno avuto la possibilità di rivolgere domande agli ospiti, diventando protagonisti del confronto anziché semplici spettatori. Una scelta che riflette la volontà di trasformare la partecipazione giovanile in una componente stabile delle iniziative future.

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